BBMDS è un giovane ed eclettico studio di architettura italiano che nasce con la volontà di fare interior ed exhibit design. Un approccio sincero al progetto, basato su idee chiave e su una forte volontà di comunicazione, un atteggiamento camaleontico che ha permesso la collaborazione con diversi ed importanti partner: sono questi alcuni dei presupposti che hanno portato i BBMDS a vivere e proporre a loro volta una nuova dimensione progettuale, una dimensione che oggi si trovano a diffondere dall’Italia fino alla Grande Mela.

Chi sono le anime che hanno dato vita a BBMDS e qual è la filosofia che le ha unite?
BBMDS
è un design studio costituito nel 2010 da Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi.
L’obiettivo condiviso fin da subito è stato quello di fondare ogni progetto su un’idea, non su uno stile. Scelta che ci consente di lavorare per brand e clienti molto diversi tra loro e su tematiche altrettanto differenti, secondo un approccio che potremmo definire
responsive, il cui presupposto è la ricerca, l’analisi e la sperimentazione.

Il vostro Studio non crea solo spazi ma anche prodotti. Qual è la vostra concezione di architettura unita al design, quale rapporto deve intercorrere tra queste due esperienze?
BBMDS nasce come studio di interior ed exhibit design, ambiti direttamente connessi al nostro backgroud formativo e professionale.
L’interesse verso il prodotto s’innesca poco dopo partendo però sempre da considerazioni spaziali: i nostri primi prodotti in assoluto, la serie di parascintille
Roma DCCCXVII a.U.c. e Londra 1666, sono stati concepiti immaginando il loro effetto nello spazio, ossia dall’ombra che il fuoco avrebbe generato. Anche A la Carte, elemento modulare prodotto da Seletti, è la risposta pop all’esigenza di avere oggi la possibilità di poter costruire elementi di arredo flessibili e componibili: per questo motivo da singolo tavolino può evolvere in strutture più articolate. O infine Wallbox, contenitore da parete disegnato per gestire al meglio la quantità di materiali nel nostro studio (e che inaspettatamente ha ricevuto la Nominee per il German Design Award) è il tentativo di andare oltre la semplice mensola trasformandola in contenitore nomade, in grado di modificare appunto lo spazio in funzione delle esigenze.
Altri prodotti invece nascono con l’intento di
indagare materiali e processi produttivi tradizionali o innovativi, e prendono forma, il più delle volte, proprio all’interno dei laboratori artigianali, con il diretto contributo dei tecnici.

Interior ed allestimenti coronano il vostro percorso creativo: cosa significa interpretare uno spazio e soprattutto proporlo? Attraverso quali riflessioni elaborate le vostre proposte progettuali vòlte ad accogliere esperienze commerciali piuttosto che culturali, quanto conta la logica, l’estetica e quanto l’uomo?
Ogni volta che progettiamo uno spazio, che sia uno stand, una mostra, un evento o un punto vendita, ci chiediamo subito cosa questo debba comunicare: lo spazio per noi è un media, il vettore di un racconto, e per questo motivo da un lato deve essere strutturato in modo che la storia al suo interno sia coerente e comprensibile, dall’altro ne deve facilitare la lettura da parte del visitatore. Ogni progetto è quindi la sommatoria di diverse dimensioni: quella estetica, imprescindibile al fine di rendere l’esperienza dello spazio piacevole e memorabile; quella spaziale, basata su rapporti prossemici tra oggetti e persone, tra pieni e vuoti; e infine quella tecnologica, che consente di superare la materialità dello spazio fisico aggiungendo una quarta dimensione “sensoriale”.
L’ultimo progetto
Technogym in occasione del Salone del Mobile 2015, ne è un esempio perfetto: imponenti superfici led dominano lo stand all’interno del quale si perde la dimensione fisica dello spazio e i prodotti entrano in scena, instaurando un dialogo sottile, virtuale, quasi onirico, con l’orizzonte dinamico alle loro spalle, suggerendo di fatto al visitatore una prospettiva inedita sul mondo wellness di domani.
Da questo punto di vista i progetti spaziali sono occasioni fantastiche in cui mixare analogico e digitale, materiale e virtuale.

