Tavole dalle tinte scure e dai contrasti netti. Al loro interno, un personaggio senza nome a riflettere fra sé e sé in una dimensione straniante e irreale. Questo è Coma Empirico.

Gabriele Villani nasce a Taranto nel 1990, ma dal 2016 è ormai conosciuto come Coma Empirico. A distanza di due anni, la sua pagina Facebook conta oltre 160mila iscritti, e le sue illustrazioni sono disseminate su migliaia di bacheche. Attraverso una vena languida ma a tratti persino ironica, Coma Empirico riflette su dilemmi esistenziali. Offre delle microstorie che hanno più il sapore di preludi, e sembra appellarsi allo spettatore chiedendo a lui stesso di chiudere il cerchio attraverso le sue riflessioni.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Preambolo un po’ scontato ma in qualche modo necessario: Chi sei? Qual è stato il tuo percorso?

Ciao, sono Gabriele Villani, classe 1990 e sono cresciuto a Taranto. Già da bambino avevo la passione del disegno e la musica, mi piaceva suonare, scrivere canzoni o disegnarle, ho frequentato il liceo artistico e dopo mi sono iscritto al DAMS di Roma indirizzo cinema perché ero convinto che il cinema fosse l’unione di un po’ tutte le arti. Dopo la laurea sono rimasto a Roma, ma facevo lavori che non riguardavano la mia formazione quindi sono tornato a Taranto. Nel 2016 ho aperto la pagina Facebook Coma Empirico, all’inizio non badavo troppo alla raffinatezza del disegno, le vignette erano pensieri immediati espressi da un personaggio un po’ simile a me ma che ancora non aveva preso una forma definitiva.

Sei un giovane illustratore e, tra le tante strade possibili, ha deciso di pubblicare le tue opere principalmente attraverso i social network. Non sei il solo ad aver agito in questo modo, un esempio per tutti è Mattia Labadessa. Perché questo canale di diffusione? Quali sono le implicazioni di questa scelta?

Tutto parte dal bisogno di comunicare qualcosa, quindi nascono delle riflessioni sul come e quando e forse per avere un riscontro immediato ho scelto la strada di pubblicare sui social. Diciamo che è una scelta forzata nel senso che in realtà è l’unico canale veramente accessibile che ti permette di poter essere conosciuto al di fuori delle persone che ti circondano.
Pare che il mercato sia in crisi in tutti i settori. La sensazione è che per entrare a farne parte bisogna dimostrare di avere un seguito, di essere supportato da un numero elevato di persone.

La cifra dominante delle tue vignette è un intimismo nostalgico, perlopiù malinconico ma a tratti consolatorio. Che cosa ti proponi di raccontare esattamente? E perché?

Non so proprio definire il mio lavoro, diciamo che è più chi mi legge che tende a dare delle definizioni. Io al momento non mi pongo degli schemi da rispettare, mi propongo solo di dare un punto di vista quanto più personale possibile di quello che provo nei confronti di quello che mi circonda e delle esperienze che faccio. Ne escono fuori più che altro delle emozioni che a quanto pare un po’ tutti proviamo. Se traspare un tratto nostalgico, malinconico è probabilmente perché lo sono per natura.

Nelle tue vignette c’è perlopiù un solo personaggio che riflette in solitudine, oppure che si rivolge ad interlocutori fittizi, cioè che appaiono come proiezioni del personaggio principale. Come consideri questa tua tendenza? Credi possa costituire un limite alla costruzione di una storia di più ampio respiro, oppure un potenziale per procedere non tanto per progressione lineare ma per – se così si può dire – giustapposizione destrutturante?

Costruisco i miei lavori in base a quello che voglio dire. Quindi non è una scelta dettata da un ragionamento a monte ma semplicemente funzionale. Questo non mi preclude altre strade ma, al contrario penso che mi lasci abbastanza libero nel momento in cui dovessi scegliere di intraprendere nuovi percorsi. È come avere un foglio bianco su cui piano piano un disegno può prendere vita ed evolversi, non escludo che potrebbe anche nascere una storia.
Per il momento le vignette non hanno come luogo la realtà ma una interpretazione del mondo da parte del protagonista. Il personaggio non ha storia, non ha nome, potrebbe scontrarsi con una realtà come con un’illusione.

Quali sono i tuoi progetti futuri? A quando una pubblicazione cartacea?

Al momento sto lavorando per una pubblicazione che uscirà entro l’anno, si tratterà di una raccolta delle vignette pubblicate e di nuove inedite. Per quanto riguarda i progetti futuri spero di continuare questo percorso e di avere la possibilità di andare avanti in questo campo e continuare a migliorarmi.

The WalkMan valorizza i giovani talenti e le realtà emergenti del panorama italiano: cosa consiglieresti a chi – come te – sta investendo sulle proprie passioni per farne una vera e propria professione?

Dal momento in cui si trova una strada percorribile, applicarsi in maniera costante è un obbligo se si vuole raggiungere degli obiettivi. Il problema spesso però è trovarla quella strada. Non occorre cercarla, spesso ti ritrovi a camminarci sopra solo dopo esserti perso.