«Ho letto da qualche parte una frase che mi piace molto: la tradizione non significa venerare le ceneri ma preservare il fuoco. Per me le radici sono questo»
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Chi sei? Che lavoro fai? Quanto coincidono in te il tuo essere e il tuo lavoro?
Sono Diletta Bellotti e mi occupo della lotta alle agromafie, al momento sono ricercatrice presso la Fondazione Osservatorio Agromafie. Devo dire che inizialmente è stato abbastanza curioso rimettermi a studiare, a fare ricerca, ad imparare. Ne ho bisogno, ogni lotta politica ne ha bisogno.
In che modo la tua esperienza nella baraccopoli pugliese è stata un punto di svolta?
Solo nella misura in cui è riuscita ad imprimersi nel mio cervello, a loro è stato poco utile, per quanto ammetto di essere di buona compagnia ogni tanto.
L’arte ha a che fare col tuo lavoro e, in generale, con la politica? In che modo?
Non so niente dell’arte, ho smesso di occuparmene tempo fa, la cosiddetta arte politica per me non è abbastanza politica, preferisco le molotov.
Che valore hanno per te le radici?
Ho letto da qualche parte una frase che mi piace molto: la tradizione non significa venerare le ceneri ma preservare il fuoco. Per me le radici sono questo.
Stasi è sempre sinonimo di stabilità? Movimento è sempre sinonimo di incertezza?
Certe volte la stasi è necessaria, come quando si fa un sit-in, si occupa una piazza. Di questi tempi sfrenati, ammiro molto più lo stare fermi che il muoversi. Il muoversi spesso inquina.
Che succede se agiamo?
Moriamo più contenti, forse prima, ma più contenti.
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