Parlateci del vostro progetto Biodiversity Park per l’Expo, cosa ha significato per voi lavorare in questo contesto e su questo tema?
Partiamo dalla fine: purtroppo il nostro progetto è tra i capitoli di Expo non scritti, o meglio, è stato tradotto.
In altre parole il
Biodiversity Park c’è, ma è abissalmente diverso dal progetto consegnato. Ma sorvoliamo su questa vicenda. In assoluto per noi si è trattato del progetto più grande affrontato fino ad ora: siamo stati chiamati per sviluppare soprattutto la parte di exhibit/interior lavorando all’interno di un team allargato di professionisti (architetti, grafici, ingegneri ed esperti di agraria) e confrontandoci con argomenti e tematiche diverse, nuove e per alcuni aspetti sconosciute.
Di sicuro uno degli aspetti più belli del nostro lavoro è proprio quello di imbattersi ogni volta in temi, materie diverse. E’ una scuola continua e anche Expo, nel bene e nel male, ci ha insegnato tanto.

Ritenete che la scelta di lavorare in modo eterogeneo su più fronti possa essere una risposta attiva e propositiva adeguata per il periodo storico che stiamo vivendo? Quanto specializzarsi e quanto invece saper affrontare più temi ed essere aperti al confronto su larga scala? Quali sono, in definitiva, le difficoltà che avete riscontrato maggiormente nel vostro lavoro?
BBMDS vuole essere uno studio di design che progetta spazi e prodotti. Non organizziamo eventi, non siamo un’agenzia di comunicazione, non siamo allestitori. Riteniamo fondamentale avere un’identità chiara ed evidente soprattutto nei confronti dei clienti attuali o potenziali. Rispetto alla specializzazione, secondo noi è necessario per una realtà come la nostra avere una qualità “certificata” in un ambito preciso: questa però non deve essere un freno nell’esplorazione di altri territori. Inoltre l’interior e l’exhibit richiedono capacità di progetto su scale differenti: dallo spazio alla comunicazione, dalla grafica all’arredo, dalla luce alla multimedialità. E forse è anche questo che ci rende abbastanza duttili nell’affrontare ambiti differenti. Nonostante la concorrenza numericamente elevata ed agguerrita, nonostante margini di guadagno il più delle volte bassi e tempistiche spesso proibitive, continuiamo a considerare determinante la qualità e a ritenere ogni progetto come la migliore occasione del momento per costruire un rapporto professionale a lungo termine, basato su fiducia, stima, ed umanità.

The WalkMan ha come obiettivo quello di scovare e mettere in luce giovani talenti ed artisti che credono nelle proprie idee. Cosa consigliate a chi, come voi, ha deciso di investire la propria vita nella creatività?
Visione, coraggio e determinazione. Queste parole sono di un Maestro, Massimo Vignelli, e abbiamo cercato di farle nostre. Ci piace condividerle anche perché siamo certi del loro valore.

 

 

[divider]ENGLISH VERSION[/divider]

BBMDS is a young and eclectic Italian architecture studio that was born with the will to do interior and exhibit design. A sincere approach to the project that is based on key ideas and a strong will of communication, a chameleonic attitude that permitted the collaboration with different and important partners: these are some of the prerequisites that brought BBMDS to life, offering a new planning dimension that today is spreading from Italy to the Big Apple.

Who are those who gave life to BBMDS and what is the philosophy that united them? BBMDS is a studio design that was born in 2010 thanks to Alessio Baschera, Fabio Brigolin and Matteo Mocchi. The shared objective since the beginning was that of founding every project on an idea, not on a style. This choice permits us to work with very different brands and clients and different themes as well according to an approach that we could define responsive, whose prerequisite is research, analysis and experimentation.

Your studio creates not just spaces but also products. What is your conception of architecture and design mixed together, what has to be the relation between these two experiences?

