Lo schiocco delle dita non è mai stato così utile e un soffio ti può cambiare la vita.

Snapback la start up innovativa, tutta italiana, ti permette di interagire con il tuo smartphone senza la necessità di toccarlo o guardarlo, migliorando l’usabilità del nostro dispositivo, sfruttando i sensori già esistenti nei nostri cellulari. Accelerata da Luiss  Enlabas questa start up si fa notare non solo in Italia ma anche all’estero, le sue partnership stanno portando a casa ottimi risultati, non sole forti strette di mano.

La sua presenza al World Mobile Congress di Barcellona, agli Investor Day, al Codemotion Roma 2014  e la recente messa a terra di una piccola parte delle sue forze a Brooklyn  fanno ben sperare  a Giuseppe Morlino CEO e co-founder per il futuro di questa realtà innovativa.

 Ma le novità che riguardano Snapback sono tante infatti il team con la sua start up sono:
  • tra i finalisti del Premio Gaetano Marzotto 2014  
  • vincitori del programma di accelerazione promosso da Trento RISE, dal Premio  Marzotto
  • vincitori della finale Italiana di Start Tel Aviv, di fatto il CEO in questi giorni partirà per l’Israele
  • da poco è stata rilasciata la versione “alpha” del SDK (software development kit) agli sviluppatori
  • a giugno è tra le 9 start up finaliste su centinaia presenti a Monaco per lo EIT ICT Labs Idea Challenge 2014, conquistando l’interesse di tutti con la sua tecnologia cross-platform
  • per chiunque abbia Android è stato da poco rilasciato un plugin nell’ APP Atooma,   “Il soffio” , funzionale, intelligente, provare per credere! Scaricabile da questo link: Snapback Plugin per Atooma.
 Tutto questo tipo di tecnologia interattiva ha un nome ed è:  touchless e sightless interaction. La Kinect e Leap Motion dovrebbero dirvi qualcosa.

I punti di forza:

  • valorizza la tecnologia già esistente, presente sugli smartphone non ci sono hardware aggiuntivi
  • la sua tecnoligia è a disposizione alla comunità degli sviluppatori, sarà quindi in constante evoluzione
  • il risparmio energetico è garantito, si interagisce con lo smartphone anche a schermo spento e tramite sensori a basso consumo

E’ utilissimo alla guida, garantendo una sicurezza stradale maggiore non avendo bisogno del tatto e della vista per rispondere ad una chiamata o per cambiare playlist; in  cucina anche se impossibilitati  dalle mani sporche non si è più tagliati fuori dal mondo; alla presentazione di lavoro potrai cambiare le tue slide passando la mano sul tuo telefonino,  e molto altro ancora.

 

Ma parliamo direttamente con Giuseppe Morlino, CEO di Snapback.

1. Cosa è in breve Snapback e cosa vuole fare. Snapback è una startup hi-tech che sviluppa interfacce touchless and sightless, ovvero una libreria software che permette di utilizzare smartphone, tablet e altri smartdevice senza la necessità di guardarli e toccarli. Il nostro obiettivo è diventare la realtà di riferimento del settore. Vogliamo rendere l’interazione con la tecnologia sempre più naturale ed ergonomica.

2. Cosa vi ha spinto a puntare su questo tipo di realtà, touchless e sightless interaction? Snapback nasce con l’intento di risolvere i problemi legati alle attuali interfacce che costringono l’utente a guardare e toccare gli smartphone in continuazione. Questa modalità di interazione non si coniuga più bene con la crescente esigenza comunicativa della società contemporanea, spesso causa di gravi problemi. Basti pensare che un quarto degli incidenti stradali sono legati all’utilizzo di smartphone e tablet alla guida. Le interfacce, come le conosciamo oggi, rappresentano un forte limite anche per le persone ipovedenti o con disabilità motorie. La possibilità di interagire con i dispositivi attraverso gesti, comandi vocali e sonori, permette di risolvere questi problemi e apre nuove opportunità, ad esempio nel gaming, permettendo user experience più coinvolgenti e divertenti.

