Il XX secolo ha cambiato radicalmente la concezione delle arti plastiche. Nel corso di cento anni, l’oggetto-scultura ha subìto un’evoluzione che ha modificato anche la figura dell’artista scultore. Jago, invece, rovescia l’idea che la scultura d’avanguardia – e di successo – debba slegarsi dalle tecniche tradizionali o dall’insegnamento dei grandi scultori del passato.

Jago (Jacopo Cardillo) è nato con l’obiettivo di scolpire come Michelangelo. Ha perseguito questo obiettivo audacemente, formandosi come autodidatta. Ha raggiunto il successo, consacrato da diverse mostre personali e collettive, tenutesi presso i saloni più prestigiosi dell’arte contemporanea: Biennale di Venezia, MAXXI, Galleria Doria Pamphili e, in questi giorni, il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese tra gli altri. Ha vinto, inoltre, numerosi premi prestigiosi.

Si fregia, come il Buonarroti suo idolo, persino di una committenza papale. Nasce in questa occasione la sua opera sicuramente più conosciuta: Habemus Hominem, ritratto di papa Benedetto XVI. Peraltro, la vicenda di questo busto, data al 2009, è legata a doppio filo a quella della sua effigie. Quando il pontefice ha rinunciato al suo ufficio, il nostro scultore ha letteralmente spogliato la scultura dei paramenti papali, lasciando significativamente nuda la statua, che adesso fa bella mostra di sé nella sua esclusiva natura umana. Un esempio di come l’artista interviene sul suo statico operato per non dimenticare dell’evoluzione degli eventi nel tempo.

Jago mette in scena il proprio operato come artista attraverso tutti i canali social che la contemporaneità offre alla comunicazione, e alla narrazione.

Il catalogo dell’artista è lungi dal definirsi come espressione di un’arte intellettualistica fine a sé stessa, su committenza, dedicata all’élite culturale di punta. Una volta il successo degli artisti faceva sfoggio di sé nei saloni dei palazzi e nelle navate delle chiese. Le immagini di un’opera d’arte giravano l’Europa e il mondo attraverso riproduzioni ad acquaforte. Il suo essere contemporaneo si fonda, invece, sulla riproducibilità delle sue sculture. Sull’inserimento, dunque, di queste in un contesto social che è ormai imprescindibile dalla società e dalla vita contemporanea. Questa operazione di promozione dell’artista attraverso i canali social è lungimirante, sfacciatamente intelligente se non scaltra. Apparato Circolatorio, ad esempio, può leggersi su due piani che si intersecano necessariamente, per poterne cogliere interamente il significato. L’opera consta di trenta riproduzioni in ceramica di un cuore umano, che si succedono nello spazio. Le variazioni sono millimetriche, come fotogrammi 3D di un battito. Questa scomposizione analitica del battito del cuore sembra voler combattere con la fissità dell’oggetto-scultura la fugacità dell’evento-battito. Il binomio si risolve nel video YouTube con le fotografie di ogni singolo pezzo dell’opera, che nella dimensione video ricompongono l’anatomia figurativa di un battito cardiaco. E la sintesi è servita.

Ego, 2007

Ego, 2007

Habemus Hominem, 2009-2016

Habemus Hominem, 2009-2016

Apparato Circolatorio, 2017

Apparato Circolatorio, 2017