BBMDS was born as an interior and exhibit design studio, these are two fields that are closely connected to our educating and professional background.                   The interest towards the product begins soon after but always starting from spatial considerations: our very first products, the series of spark arresters Rome DCCCXVII a.U.c. and London 1666, were conceived thinking about their effect in the space, from the shadow that fire would have generated. Even A la Carte, modular element produced by Seletti, is the pop answer to the need of having the possibily to build flexible and sectional furniture: for this reason a single table can become a more articulated element. Or Wallbox, a wall holder designed to handle the quantity of materials of our study (and that it unexpectedly received the nominee for German Design Award), it’s the attempt to go beyond the simple shelf transforming it in a nomad package, able to modify the space depending on the needs.                                 Other products are born with the intent to research materials and traditional or innovative productive processes and most of the times they take form just inside the handmade laboratories with the direct contribution of technicians.

Interior and fittings crown your creative path: what does to interpret a space mean, and especially introduce it? Through which reflections do you elaborate your projects offers to receive commercial experiences rather than cultural, how much is logic, aesthetic and man is involved?

Every time we plan a space, a stand, an exhibition, an event or selling point, we always ask to ourselves what it should communicate: for us, space is a media, the vector of a story, and for this reason it has to be structured in a way that the story on the inside is coherent and comprehensible, and on the other way it has to simplify the understanding of the visitors of the has to be easy.                                                             Every project is the amount of different dimensions: the aesthetic one that is unavoidable to make the space experience enjoyable and memorable; the spatial one, based on proxemics relations between objects and people and eventually to technological one that permits to go beyond the materiality of the physical space adding a “sensorial” fourth dimension.                                                                                     The last project “Technogym”, in occasion of the Salone del Mobile 2015 is the perfect example: stately led surfaces dominate the stand inside which you loose the physical dimension of space and products come into scene establishing a virtual almost dreamlike dialogue with a dynamic horizon behind the shoulders, suggesting to the visitor an innovative prospective about the tomorrow wellness’ world. From this point of view spatial projects are amazing opportunities to mix analogic and digital, physical and virtual.

 Talk to us about your Biodiversity Park project for Expo, what did it mean to you working in this context and on this theme? Let’s start from the end: unfortunately our project is among the unwritten chapters of Expo, or better, it wasn’t translated. In other words, there is the Biodiversity Park but it’s totally different from the delivered project. But let’s go on. For us, this has been the biggest project until now: we’ve been called to develop the exhibit/interior part mostly, working inside a larger team of experts and confronting different subjects and themes that were new and for some aspects unknown. One of the most beautiful aspects is to work on different themes. It’s always a teaching and even Expo, for better or for worse, taught us a lot.

Do you think that the choice of working in a heterogeneous way on more fronts could be an active and proactive answer for the historical period we’re living? How much could we be specialized and how much could we be able to handle different themes, being open to competitions on large scale? What are the difficulties you mainly have observed in your job? BBMDS wants to be a design studio that creates spaces and products. We don’t organize events, we are not a communication agency, we’re not exhibition designers. We think it’s fundamental to have a clear and evident identity, especially towards our actual or potential clients. As for the specialization, we think it’s necessary, for a reality like ours, to have a “certificated” skill in a precise field, but this doesn’t have to stop the exploration of other fields. Moreover, interior and exhibit require a project ability on different scales: from the space to communication, from graphic to decor, from light to multimedia. Maybe it’s also this that makes us ductile enough. Despite the numerically elevated rivalry, despite low profit margin and often prohibitory schedules, we keep considering quality determining, every project has to be the best occasion of the moment to build a long-lasting professional relationship, based on trust, appreciation and humanity.

The Walkman’s objective is to find and put under the spotlight young talents and artists who believe in their own ideas. What would you suggest to those who decide to invest their own life in creativity, just like you? Vision, courage and determination. These are the words of a Maestro, Massimo Vignelli, and we tried to make them ours. We like to share them because we’re sure of their value.

Traduzione a cura di Francesco Campagna