3. Come avete iniziato questo vostro progetto e chi vi ha aiutato a realizzarlo? Il progetto originario nasce dalla volontà di far fronte al fenomeno molto diffuso e sentito nella categoria degli autotrasportatori, conosciuto come “isolamento in cabina”.  Pochi sanno che proprio gli autotrasportatori, in tempi non sospetti, hanno dato vita al primo social network mobile, usando il ricetrasmettitore CB, conosciuto in gergo come baracchino. Questo mezzo di comunicazione è entrato in crisi con l’avvento dei telefoni cellulari e, ironia della sorte, la comunità in movimento più coesa è diventata la più isolata. Per risolvere questo problema abbiamo pensato ad una soluzione a scarsa interazione tattile e visiva, che permettesse di utilizzare gli smartphone per rimanere in contatto con i colleghi senza distogliere l’attenzione dalla guida. Partendo da questo scenario, ci siamo resi conto che il problema era più generale e abbiamo deciso di estendere la realizzazione di interfacce touchless e sightless ad altri contesti. Negli ultimi sei mesi abbiamo preso parte al programma di accelerazione di LUISS Enlabs. In questo periodo abbiamo fatto molti passi in avanti, riuscendo anche a destare l’interesse di grandi aziende protagoniste del settore IT.

4. Quali sono i vostri progetti futuri, Italia, mondo? Stiamo puntando molto sulla creatività degli sviluppatori. Per questo motivo nei prossimi mesi rilasceremo la beta pubblica della nostra libreria software, attorno alla quale contiamo di costruire una nutrita comunità di sviluppatori. Inoltre stiamo consolidando alcune partnership con aziende di primo piano nel panorama internazionale e stiamo lavorando per avviarne di nuove. Stiamo anche valutando la possibilità di aprire una sede negli Stati Uniti o in Israele dove ci sono molte opportunità per il nostro settore.

5. E’ assurdo dire che con il vostro software potreste “rivoluzionare” il modo di convivere con i nostri smartphone? E’ proprio così. Come è stato rivoluzionario passare dalla tastiera dei vecchi cellulari al touch degli attuali smartphone, sicuramente il passaggio dal touch al touchless rappresenterà un altro importante cambiamento. Le interfacce di prossima generazione saranno sempre più “umane”, tanto da risultare “trasparenti”. Gli smartphone rappresentano solo il primo passo di questo processo. Stiamo infatti lavorando a soluzioni per gli indossabili che, avendo schermi molti piccoli o addirittura assenti, necessitano enormemente di interfacce alternative a quelle visive e tattili per decollare.

6. Se non erro fosti proprio tu ad utilizzare l’espressione “dummyphone”, la puoi spiegare ai nostri lettori?Con piacere. I moderni smartphone hanno una tecnologia incredibile ma ampiamente sotto-utilizzata. Pensate che un cellulare moderno è dotato, in media, di 14 senori! Ciascuno di questi sensori viene introdotto per assolvere ad una funzione specifica ma raramente viene utilizzato in combinazione con altri sensori. Noi stiamo invertendo questa tendenza, facendo un uso davvero smart dei sensori; fondendo le informazioni provenienti da ciascuno di questi flussi sensoriali, come fanno le creature viventi, è possibile ottenere grossi vantaggi quali un elevato risparmio energetico (estendendo la durata della batteria di oltre un terzo) e un’interazione più sicura e naturale.

7. Parlando della situazione odierna in Italia, come start up, quanto vi sentite appoggiati dalle istituzioni, dalle università, e che atmosfera si respira facendo impresa oggi nel nostro paese? In Italia c’è sicuramente un gran fermento intorno al mondo delle startup. Sempre più persone decidono di confrontarsi e lanciarsi in questo mondo. Inizia lentamente a svilupparsi un ecosistema tra Università, Venture Capital e startupper. Tuttavia i numeri sono ancora bassi e manca un legame con le grosse aziende che riescono a seguire e supportare a fatica un settore così dinamico. Quanto alle istituzioni, anche qui, qualcosa si sta muovendo. Basti pensare alle agevolazioni per le Startup innovative o agli sgravi fiscali per chi decide di investire in questo tipo di aziende. Tanti bandi sia a livello locale che nazionale incentivano la nascita di percorsi imprenditoriali, ma purtroppo la lentezza burocratica soffoca spesso sul nascere questi progetti.

