Dopo la Seconda Guerra Mondiale il fotogiornalismo è sempre più praticato e a New York viene fondata quella che ancora oggi è la più prestigiosa agenzia fotografica al mondo: la Magnum Photos.

A partire dagli anni ’30, con l’affermarsi di Robert Capa, e parallelamente all’esplosione dei grandi conflitti della metà del Novecento, la fotografia di guerra assume un ruolo di rilievo nel panorama fotografico internazionale.
Durante la guerra civile spagnola, Capa conosce David Seymour, fotografo polacco divenuto, come l’ungherese, famoso proprio grazie al reportage effettuato durante questo conflitto. Seymour è anche molto amico di uno dei nomi che cambieranno la fotografia del ‘900: Henri Cartier – Bresson, ed è proprio lui a presentarlo a Robert Capa.
Questi 3 fotografi, insieme a George Rodger, Maria Eisner, William Vandivert e Rita Vandivert, il 22 Maggio 1947, decidono di fondare un’agenzia fotografica che prenderà il nome di Magnum Photos.

All’inizio l’agenzia parte con due sedi, New York e Parigi, dopo di queste si aggiungeranno Londra e Tokio, per organizzare meglio i reportage dei fotografi. Seymour si occuperà dell’Europa, Rodger dell’Africa, Capa dall’America partirà per varie parti del mondo e Cartier-Bresson si concentrerà sull’Asia. Proprio grazie ai reportage per la Magnum, Bresson realizzerà numerosi lavori che gli consegneranno la fama a livello mondiale. Diventerà uno dei fotografi più influenti del ‘900, teorico dell’istante decisivo in fotografia, si guadagnerà il soprannome di “occhio del secolo”, la sua fotografia prevede di “allineare testa, occhi e cuore” e di scattare più fotografie possibili, fino a far emergere dai negativi lo scatto capace di unire tutti quegli elementi che riescono a sintetizzare perfettamente un momento. É opinione comune che Bresson sia il fotografo che ha elevato il fotogiornalismo al livello di arte, il suo libro “Il momento decisivo” è considerato la Bibbia del fotoreportage.

Il fotografo francese è probabilmente il suo componente più prestigioso, ma la Magnum in pochi anni si allargherà aggiungendo fotografi come René Burri, Elliott Erwitt, negli anni ’70 Josef Koudelka e nei ’90 Martin Parr. La caratteristica che le permette di attrarre simili nomi è il rilievo dato all’individualità di ogni fotografo, la forza del gruppo nasce proprio dalla diversa creatività e dalle imprese individuali di ognuno. Non ci si pone il problema di non trovare spazio, con i reportage realizzati, sulle riviste dell’epoca, ma, anzi, si propone una nuova dimensione che valorizza maggiormente la creatività dell’autore, il libro fotografico e la mostra.

Questa politica di completa tutela del fotografo porterà alla realizzazione di esperimenti, alla costruzione di un nuovo modo di comunicare attraverso la fotografia, senza nessun tipo di limite imposto dall’alto. Il lavoro del fotografo è al centro e le scelte editoriali si adattano a quest’ultimo.

 

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