Smart Lab: costruire, ideare, condividere. Queste le parole chiave del maker space che a Roma lavora per tramutare anche le idee più innovative in realtà.

Sabato 21 gennaio è stato inaugurato lo Smart Lab, un vero e proprio maker space nato grazie ai fratelli Salvatore e Davide Tranchina. Roma si è ritrovata nel cuore di Centocelle e ha festeggiato la nascita di questo spazio in cui conoscenza, competenze e macchinari all’avanguardia sono i protagonisti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Come ci si sente all’avvio di un nuovo progetto e che aspettative ci sono?

Certamente le paure sono molteplici. La natura innovativa del progetto, del resto, potrebbe non essere accolta dal pubblico, si teme infatti che la città non sia pronta. In realtà ci siamo ritrovati ad inaugurare -anche se non siamo ancora completamente operativi- per le continue richieste dei nostri servizi. Dall’ apertura, giorno dopo giorno, vediamo il nostro progetto concretizzarsi creando sodalizi, collaborazioni e una rete di creativi sempre più ampia. Ci auguriamo che col tempo lo Smart Lab riesca sempre più nella sua missione, e cioè diventare il posto in cui sviluppare idee e vedere nascere imprese, ma soprattutto speriamo che il nostro Smart Lab un giorno possa essere un polo attrattivo tecnologico-culturale per la città di Roma.

Ma cos’è lo Smart Lab?

Lo Smart Lab è un Fab Lab, fabrication laboratory, un luogo dove spazi, macchinari, conoscenze ed esperienze vengono condivise, affinchè si arrivi ad un risultato comune, ovvero l’innovazione, che sia questa nel campo scientifico o artistico.

Quando e come è nata l’idea di creare un maker space, in cui la parola chiave fosse coworking?

Solitamente in passato, abbiamo sempre realizzato i nostri progetti separatamente, in quanto appartenenti a 2 sfere differenti, artistica e tecnologica. Tuttavia in vista della Maker Faire Rome 2016, data la grande quantità di progetti accettati, abbiamo cominciato a collaborare, unendo le nostre conoscenze e fornendo quindi prodotti di qualità superiore. Un esempio ne è il “3m Burj Khalifa”, una riproduzione stampata in 3d (fdm) e alta 3m del grattacielo più alto del mondo su cui abbiamo realizzato un video mapping, come sull’originale.

Qual è il vero significato del lavoro basato su un team giovane e che ha voglia di innovazione?

Indubbiamente non saremmo mai arrivati a questo punto senza i nostri amici e collaboratori, che assieme a noi hanno portato avanti questo progetto fino alla realizzazione. A tal proposito vorremmo ringraziare Francesca Picardi e Martina Santoro che hanno accettato di dirigere assieme a noi questo laboratorio, inoltre vorremmo ringraziare Carlo Battisti, Giorgio Conti, Camilla Grandin, Mattia Mele, Andrea Menghini, Priscilla Paolini, Andrea Petrucci, Giordana Pierantoni, Alessio e Valerio Pompili, per il loro apporto professionale che ha aiutato Smart Lab a diventare più eterogeneo.

Che impegno ci deve essere per lanciare un’associazione culturale che ha il proprio spazio in una società multimediale come la nostra?

Certamente l’impegno è notevole e difficoltoso. Se da un lato la macchinosa burocrazia tende a rallentare il nostro movimento, dall’altro il poter essere sempre più collegati su piattaforme che uniscono milioni di persone semplifica questa impresa. Inoltre i fablab sono, per principio, interconnessi tra loro e questo permette di rendere mezzi e conoscenze disponibili nella loro totalità.

The Walkman valorizza i giovani talenti e le realtà emergenti del panorama italiano: cosa consiglieresti a chi – come voi – sta investendo sulle proprie passioni?

Indubbiamente il primo consiglio da dare è quello di non abbattersi di fronte alle avversità; nella realizzazione di ogni sogno vi sono sempre numerosi ostacoli, l’importante è superarli sempre con la stessa determinazione. Il secondo consiglio che possiamo dare è quello di lavorare in cooperazione.  Sicuramente in una società di competenze settorializzate ricercare competenze esterne al proprio campo permette di migliorare le idee. A tal proposito vi invitiamo a venire a trovarci, magari potremmo ispirarci a vicenda e avviare una collaborazione.