Francesca Perani – Architetta, attivista, contemporanea. Una donna che non ha paura di portare avanti le proprie idee, una donna da stimare, una donna da emulare. Una progettista, promotrice di giustizia e parità di genere.

Libera professionista, innamorata del suo lavoro, del suo migliorare il mondo. Francesca Perani: poliedrica, innovatrice. Eccellenza al femminile nella progettazione.

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Chi è Francesca Perani? Potremmo definirti un’attivista con l’amore per l’architettura a 360°?

Credo proprio di si, la turbolente vita da libera professionista, non è un segreto, ti porta costantemente a metterti in gioco pur di confermare quell’unico apparente vantaggio che hai, l’indipendenza; e se i momenti più produttivi, più concitati, tengono alimentata la mia stress-creatività, quelli invece più calmi sono stati l’occasione per far nascere progetti di attivismo da un respiro più ampio, più profondo.

Grafica, Illustrazione, fotografia e insegnamento da sempre accompagnano il mio vivere l’architettura. Gli ultimi due anni di attività in particolare mi hanno vista seguire lavori tra loro molto diversi, ma certamente il 2017 ha segnato la partenza quasi parallela di due progetti che mi hanno fortemente appassionata; Cutoutmix  un progetto di inclusività-illustrata rivolto al mondo della rappresentazione nell’architettura e RebelArchitette pop attivismo a favore della parità nella professione.

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Poliedrica, innovatrice ed ARCHITETTA. Se dovessi definirti attraverso un’architettura quale sarebbe? Ed un oggetto di design? Perché?

Architettura, credo una delle ultime sperimentazioni fatte nel mio studio/casa, la rivisitazione di un garage in camera da letto. Il desiderio di lavorare con forme e materiali suggestivi anche in uno spazio piccolissimo di 14 mq. Un letto, uno scrittoio ed un armadio in fibra di legno grigia, dialogano tra loro attraverso spigolatura accentuate e bucature incontrollate, il tutto si completa all’esterno con una struggente parete parete “grotta” realizzata in schiuma poliuretanica. Divertente no?

Design, ho molto amato un progetto dal nome Starving? Affamato? sviluppato per un’esposizione collettiva A stomaco Vuoto presso la Fondazione Il Lazzaretto a Milano, progetti che indagavano il tema del digiuno. In quell’occasione ho allestito una tavola imbandita di una pietanza scultorea termoformata: il Broccolo Romanesco, perfetta espressione della sequenza di Fibonacci.

La trasparenza degli oggetti in acrilico ha definito l’assenza del pasto mentre una luce pulsante la metteva direttamente in dialogo, attraverso l’app dedicata, con il visitatore che poteva così provare visivamente il senso di frustrazione determinato dalla privazione del cibo.

Un mix di interattività e lavorazione industriale-artigianale.

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Rebel Architette è futuro, parità di genere. Un atto di contemporaneità e giustizia. Come e quando nasce?

Nasce a maggio 2017 subito dopo l’approvazione ufficiale del timbro declinato al femminile da parte dell’Ordine degli Architetti di Bergamo.
Una notizia ampiamente diffusa dai media che ha da subito creato un intenso dibattito.

Proprio questa discussione e la percezione della grande difficoltà in cui si trovano le professioniste oggi, ci ha portato ad unirci in team (18 rebels, tra cui studentesse professioniste designers) con la volontà di  diffondere sia il termine ArchitettA sia modelli di ruolo di eccellenza al femminile nella progettazione.

Il nostro gruppo RebelArchitette si è così strutturato da subito come una vera e propria redazione curando la pubblicazione Architette=Womenarchitects HereWe Are! (che racchiude 365 profili internazionali di eccellenza) e strutturando il più possibile relazioni con altre realtà straordinarie di tutto il mondo, come ad esempio la sudamericana Un día / una arquitecta, l’australiana Parlour, la portoghese mulheres na arquitectura, l’americana ArchiteXX.

Il mio interesse nei confronti dell’invisibilità delle donne nelle professioni si era già manifestato quando nel 2011 ho avuto l’opportunità di lavorare come Vicepresidente nel consiglio dell’Ordine degli architetti/e di Bergamo; mi ero chiesta perché non venissero mai citate le progettiste, perché non le vedessimo raccontate sulle riviste, perché non venissero mai invitate alle conferenze.

In quell’occasione avevo coordinato e co-fondato un altro gruppo dal nome ArchiDonne 

con una partecipazione davvero incredibile, un team che per molti anni si è preoccupato di favorire la professione sia con proposte ad alto valore sociale che con progetti finalizzati alla visibilità delle architette sul territorio.

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La storia dell’architettura, quella da manuale, è prettamente maschile. Le donne, spesso le vere ideatrici, sono state collocate in secondo piano. C’è bisogno di una nuova mobilitazione culturale. L’università come si colloca all’interno di questo «cambiamento»?

Il cambiamento nelle università può avvenire sia attraverso l’utilizzo di libri di testo aggiornati che esplicitino il lavoro di architette, designers ed ingegnere nel corso della storia, sia attraverso una presa di coscienza da parte di tutti gli istituti e una volontà condivisa ad offrire pari opportunità a studentesse e studenti con modelli di ruolo maggiormente diversificati.

Non ultimo credo dovrebbe essere verificata una presenza paritetica di docenti donna nei corsi specifici di progettazione. Potenziali mentori cui riferirsi.

Ho trovato molto interessante il progetto il progetto internazionale MOMOWO, di cui è partner italiano il Politecnico di Torino, che si è configurato come un progetto di ricerca ma soprattutto di diffusione culturale attraverso la realizzazione diverse attività tra cui l’organizzazione di un symposium internazionale e la realizzazione di un libro che raccoglie 100 progetti e oggetti iconici che illustrano importanti tappe della creatività femminile.

Domanda di fine intervista: Progetti Futuri?

Continuare a lavorare sia nel mondo della progettazione che in quello della diffusione del progetto architettonico, architettura, insegnamento e attivismo, continuando ad approfondire la sfera internazionale.

Nei prossimi mesi lavorerò in particolare ad un nuovo intervento di recupero in Val Seriana per una coppia iraniano-bergamasca ed elaborerò nuove illustrazioni per la piattaforma cutoutmix  in collaborazione con Ilenia Perlotti, un portale di figure ritagliate gratuite open source rivolto a studenti/esse e professionisti/e, che si propongono il superamento di figure stereotipate nel genere, indirizzo sessuale, colore sulla pelle, disabilità fisica, nei rendering di architettura e design.

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Francesca Perani

via cappuccini 3

24021 Albino (Bg)