Sono stata insieme a una persona che non esiste per dieci anni. Una persona con dei principi, una persona trasparente, una persona di riferimento, il mio metro di paragone in termini di maturità. Una persona che esisteva solo nella mia testa.

Dieci anni di intesa, confidenze, chiacchierate senza fine, premure. Dieci anni di condivisione totale, fisica e mentale, serate, albe, viaggi. Abbiamo vissuto Londra, setacciato New York, percorso la foresta da San Paolo a Rio con un furgoncino, vissuto le capitali e le isole, fatto festa con maschere da animali, fatto festa sempre. Una storia costruita sul tempo positivo, eventi che ci rapivano alla vita di tutti i giorni. Una follia mischiata a una quotidianità che si affacciava la domenica mattina, quando ci coglieva sfiniti e ci portava a lasciarci coccolare dai pranzi della madre e con i parenti, quelli al ristorante o ordinati a letto.

Sono sempre stata riservata e rispettosa della mia relazione matura con un uomo maturo che sapeva sempre cosa dire al momento giusto, una relazione basata sulla fiducia, in totale assenza di gelosie e mancanze di rispetto. Così riservata da non parlarne, da tenerla per me, quasi che a raccontarla potessi macchiarla, come se fosse una storia al di sopra del resto. Una storia di cui avevo considerazione profonda.

Quando tutto si è rotto, il termometro della mia riservatezza è impazzito, perché ho realizzato che l’unica persona ignara di questo racconto fossi io. Così ho deciso di non essere più sacramente riservata, perché non esisteva nulla di sacro nella mia storia. Vorrei lasciare un messaggio a tutte quelle donne che permettono a uomini piccoli di eclissarle, a quelle che scelgono di credere a tutto quello che viene detto loro. E poi, amo le storie e la mia è talmente assurda che si presta perfettamente a un racconto pieno di effetti a sorpresa.

Innanzitutto la prima sorpresa è stata scoprire che non fossi l’unica fidanzata del mio ragazzo.

Un giorno ho voluto raccontare “Un anno” della mia vita con oltre 50 storie di Instagram, una narrazione divertente. Mi è saltata subito all’occhio una spettatrice fissa che non conoscevo e che si è sorbita la mia vita in pillole. Perché? Clicco sull’account, e mi appaiono le foto del mio ragazzo con lei. All’improvviso, dopo dieci anni, su un profilo a caso.

Lascio segno del mio passaggio visualizzando una della sue storie, scoprendo ironicamente che fosse collega di lui. Resto in silenzio per un giorno, poi ne parlo con lui che nega: “Siamo io e te. Stai tranquilla, nessuno ti darà fastidio”. E per sugellare questa sicurezza incorruttibile, mi porta al cinema e a cena. Voilà, tutto a posto.

Il giorno dopo lei mi vede una storia e io torno sul suo profilo, dove nuova di zecca campeggiava una foto caricata poco prima, loro due e una descrizione strepitosa: “L’esatta metà”.

Non so esattamente da dove sia provenuta la mia calma interiore, ma con l’educazione che mi contraddistingue, la contatto come se fossi un ufficio stampa: Ciao scusa se ti disturbo, immagino tu sia una collega di Luca (nome ovviamente di fantasia ragazzi, d’altronde non mi conosce nessuno qui). Perdonami se sono inopportuna, ma volevo chiederti esattamente in questa foto cosa intendi per “Esatta metà”? Ci mancava solo la firma digitale a fine messaggio con il mio recapito telefonico e distinti saluti.

Due giorni di silenzio in cui mi godo la pizza margherita con lui e il fratellino piccolo al bar della Roma a porta Metronia. Sempre forza Roma. Quante partite viste, quante pizze, quante volte a cercare di capire bene il fuorigioco.

Finalmente, dopo due giorni in cui mi chiedevo quale potesse essere la circonferenza delle mie corna, lei mi scrive: Ciao Ginevra, scusa se ti rispondo solo ora. So il tuo nome, nulla di più, pur essendo così presente nella vita di Luca, lui non mi ha mai parlato di te. Ho messo una foto con il mio ragazzo, ecco il significato di esatta metà. Dopo il tuo messaggio, sono venute a galla un po’ di cose, anche se ho sempre avuto dei dubbi su quale fosse il vostro rapporto.

Insomma, io e questa ragazza abbiamo parlato per ore raccontandoci ogni dettaglio delle rispettive storie. Loro due stavano insieme da un anno e mezzo e prima di lei, lui è stato insieme a un’altra collega per un anno. A quanto pare Luca raccontava io fossi una ex con cui lui era rimasto in buoni rapporti: ero addirittura la ex-ex.

