Giusy Amoroso – La giovane 3D e Visual Artist è venuta a trovarci a Roma Smistamento. Giusy è una nostra vecchia conoscenza, avendo collaborato per alcuni mesi con The Walkman Magazine. Ci siamo ritrovati nella nostra Sala Relax per aggiornarci sui progetti e parlare delle sue visioni artistiche.

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Giusy Amoroso, benvenuta a Roma Smistamento, il nostro mondo. Come prima cosa ti chiediamo di descrivici il tuo pianeta, la tua filosofia.

Non credo di venire da un altro pianeta, non mi definisco aliena, perché sono umana in tutto e per tutto. Mi concentro sul concetto di alienazione più che di alieno.
Porto avanti la teoria di Hegel secondo cui lo spirito si estranea dal corpo, viaggia e si incorpora nella natura, si arricchisce di ciò che c’è intorno, per poi tornare nel corpo. In questo modo si oggettiva e trova il lato positivo delle cose per poi dare al corpo e alla mente qualcosa in più che ha trovato nell’esperienza.
Questo tipo di evasione nel mio caso è molto mentale: sono una persona solitaria, quando lavoro sto sempre a casa. La maggior parte del mio tempo lo passo nella mia stanza, a lavorare davanti al computer oppure leggo tantissima filosofia e psicologia per riuscire a trovare l’ispirazione e lasciare libera la mente.
Ritengo che tutto ciò che abbiamo intorno sia importante e che bisogna tenere in considerazione quello che ci circonda: natura, persone, interazioni.
Il mio obiettivo è prendere tutto quello che c’è intorno e tramutarlo in arte, concetti, idee e visioni che poi trasferisco in quello che faccio. Questo è quello che porto avanti: non mi ritengo aliena ma alienata dal mondo e nel mondo.
I veri alieni sono quelli che si alienano dal mondo circostante e cercano un loro modo di immergersi nelle cose.

Questo tipo di concetti come riesci a portarli nelle opere che produci?

Tutto quello che mi circonda mi trasmette delle emozioni o riflessioni che provo a rendere attraverso le mie opere.
Quando leggo di filosofia o psicologia, leggo di concetti e di modi di pensare che potrebbero essere i miei. Leggendo di persone che hanno sviluppato teorie e riflessioni sul mondo riesco a prendere quello che mi trasmettono per poi sviluppare una mia teoria e soprattutto un mio modo di vedere le cose e tramutarle in opere.
Anche dalle persone che conosco o da ciò che ho intorno cerco di prendere dei concetti e poi sviluppare i miei lavori.

In passato abbiamo lavorato insieme e mi ricordo che curavi molto il tuo profilo Instagram. Adesso è cambiato qualcosa?

Il mio rapporto con Instagram è cambiato nel corso del tempo.
Chi fa un lavoro di questo tipo deve comunicare il prodotto che crea. Se l’immagine che hai realizzato è esclusivamente per te rimane fine a se stessa.
Instagram è uno strumento importante per far sì che le persone vedano ciò che produci, ciò che vuoi comunicare. All’inizio spingevo molto il profilo, lo utilizzavo per diffondere i miei lavori, ma erano produzioni diverse, avevo dei mezzi differenti per produrli e non riuscivo a sviluppare davvero quello che avevo dentro.
Volevo maggiore visibilità per i miei lavori, postavo spesso e interagendo maggiormente il profilo cresceva: ci stavo parecchio attenta.
Con il tempo ho iniziato ad approfondire gli studi, ad interessarmi più al significato delle mie opere, a quanto mi rispecchiassero davvero rispetto a quanti like ottenessero.
Per riuscire a far bene ciò che ho in mente ci vuole parecchio tempo, tempo che non potevo più dedicare ad Instagram. Perciò ho un po’ mollato questa cura ossessiva del profilo; adesso non posto di tutto, ma solo ciò di cui sono sicura.
Il mio profilo si è un po’ fermato ma sono convinta che le persone che mi seguono apprezzino i miei lavori. Non ho bisogno di numeri ma di persone che possano davvero gradire ciò che produco.
Preferisco pochi a cui piacciano i miei lavori che migliaia di followers a cui non freghi nulla.

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Spostandoci invece sul discorso lavorativo: quando si applica un’arte decorativa ad un lavoro, deve piegarsi alle dinamiche del mercato. Com’è per un creativo questo gioco che si crea tra arte e lavoro?

