Immaginate di aver trascorso ogni singola estate da ventitré anni su un piccolo paese di montagna. Un posto tranquillo, stile Call me by your name, dove di giorno sentite scorrere l’acqua del fiume mentre la sera ascoltate il cantare delle cicale. Immaginate di stare su una sedia di plastica bianca durante una delle tanti notti stellate, magari con una felpa per quando fa più freschetto. Fate due chiacchiere o una partita a briscola con gli amici di sempre. Al mattino vi svegliate con il cinguettio dei passeri e salite fino ai prati della montagna. Correte scalzi, evitando i fiori spinosi o raccogliete i funghi “prataioli” insieme a vostro padre. Ci sono un sacco di mucche al pascolo e se siete fortunati a volte vedete correre anche i cavalli protetti dalla cooperativa agricola. Immaginate di buttarvi nell’erba, con il vento a fior di pelle e le nuvole che passano veloce. È tutto così tranquillo, come dovrebbe essere. Una natura incontaminata, dove l’uomo è riuscito a viverci in simbiosi, rispettandola. 

Ora, immaginate di dirigervi verso quel monte ancora una volta. Avete le stesse aspettative di sempre, non vedete l’ora di assaporare quell’aria e farvi abbracciare dalle montagne. Ma una volta arrivati non trovate più niente, solo cemento. Basi di cemento grandi quanto 2 piscine olimpioniche. Moltiplicate queste basi per otto volte, tante quante il numero di pale eoliche installate. Otto enormi piloni da 200 metri, alti come la torre Unicredit a Milano, il grattacielo più alto d’Italia. La struttura, di altezza compresa tra gli 80 e i 115 metri, innalza verso il cielo la navicella, dove all’estremità è presente un rotore con diametro tra i 90 e i 150 metri – composto da un mozzo su cui sono fissate le pale eoliche. Non sentite più i grilli, le cicale, le mucche al pascolo. Sentite solo motori girare. Solo rumore assordante. Ciò che è rimasto è un silenzio irreale. Continuate a camminare verso la cima, per trovare un posto per stendere il vostro telo, dove si vedeva un panorama mozzafiato. “Vedeva”, visto che ora siete circondati da frullatori per uccelli di ogni tipo. Come se le ultime sei coppie di aquila reale rimaste nei pressi del monte Miesola non fossero già abbastanza minacciate dal riscaldamento globale e da tutto quello che ne comporta. Dove prima strisciava o saltava il loro cibo e voi vi sdraiavate a leggere un libro o a fare un picnic, ora ci sono i pilastri della sostenibilità, che ci salveranno dalle continue tonnellate di C02 emesse dalla Cina o dal record di 165 voli usati dal governo Meloni per “affari di stato”

Dietro questa devastazione si nascondono i cosiddetti aereomotori, i quali fanno parte dell’Impianto eolico on shore per la produzione di energia elettrica denominato “Monte Miesola”, ubicato nei comuni di Sassoferrato (AN) e Fabriano (AN). Un progetto presentato come “rinnovabile” ed “ecocompatibile”. 

Ma quale compatibilità con l’ambiente può esserci in quell’orrore di cemento e alluminio? 

Le pale eoliche, in sé, non sono il male. Il problema è come vengono presentate e realizzate. La costruzione dei trita-uccelli ha un impatto devastante sull’ecosistema locale. Un prezzo altissimo per un’energia che di sostenibile ha ben poco.