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Quando non era con me, era con lei. Lei giovedì e venerdì, io sabato e domenica. A me la madre portava il caffè a letto la domenica mattina, a lei il sabato. Con me gli amici di lui uscivano il sabato, con lei il venerdì. Facevamo il pre-serata e serata nei soliti due locali, gli stessi in cui andavano anche loro. Probabilmente utilizzavamo lo stesso spazzolino a casa di lui, oltre che lo stesso letto. Mi chiedo se lei utilizzasse anche i miei pigiami, erano nell’armadio, possibile non siano stati notati?

Non ho esitato a chiedere invece informazioni riguardo le ricorrenze importanti:

Ma con te in vacanza ci andava? E capodanno? E Natale? I compleanni?

Per le vacanze e a capodanno lui litigava con lei per trascorrerli con me. A Natale io ero con la mia famiglia, loro due a ballare. I compleanni diplomatici, devo dire: lui spendeva la stessa cifra in regali, ma quando toccava riceverli riusciva a non avere doppioni di ciò che desiderava. La cosa divertente è che gli chiedevo: Ma questo bracciale? La Nintendo? E il lampadario? C’era sempre una spiegazione, e invece erano i regali di lei e il mio inconscio ci prendeva. A volte lui mi chiedeva pareri sui regali che riceveva dall’altra: Ti piace? Mi ha anche insegnato ad usare la Nintendo Switch per giocarci insieme.

E ancora: stesso stabilimento balneare a Sperlonga. Mi sembrava di percepire troppa disinvoltura nello scegliere di andare alla spiaggia di sinistra piuttosto che a quella alla destra della passerella, per uno di Frascati. Uno di Testaccio anzi, trapiantato a Frascati, che lavora a Fiuggi e che ha un’altra ragazza a lavoro a Fiuggi e con cui va al mare a Sperlonga. Ci credo era sempre stressato per il lavoro, forse più per il casello dell’autostrada. Ingrassato, poi l’altra mi dirà perché con lei mangiava sempre e parlava male dei vegetariani, con me (vegetariana) faceva la dieta e mi chiedeva consigli alimentari.

Ma torniamo al mare: quest’estate avevo portato a Sperlonga “Le luci nelle case degli altri” della Gamberale. Rimasi colpita dalla storia dell’Ingegner Barilla, uomo tutto d’un pezzo e famiglia da fiaba, che tradiva la moglie con cui era sposato da trent’anni. Lei lo sapeva, ma si convinceva di essere più importante delle altre. Con Luca abbiamo parlato di questa donna che non vuole vedere e accetta di subire il tradimento per il bene della coppia e per il proprio, per debolezza e per paura di affrontare la realtà. Una condizione assurda, ci siamo detti. E io oggi penso non posso essere così. L’altra fidanzata invece, è in vacanza a Firenze con lui mentre io sto scrivendo questo articolo. Ci sono due tipi di donne: la signora Barilla e le altre, e lei ha scelto di essere la signora Barilla.

Sono stata dieci anni in un mondo di persone omertose e deboli come i suoi amici e la madre, che mi hanno fatto prendere ancora più consapevolezza di me stessa. Mi hanno fatto vedere meglio le persone meravigliose che ho scelto io, felice di aver portato avanti la mia dimensione e non essermi mai eclissata alla sua.

Luca mi ha convinto di essere qualcuno che lui per primo avrebbe voluto essere, ma ora credo lui sia stato solo frutto della mia immaginazione. Era bravissimo con le parole.

Gli dicevo sempre: sei il mio posto nel mondo. Oggi penso che non possono essere gli altri il nostro posto, dobbiamo esserlo noi per primi.

L’amore cambia, bisogna avere il coraggio di crescere e vederlo crescere, è una scelta, un voto rinnovato: io avevo dato il mio. Certi voti però non passano sopra a tutto, come per la signora Barilla. Certi voti spaventano, adagiano, altri vengono disprezzati. Luca ha scelto il disprezzo. Il mio sentimento si è annientato in un istante non appena ho saputo tutto, come se l’amore avesse avuto un interruttore, click. Inghiottito all’improvviso da un buco nero. Non è esistito più.

Non sono riuscita a piangere o arrabbiarmi. Mentre l’altra inveiva contro di lui (ebbene), non ho speso una parolaccia, ma non per quella questione della persona riservata. Sono rimasta in silenzio perché il mio interruttore si è spento. Mi sono lavata bene la pelle, mi sono vestita, ho chiuso la stanza e sono uscita fuori. Ho iniziato a camminare e collezionare nuovi ricordi, capendo che tutto può finire senza preavviso ed essere sostituito, dimenticato. Pensavo dovesse essere assurdo. Poi, piano piano è apparso.

Un senso di libertà inedito, nitido,  mischiato all’entusiasmo che si ha quando si inizia qualcosa di nuovo, senza avere paura del cambiamento, signore Barilla: staccatevi dai vostri appigli sul nulla cosmico fatto di uomini minuscoli.

Sono stata con una persona che non esiste e l’ho capito. Senza inutili appigli, ora non ho più limiti.