Si tratta di un gioco pericoloso.
Dal mio punto di vista è complesso perché devi trovare il giusto rapporto tra le tempistiche e il prodotto finale. Se hai meno tempo per sviluppare un prodotto non riesci effettivamente a metterci tutto quello che vorresti.
Io potrei lavorarci anche mille anni su un progetto ma non sarò mai soddisfatta del tutto.
Sono consapevole di questa mia caratteristica e penso che non la risolverò mai.
Questo tipo di lavori ti mettono tanta pressione, magari per un lavoro ti dicono “devi farlo in 3 giorni” ma nel mondo del 3d questo tipo di scadenze sono impossibili.
Nel nostro ambito si parla di creatività ma anche di matematica. Prima di passare alla modalità creativa, con cui sviluppi il lavoro nei materiali e nei colori, devi fare la modellazione che è una parte più tecnica, meccanica e che ruba tantissimo tempo.
Mi risulta difficile dire no a un cliente, cerco di accontentare tutti. Penso che tutti possano permettersi di ricevere un prodotto di qualità a prescindere dal budget voglio che quella persona riceva la mia arte. Per cui mi capita spesso di dover trovare un compromesso tra tempistiche, budget, perfezionismo e visione artistica.
Alla fine non ho nemmeno il tempo per essere perfezionista, cerco di metterci tutta me stessa e basta. Certo con poco tempo a disposizione non sarò mai soddisfatta a pieno di quanto fatto.

Adesso però devi raccontarci bene come sei finita a lavorare per diversi rapper americani!

Eh, questa è una bella storia.
Tutto è iniziato l’anno scorso, quando il rapper americano Skooly, che lavora per l’etichetta di 2 Chainz, mi ha contattato. O meglio, mi ha contattato la manager e mi ha detto: “Gentile Giusy Amoroso, vorremmo che facessi la copertina dell’album di Skooly”.
Devo ammettere che non lo conoscevo, ho visto i suoi profili e inizialmente credevo che mi stessero prendendo in giro. Dopo aver inviato il preventivo, mi è arrivata praticamente subito metà della cifra pattuita. Perciò no, non era uno scherzo.
Da quel momento mi sono arrivati altri lavori, mi hanno aggiunto tantissime persone e molti artisti musicali.
Con questo lavoro totalmente casuale sono diventata anche una cover artist.
Un lavoro che mi piace perché provi ad esprimere attraverso un’immagine quello che l’artista vuole esprimere attraverso la musica. Diventa un tutt’uno.
La copertina è importante perché chi vuole scoprire nuova musica come prima cosa guarda la copertina.
L’immagine della musica è fondamentale: deve catturare l’ascoltatore e convincerlo a schiacciare play e acquistare la traccia.

Nella tua produzione quanto è importante la cifratura stilistica?

Importante ma non fondamentale.
Ogni lavoro che faccio non è uguale. Ci sono differenze tra un lavoro e l’altro e credo che sia un mio punto di forza.
Alcuni artisti portano avanti uno stile che si adatta ad ogni lavoro. Ognuno ovviamente agisce come crede, ma se ti viene affidato un lavoro, ad esempio l’immagine di un album, non ritengo giusto inserire il mio stile a prescindere dal committente.
Cerco di farmi trasportare da quello che ascolto, dalla persona che mi ha incaricato.
Ovviamente quello che penso e quello che sono influenza i lavori che produco, ma cerco comunque di partire prima di tutto da loro.
Quello che ascolto, quello che la musica mi trasmette cerco di riportarlo all’interno dell’immagine che creo.

E pensi ci sia stata un’evoluzione nelle tue opere? C’è un lavoro in particolare che ti ha trasmesso qualcosa?

Devo ammettere che da quando ho scoperto la modellazione organica sono cambiate tante cose. Finalmente riesco a esprimere davvero me stessa, creando questi personaggi che ho nella mente, diciamo che si tratta di personaggi fuori dal comune.
Non prediligo un lavoro in particolare della mia produzione artistica, sono tutti importanti e tutti, in un modo o nell’altro, mi hanno fatta crescere. Sicuramente nello stile c’è stata una crescita, così come nella consapevolezza di quello che stavo facendo, grazie anche ad una maggiore conoscenza degli strumenti
Ho lasciato perdere quello che facevo prima, dove cercavo di esprimere determinati concetti in modo  o meglio l’ho portato su un livello molto più personale.

Da quel che ricordo sei un’amante delle collaborazioni. Com’è lavorare con altri artisti professionisti? Come si riesce ad integrarsi con altri punti di vista?