Innanzitutto, la costruzione del parco eolico sul terreno montuoso del Miesola comporta la deforestazione. L’installazione di infrastrutture come strade di accesso e linee elettriche causa l’erosione del suolo e la contaminazione delle risorse idriche. Inoltre, il processo di fabbricazione delle turbine eoliche e la loro fine vita sollevano preoccupazioni riguardo all’uso delle risorse naturali e alla gestione dei rifiuti. Per non parlare dell’impatto significativo sulla biodiversità locale. La presenza di grandi strutture eoliche disturba gli habitat naturali di specie animali e vegetali, mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Inoltre, il rumore prodotto dalle pale eoliche influenza il comportamento e il benessere degli animali selvatici, alterando i loro modelli di riproduzione e migrazione. Per giunta, il suono generato dalle pale eoliche in movimento compromette la qualità della vita delle comunità circostanti, disturbando il sonno e causando stress e irritazione. La presenza dei giganti grigi altera il paesaggio naturale, ponendosi come minaccia al valore estetico delle aree rurali e montane, influenzando il turismo e le attività ricreative.

C’è una cosa però che fa paura a questi mostri: l’incostante natura del vento.

Se il vento è troppo debole, le pale non producono energia; se è troppo forte, rischiano di rompersi. Inoltre, se il vento è troppo variabile, le turbine non riescono ad adattarsi e la produzione di energia ne risente. In sintesi, le centrali eoliche funzionano solo con un vento non troppo debole, non troppo forte e non troppo variabile. Una condizione difficile da trovare in natura, specialmente sul monte Miesola non particolarmente caratterizzato dal vento, rendendo l’energia eolica inaffidabile e poco efficiente.

Energia rinnovabile

Un sacrificio inutile, più una scommessa che una certezza. 

Negli ultimi anni, la corsa verso fonti energetiche rinnovabili ha portato a una crescente popolarità dei parchi eolici come soluzione apparentemente sostenibile per soddisfare le esigenze energetiche globali. Perciò, da qualche parte si dovrà pur cominciare ad avviare la transizione energetica, giusto? Ma analizziamo lo scopo della transizione energetica: passare da fonti di energia non rinnovabili (petrolio, carbone) a fonti di energia alternativa come il sole, il vento, l’acqua e il nucleare. Ciò è fatto per ridurre l’impatto ambientale, mitigare i cambiamenti climatici e garantire la sostenibilità a lungo termine del nostro approvvigionamento energetico. 

In economia ecologica, l’ambiente è il sistema principale mentre la società ne è considerata un sottosistema. Le loro interazioni sono complesse e interdipendenti. Perciò, la sostenibilità non può prescindere dall’essere umano e dal suo benessere. Soprattutto, comprende la preservazione dei diritti delle generazioni future, i nostri figli e nipoti che si troveranno a giocare a nascondino tra pali di cemento. Dietro l’immagine di sostenibilità si cela spesso una realtà più complessa e controversa. Un esempio di questa complessità può essere questo parco eolico composto da otto turbine giganti, ognuna alta 200 metri, posizionate su un monte alto 800 metri. A prima vista sembra un progresso verso un futuro più verde e sostenibile, ma esaminandolo più da vicino, emergono problematiche significative. Un progetto finanziato con lo scopo di tutelare l’ambiente, che per essere realizzato deve prima distruggerlo. È essenziale che i decision maker e le comunità locali considerino attentamente gli impatti ambientali, sociali ed economici di tali progetti prima di adottarli, nel pieno interesse di tutti gli stakeholders. 

In conclusione, mentre l’energia eolica può contribuire alla transizione verso un futuro energetico più sostenibile, non possiamo ignorare le sfide e le controversie associate alla loro implementazione. È imperativo adottare un approccio equilibrato che tenga conto delle esigenze energetiche, della protezione dell’ambiente e del benessere delle comunità locali per garantire un vero progresso verso un mondo più giusto e sostenibile. La storia del mio paesino di montagna, della mia casa, è solo un esempio, ma rappresenta un problema ben più ampio. Il greenwashing, lo sfruttamento dell’immagine “verde” per nascondere impatti ambientali devastanti, è una piaga che colpisce tutto il mondo. È tempo di difendere il nostro territorio. Un futuro davvero sostenibile non può essere costruito su menzogne e cemento.
Firma la petizione: https://chng.it/yxT6RbtB7L

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