Weird. Trio romano. Secondo album, A Long Period of Blindness.
Il primo impatto porta in superficie elementi che colpiscono con la violenza di un pugno in faccia, venuto di sicuro per necessità. Ed è tra questi la chiave per inquadrare i Weird. come uno dei complessi più interessanti tra quelli della scena romana. E, perché no, italiana.
A Long Period Of Blindness è un vortice, una circolare esperienza violenta e viscerale, pianificata nella freddezza della posa. Perché una posa c’è, e si vede, necessaria nel cristallizzare la spontaneità adolescenziale del frontman Marco Barzetti; davanti al pubblico, sussurra parole che il riverbero getta per tutta la sala. Ed accresce, colpo dopo colpo, l’apnea shoegaze degli anni zero, della Roma dell’alcool e delle notti senza tempo. Il giorno arriva in fretta, troppo in fretta, e l’avvolgente Infinite Decay accoglie l’alba come una litania.
Si tratta di un disco che elimina la domanda “cosa viene dopo?”, nell’inevitabile condivisione di uno stato di alterazione. Il lungo periodo di cecità non sembra finire, e anzi inizia proprio con le prime note della prima canzone. La domanda da farsi, e che i Weird. suggeriscono con precisione involontaria, è la seguente: 

Vale davvero la pena, arrivati alla fine del concerto, di riaprire gli occhi?

Nel crescendo, nell’emicrania dell’annullamento che rapisce verso la fine, sembra quasi di sentire la risposta.