8. Il team di Snapback da chi è formato? Il nostro team è molto eterogeneo. Io ho 34 anni, ho lavorato per diversi anni nella ricerca e sto ora ultimando un dottorato in Informatica con specializzazione in Artificial life. Claudio Capobianco, 31 anni, è un ingegnere aeronautico, analista software, sviluppatore di sistemi embedded ed esperto di ergonomia. Paolo Perrucci, 39 anni, è un informatico con oltre 15 anni di esperienza in aziende IT nell’ambito dello sviluppo software, come responsabile dei sistemi informativi e CTO. Marco Mezzavilla, 30 anni, ha un dottorato in Ingegneria dell’Informazione; ha lavorato come ricercatore in aziende hi-tech come NEC e Qualcomm nell’ambito delle reti wireless e cellulari di prossima generazione. Ester Vigilante, 35 anni, è una linguista con molti anni di esperienza internazionale in pianificazione strategica e un’artista. Infine Gerardo Gorga, 29 anni, ha una laurea in comunicazione ed esperienza in marketing digitale e brand reputation.

9. “The WalkMan” si propone come obiettivo quello di lasciare spazio e visibilità ai giovani talenti come te. Cosa ti senti di suggerire a chi ha deciso o sta decidendo di investire la propria vita nella creatività? Di riflettere sulla differenza tra sognare e immaginare e farne scaturire un’azione.

 

 

ENGLISH VERSION

 A finger snap has never been so useful and a “breath” can change your life.

Snapback, the innovative Italian start-up, allows you to interact with your smartphone without the need to touch it or look at it, improving the usability of our device using the existing sensors in our phones. Accelerated by LUISS Enlabas, this start-up it is noted not only in Italy, but also abroad and its partnerships are bringing good results and not only strong handshakes.

Its presence at the World Mobile Congress in Barcelona, the Investor Day, the Codemotion Rome 2014 and the recent grounding of a small part of its forces in Brooklyn are giving hope to Giuseppe Morlino, CEO and co-founder for the future of this innovative reality.

But there are so many news about Snapback, in fact the team with its start-up are:

  • Among the finalists for the Premio Gaetano Marzotto 2014 (Award Gaetano Marzotto 2014).
  • Winners of the acceleration program sponsored by Trento RISE, from Marzotto’s Award.
  • Winners of the Italian final of Start Tel Aviv, in fact the CEO in these days leaves for Israel.
  • Has recently been released the “alpha” version of the SDK (software development kit) for developers.
  • In June, it is one of the 9 finalists start-up, on hundreds participating in Monaco for the EIT ICT Labs Idea Challenge 2014, gaining everyone’s interest with its cross-platform technology.
  • For anyone with an Android has recently been released a plug-in inside the Atooma’s app, the intelligent and functional “breathtry it to believe! Downloadable from this link: Snapback Plugin for Atooma.

All this kind of interactive technology has a name, which is touchless and sightless interaction. The Kinect and Leap Motion should tell you something.

The strong points:

  • Enhances the existing smartphones technology, there are no additional hardware.
  • Its technology is available to the developers’ community and it will be in constant evolution.
  • Energy saving is guaranteed; the interaction with the smartphone is available even when the screen is off, thanks to low-power sensors.

It is very useful while driving, because it guarantees a better road safety not needing the touch and sight to answer a call or to switch playlists; in the kitchen nobody is excluded from the world if you have “dirty” hands; during a work presentation you can change your slides through your hand on your mobile, and much more.

But, let’s talk directly with Giuseppe Morlino, the Snapback’s CEO.

1. In short, what is Snapback and what does it want to do? Snapback is a high-tech start-up that develops touchless and sightless interfaces, which is a software library that allows the use of smartphones, tablets and other smart device without the need to look at it and touch it. Our goal is to become the point of reference in the industry. We want to make the interaction with technology more and more natural and ergonomic.

2. What made you decide to focus on this kind of touchless and sightless interaction reality? Snapback’s objective is to solve the problems with current interfaces that force the user to watch and touch constantly the smartphones. This interaction’s mode does not mix well with the growing communication needs of the contemporary society, and often it causes serious problems. Just think that, a quarter of all road accidents are due to the use of smartphones and tablets while driving. Interfaces, as we know them today, are a strong limit for the visually impaired or physically disabled people. The ability to interact with devices through gestures, voice commands and sound, can solve these problems and opens up new opportunities, for example in gaming, allowing more engaging and fun user experience.