Le collaborazioni sono quelle che prediligo, sono importanti perché lì dove non riesci ad arrivare, ci arrivi con un’altra persona. Mi piace lavorare con artisti che fanno cose molto diverse dalle mie, mi piace il confronto e scoprire cose nuove, magari riesco a dare io qualcosa a loro come loro la danno a me. chi porta qualcosa di nuovo e diverso nella mia ottica.
Ne ho fatte tantissime e ne farò ancora tante, poi mi diverto perchè conosco nuove persone, nascono amicizie, nascono amori…
A livello pratico c’è una divisione dei compiti: lo sviluppo del concept lo facciamo entrambi, poi chi è più portato per la parte di modellazione e renderizzazione, per la parte di visualizzazione, fase di postproduzione. La scelta di materiali, colori e ambientazioni viene fatta da entrambe le parti.
Insomma lavorando con altri artisti ci si compensa e si cresce a vicenda.

Adesso invece su cosa stai lavorando?

Ultimamente sto lavorando per il nuovo concept realizzato da Studio Proclama per la stagione 2018-19 di Nobody’s Perfect al Tenax: The Ranch — More Than Reality. Il concept si focalizza sul comportamento tipico di molte persone sui social network. Il sentirsi liberi di vomitare tutto quello che si crede e quello che si prova senza un filtro nei confronti della sensibilità delle persone che ci stanno accanto. Se l’uomo per essere definito libero ha bisogno di poter dire qualsiasi cosa lui voglia, e se quindi tutto quello esce dall’uomo è un qualcosa di positivo, allora viva la merda. Questo perché tutto il concept è giocato sulle secrezioni e sui concetti della patologia e dei virus all’interno di una comunità chiusa.
Le mie 9 illustrazioni sono abbinate a una serie di 9 racconti sulle avventure di 10 partecipanti di un reality ‘The Ranch’, scritte da Livia Franchini.
Inoltre sto lavorando a un un videoclip musicale per una band italiana che fa musica rock e che uscirà a novembre e, n
el frattempo, continuo a sviluppare collaborazioni con artisti, progetti personali e lavori su commissione.

Giusy Amoroso Instagram – @marygoldff
Giusy Amoroso Facebook – Giusy Amoroso – 3D Artist & Visual Designer

ENGLISH VERSION

Giusy Amoroso – The young 3D and Visual Artist has come to visit us in Roma Smistamento. Giusy is our old acquaintance, having collaborated for a few months with The Walkman Magazine. We met in our Relax Room to update us on the projects and talk about her artistic visions.

Giusy Amoroso, welcome to Roma Smistamento, our world. First of all we ask you to describe your planet, your philosophy. 

I do not think I come from another planet, I do not call myself alien, because I am human in everything. I focus on the concept of alienation rather than alien. I carry forward Hegel’s theory that the spirit is extraneous from the body, travels and incorporates itself into nature, enriches itself with what is around it, and then returns to the body. In this way it is objective and finds the positive side of things and then gives the body and the mind something more that it has found in the experience. This type of escape in my case is very mental: I am a solitary person, when I work I am always at home. Most of my time I spend it in my room, to work in front of the computer or I read a lot of philosophy and psychology books to be able to find the inspiration and leave the mind free. I believe that everything we have around us is important and that we need to take into consideration what surrounds us: nature, people, interactions. My goal is to take everything around and turn it into art, concepts, ideas and visions that I then transfer to what I do. This is what I carry forward: I do not consider myself alien but alienated from the world and in the world. The real aliens are those who are alienated from the surrounding world and seek a way to immerse themselves in things.

What kind of concepts do you manage to bring into your works?

Everything around me gives me emotions or thoughts that I try to make through my works.

When I read philosophy or psychology’s books, I read concepts and ways of thinking that could be mine. Reading of people who have developed theories and reflections in the world I can take what they transmit to me and then develop my theory, and above all, my way of seeing things and turning them into works.

Even from people I know or from what I have around I try to take concepts and then develop them in my works.
In the past, we worked together and I remember that you really cared about your Instagram profile. Has something changed now? 

My relationship with Instagram has changed over time. Those who do a job of this kind must communicate the product they create. If the image you have made is exclusively for you, it remains an end in itself. Instagram is an important tool to make people see what you produce, what you want to communicate. At the beginning I pushed the profile a lot, I used it to spread my works, but they were different productions, I had different means to produce them and I could not really develop what I had inside. I wanted more visibility for my work, I posted it often and interacting more the profile grew: I was very careful. Over time I started to deepen my studies, to get more interested in the meaning of my works, how much they really reflected me compared to how many likes they got. To be able to do well what I have in mind it takes a long time, time that I could no longer dedicate to Instagram. So I gave up this obsessive care of the profile; now I don’t post a photo for everything, but only what I’m sure of. My profile is a bit stopped but I am convinced that the people who follow me appreciate my work. I do not need numbers but people who can really like what I produce. I prefer few people who like my works that thousands of followers who do not care of them.

