E’ difficile scrivere un rituale per godersi un  buon libro; bisogna solo sceglierlo, amarne – o odiarne – i personaggi, e leggerlo.

 

#1 La scelta del libro

Un libro si sceglie per tanti motivi. Ma che sia all’autogrill per riempire tempo, per una scelta obbligata, per nessun motivo o per spendere una carta regalo da Feltrinelli, il libro deve perlomeno ispirare. Può ispirare la trama o la copertina, non importa, in ogni caso deve “attirare” per un qualche motivo.

#2 I personaggi

Il compito di un libro – di un buon libro – è quello di prenderci, personalmente. Prenderci così tanto in ogni parte di noi da scordarci di tutto il resto. E questo compito è, soprattutto, dei personaggi. Ogni personaggio deve diventare una parte del lettore. Bisogna trovare in ognuno di loro qualcosa di proprio. Bisogna sentirli come una parte di noi, seppur minima. Il personaggio deve capirci. Deve mostrarci parti di noi che non pensavamo di poter conoscere. Il personaggio insegna. E i suoi occhi diventano i nostri, e a quel punto non c’è numero di pagine che tenga, si continua a vivere il libro, fino all’ultima delle 10 o 1000 pagine che siano.

#3 La lettura

La lettura non deve essere imposta. Non ci si può imporre di finire un libro, come di iniziarlo. I libri vanno letti, divorati, sentiti. Bisogna continuare a leggere finché il cuore va; finché il libro ci fa piangere, sorridere o semplicemente incuriosire. Va visto come un tramite, che ci permette di creare un mondo a parte – e allora si legge e basta. Si legge finché ci si sente di leggere.

Non esiste un “rituale ideale per godersi un buon libro”: esistiamo noi e il libro, in ogni posto, in ogni situazione, in ogni stato d’animo e in ogni momento.