Il Contemporary Cluster il 10 dicembre 2020 è lieto di presentare Particolare di Paesaggio, un progetto espositivo a cura di Giacomo Guidi.

Particolare di Paesaggio – In mostra un’opera della storica serie di Mario Schifano e opere di Sebastiano Bottaro, Federika Fumarola, Chiara Gullo, Raffaele Milazzo, Germain Ortolani, Iacopo Pinelli e Padre Bio, in dialogo con i designer di Nucleo Studio, la gioielleria contemporanea di Riva Jewels, gli arazzi di House of Ita e le installazioni floreali di Copihue Floral Studio e pittoriche di Marta Abbott.

Particolare di Paesaggio è un’esposizione collettiva suggestiva e dai toni onirici che promette allo spettatore un’esperienza sensoriale innovativa. Il pubblico è chiamato a mettere alla prova la propria capacità percettiva, partendo dallo sguardo per approdare a una nuova definizione del contesto contemporaneo.

La mostra nasce da un’opera di Mario Schifano, che tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta coniò una serie di lavori che definì Particolare di Paesaggio: un insieme di opere che, attraverso una visione pragmatica e quasi architettonica, mantenendo la propria chiave pittorica e romantica, analizza le infinite forme del divenire di una prospettiva materiale. Lo sguardo dell’artista oltrepassa infatti la monocromia della tela creando una seconda dimensionalità della stessa e una possibilità illimitata di percezioni che vanno oltre il primato della vista.

Partendo da un’opera rappresentativa della serie realizzata nel 1973 in mostra dal 10 dicembre presso il Contemporary Cluster, l’esposizione permetterà al paesaggio di emergere come una vera e propria architettura del visibile, inteso come uno spazio relazionale tra l’osservatore e lo stesso spazio osservato, strettamente ancorato al campo visivo della sua superficie. Il paesaggio diventa protagonista dell’opera e portavoce di simbologie umane che fanno da filtro psicologico alla visione, dove scorci, tagli, possibilità e visioni collegano l’esterno all’interno, generando punti di vista e modalità di visioni rivoluzionari, nati dalla volontà di un’osservazione inedita.

In un costante gioco di sottrazione, il paesaggio assume la valenza iconografica di un luogo frastagliato da elementi diversi fra loro ma riconducibili al pensiero astratto, caratterizzando la visione dell’osservatore svincolata da ogni tipo di ordine temporale o spaziale. Il processo della visione che viene così generato attraversa principi di diverse epoche, dando vita alla rappresentazione e alla stratificazione temporale dello scenario collettivo e della prospettiva basica di chi guarda un paesaggio che, attraversando la sua sacralità, conduce a esperienze del tutto nuove.

Gli artisti che partecipano alla mostra, in rappresentanza di una meravigliosa nuova generazione di artisticità, sono stati invitati a interpretare gli elementi che caratterizzano la visione stessa e gli elementi che sono propri dell’architettura del paesaggio, alternandosi tra pittura, installazioni e scultura che, nella tipicità del metodo Cluster, dialogano tra loro mettendo in luce il fascino e la potenza di un’attrazione interdisciplinare e contemporanea.

In particolare, nel secondo piano della galleria, Federika Fumarola con le sue visoni fitomorfe, esegue un ingrandimento degli elementi naturali come fossero visti al microscopio creando un’estetica del paesaggio interna al paesaggio stesso. La sua indagine rielabora il gesto pittorico come ricordo ancestrale e, nell’evocazione dei fenomeni naturali, tende a ridurre o ampliare la differenza tra visione e realtà. Le installazioni di Chiara Gullo creano delle architetture libere e attraversabili dallo sguardo con elementi che provengono dalla storia dell’uso popolare del vivere. Legata alla tradizione della propria terra, affascinata dalle dinamiche sociali e dal folklore religioso, l’artista lavora attraverso simboli semplici utilizzando spesso la parola come mezzo che risolve o disturba la realtà. Loop elettrici, luci, meccanismi, suoni fanno da corona ad oggetti del quotidiano che diventano protagonisti indiscussi del gioco, mettendo in crisi la fede e la tradizione nella rappresentazione di simboli votivi e mettendo in scena memoriali, dai quali traspare un forte desiderio di denuncia.