3. How did you start your project and who helped you in doing it? The original project was born from the desire to cope with the widespread and felt phenomenon in the category of drivers, known as “isolation booth”. Few people know that drivers, in unsuspecting times, gave birth to the first mobile social network, using the CB transceiver, known in the Italian jargon as “baracchino” (CB radio). This media is in crisis with the advent of mobile phones and, ironically, the most cohesive movement community has become more isolated. To solve this problem we have devised a solution to poor tactile and visual interaction, which would allow people to use smartphones to stay connected with colleagues without taking the attention off the road. Based on this scenario, we realized that the problem was more general and so we decided to extend the implementation of touchless and sightless interfaces in other contexts. In the last six months we have participated in the acceleration program of LUISS Enlabs. During this period we have made considerable progress, and managed to arouse the interest of large companies featured in the IT industry.

4. Where are your future plans? In Italy? Around the world? We are focusing a lot on the creativity of the developers. For this reason, in the next few months we will release a public beta of our software library, around which we plan to build a large community of developers. We are also strengthening partnerships with leading companies in the international scene and we are working to initiate more. We are also considering the possibility of opening an office in the United States or in Israel, where there are many opportunities for our industry.

5. Is it absurd to say that with your software you could “revolutionize” the way we live with our smartphones? It is true. As has been revolutionary the change from the keyboard of old mobile phones to the touch of current smartphones, surely the switch from touch to touchless represents another important change. The interfaces of the next generation will be more “human”, enough to result “transparent”. Smartphones are only the first step in this process. In fact we are working on solutions for wearable that, having many small screens, or even absent, they greatly need of alternative interfaces to the visual and tactile to expand.

6. If I am not wrong, the expression “dummyphone” was used by you, can you explain it to our readers? Sure I can. Modern smartphones have an incredible technology, but largely under-utilized. Just think that a modern mobile phone has an average of 14 sensors! Each of these sensors is introduced to perform a specific function, but is rarely used in combination with other sensors. We are reversing this trend, making use of really smart sensors; merging the information from each of these sensory streams, like living creatures, it is possible to get a great advantages such as high energy savings (extending the battery life of more than one-third) and a safer and more natural interaction.

7. Talking about the current situation in Italy, such as start-up, do you feel supported by institutions and universities? What kind of atmosphere you breathe doing business in our country today? In Italy there is certainly a great turmoil around the start-up’s world. More and more people decide to confront and launch themselves into this world. It is slowly staring to develop an ecosystem among universities, venture capital and start-upper. However, the numbers are still low and there is no link with the big companies that are able to follow and support with efforts a sector so dynamic. For institutions, again, something is moving. Just think of the benefits for innovative start-up or tax relief for those who decide to invest in this type of company. Many announcements both locally and nationally encourage the emergence of entrepreneurial paths, but unfortunately bureaucratic delays often stifles these projects in the bud.

8. The Snapback’s team, by whom is formed? Our team is very heterogeneous, I’m 34 years old, I worked for several years in the research and I am now completing a PhD in Computer Science with specialization in Artificial Life. Claudio Capobianco, 31, is an aeronautical engineer, software analyst, a developer of embedded systems and an expert in ergonomics. Paolo Perrucci, 39, is a computer scientist with over 15 years of experience in IT companies in software development, as manager of information systems and CTO. Marco Mezzavilla, 30, has a doctorate in Telecommunication Engineering; worked as a researcher in high-tech companies such as NEC and Qualcomm as part of wireless networks and mobile next generation. Ester Vigilante, 35, is a linguist with many years of international experience in strategic planning and an artist. Finally Gerardo Gorga, 29, has a degree in communications and experience in digital marketing and brand reputation.

9. “The Walkman’s” objective is to leave space and visibility to young talent like you. What do you feel to suggest to those who have decided or are deciding to invest their lives in creativity? My suggestion is to reflect on the difference between dream and image and give rise to an action.

Traduzione a cura di Clarissa Candellero