Moving on the business discourse: when you apply a decorative art to a job, it must bend to the dynamics of the market. How is this game created between art and work for a creative artist?

It is a dangerous game. From my point of view it is complex because you have to find the right relationship between the timing and the final product. If you have less time to develop a product you can not actually put everything you want.
I could even work a thousand years on a project but I will never be satisfied at all.
I am aware of this characteristic of mine and I think I will never solve it.
This kind of work puts you under so much pressure, maybe for a job they say “you have to do it in 3 days” but in the world of 3d these kind of deadlines are impossible.
In our area we talk about creativity but also about mathematics. Before moving on to the creative mode, with which you develop the work in materials and colors, you have to do the modeling which is a more technical, mechanical part that steals a lot of time.
I find it hard to say no to a client, I try to please everyone. I think everyone can afford to receive a quality product regardless of the budget I want that person to receive my art. So I often have to find a compromise between timing, budget, perfectionism and artistic vision.
At the end I do not even have the time to be a perfectionist, I try to get all of myself and that’s it. Of course with little time available I will never be fully satisfied with what has been done.

But now you have to tell us how well you ended up working for several American rappers!

Eh, this is a good story.
It all started last year, when the American rapper Skooly, who works for the 2 Chainz label, contacted me. Or rather, the manager contacted me and told me: “Dear Giusy Amoroso, we would like you to do the Skooly album cover”.
I have to admit I did not know him, I saw his profiles and at first I thought they were making fun of me. After sending the quotation, I received almost half of the agreed amount. So no, it was not a joke.
Since then, other jobs have arrived, many people and many musical artists have added me.
With this totally random work I also became a cover artist.
A job that I like because I try to express through an image what the artist wants to express through music becoming one thing.
The cover is important because those who want to discover new music first look at the cover.
The image of music is fundamental: it must capture the listener and convince him to crush play and buy the track.

How important is your stylistic cipher in your production?

Important but not fundamental.
Every job I do is not the same. There are differences between one job and another and I believe it is my strong point.
Some artists carry on a style that adapts to every job. Everyone obviously acts as believes, but if you are entrusted with a job, for example the image of an album, I do not think it’s right to insert my style regardless of the client.
I try to get carried away by what I feel to, by the person who instructed me.
Obviously what I think and what I am influences the work I produce, but I try to start from them first of all.
What I listen to, what the music transmits to me, I try to bring it back to the image I create.

And do you think there has been an evolution in your works? Is there a particular job that has given you something?

I have to admit that since I discovered organic modeling, so many things have changed. Finally I can really express myself, creating these characters that I have in mind, let’s say that these are characters out of the ordinary. I do not favor a particular work of my artistic production, they are all important and all, in one way or another, have made me grow. Surely in the style there was a growth, as well as in the awareness of what I was doing, thanks to a greater knowledge of the tools I gave up what I was doing before, where I tried to express certain concepts in a way or rather I took it on a much more personal level.

From what I remember you are a lover of collaborations. How is it working with other professional artists? How can we integrate with other points of view?

The collaborations are those that I prefer, they are important because where you can not get there, you get there with another person. I like working with artists who do things very different from mine, I like the comparison and discovery of new things, maybe I can give something to them as they give it to me. who brings something new and different in my view.

I have done so many and I will do many more, then I have fun because I know new people, friendships grow, loves grow …

On a practical level there is a division of the tasks: the development of the concept we do both, then who is more brought to the part of modeling and rendering, for the visualization part, post-production phase. The choice of materials, colors and settings is made by both parties.
In short, working with other artists we compensate and grow each other.

Now what are you working on?

Lately I’m working on the new concept created by Studio Proclama for the 2018-19 season of Nobody’s Perfect at Tenax: The Ranch – More Than Reality. The concept focuses on the typical behavior of many people on social networks. Feeling free to throw up everything you believe and what you feel without a filter against the sensitivity of the people around you. If the man, to be defined as free, needs to be able to say anything he wants, and if then all that comes out of man is something positive, then live shit. This is because the whole concept is played on the secretions and concepts of pathology and viruses within a closed community.
My 9 illustrations are combined with a series of 9 stories about the adventures of 10 participants of a reality ‘The Ranch’, written by Livia Franchini.
I am also working on a music video for an Italian rock band that will be released in November and, in the meantime, I continue to develop collaborations with artists, personal projects and commissioned works.

Giusy Amoroso Instagram – @marygoldff
Giusy Amoroso Facebook – Giusy Amoroso – 3D Artist & Visual Designer

Traduzione a cura di Fiammetta Maceroni