Grandi robot che si stagliano maestosi sulle pareti delle più grandi città del mondo, esseri meccanici a volte dall’aria minacciosa, altre dall’espressione più rassicurante, che ci osservano, ci scrutano e spesso, ci giudicano. Pixel Pancho è un talentuosissimo street artist torinese che ha fatto di queste creature il modo per esprimere il suo spirito creativo, creando così un linguaggio del tutto personale e facilmente riconoscibile che non può non attrarre lo spettatore, soprattutto perché lavora molto frequentemente con porzioni murarie di grandissime dimensioni, essendo infatti specializzato nella realizzazione di mastodontici murals che coprono interamente le facciate degli edifici.

L’estetica meccanomorfa entra prepotentemente nel mondo dell’arte a partire dagli inizi del 900, futuristi e dadaisti ne rimangono fortemente attratti innalzando la macchina ad elemento paradigmatico della società moderna, basti pensare ad esempio alla produzione del celebre dadaista Francis Picabia, che dedicò numerosissime tele proprio a questo tema; i robot di Pixel Pancho hanno però un valore totalmente diverso rispetto a questi trascorsi precedenti, se nel passato la macchina era vista come un elemento da esaltare per la sua ventata di novità, ora è invece funzionale per manifestare differenti problematiche attuali.

 

 

Così questi robot, sebbene il più delle volte rappresentati come grandi titani, vivono in realtà gli stessi problemi degli esseri umani, la ruggine sui loro corpi dimostra che il tempo non risparmia nemmeno loro ma marca comunque con forza i suoi segni, dovrebbero essere creature perfette e senza sentimenti, ma i loro volti lasciano trasparire una qualche emozione. La grande abilità di questo artista sta proprio nel suo riuscire ad umanizzare delle figure che tecnicamente di umano non hanno niente, rendendole così partecipi delle nostre gioie e delle nostre sofferenze ed inoltre, nonostante operi spesso su superfici molto vaste, non affida nulla al caso ma i lavori che esegue sono sempre ben delineati e curati in ogni minimo dettaglio.

Se alcune volte vi sono soltanto esseri meccanici a dominare la scena, altre invece uomini e robot vengono raffigurati insieme, quasi a voler enfatizzare il forte legame che lega in realtà questi due mondi. Nell’era in cui avere un telefonino, un computer o una televisione è qualcosa di indispensabile, la macchina e l’uomo non possono che viaggiare di pari passo e come coesistono nella vita reale, così si uniscono metaforicamente anche nei murals di Pixel Pancho.

 

 

E come non parlare poi delle magistrali collaborazioni che l’artista ha realizzato assieme ad altri street artists di fama internazionale, prima tra tutte quella con Vhils, un vero genio della street art che lavora con strumenti come scalpello e martello pneumatico andando ad incidere sulle pareti dei ritratti iperrealistici. I due hanno lavorato insieme sul muro di uno stabile a Lisbona creando un’opera magnifica in cui convivono pittura, volume e profondità e dove lo stile di questi due grandi si sposa alla perfezione dando vita ad un mix vincente.

Altra collaborazione molto interessante è quella con 2501, street artist milanese con cui Pixel Pancho ha realizzato un mural a Los Angeles dove una delle sue creature robotiche, più precisamente una rivisitazione in chiave hi-tech di Topolino, veniva avvolta dalle linee sinuose colorate di bianco e nero che contraddistinguono la produzione di 2501.

 

 

Insomma quello di Pixel Pancho è un universo tutto da scoprire, questo artista ci ha già dato grandi conferme e sicuramente ce ne darà altre in futuro, ecco perché può essere considerato a buon diritto uno dei grandi nomi della street art non solo italiana ma internazionale.

 

 

ENGLISH VERSION

Giant robots that stand out in all their magnificence from the walls of the biggest cities all around the world, mechanical being with a threatening gaze or a reassuring smile watch , inspect and judge us. Pixel Pancho is a very talented street art artist from Turin who expresses his creativity through these amazing creature. He has created his own language that can be easy recognizable and can’t help but capture everyone’s gaze, especially because he paints on huge walls. He is specialized in creating colossal murals, that entirely cover the building’s façades.

The “ mechanical-shape”aesthetic was expressed for the first time in the early XX century, when Futurist and Dadaist were impressed by the machine as a paradigmatic element in modern society. Francis Picabia, a famous Dadaist, included machines in lots of his own works. Pixel Pancho’s robots have a different meaning because in the past the machine was to be celebrated for the innovations it brought, now it is used as a way to show several current problems.

These robots are represented as gigantic titans but actually have the same problems that afflict every human being have: the rust over their bodies shows that time goes on for them too, that it leaves scars on them too. They should be perfect creature, but their faces let emotions show through. Humanizing figures that technically are not is the great ability of this artist. In this way he make them become part of our joys and pains. Moreover he paints them very carefully and studies every single details, although he often uses very large surfaces.

Sometimes these mechanical beings are the only protagonists, sometimes robots and men are portrayed together, as if he wants to highlight the link between these two different worlds. We live in a time where mobile phones, computers or televisions are essential, so men and machines can travel along side as they do in real life, that is how they are metaphorically put together in Pixel Pancho’s murals.

We have to talk about the collaborations with other internationally known street artists, first of all the one with Vhils, street art genius that works with chisel and pneumatic drill in order to carve hyperrealistic portraits. They worked together in Lisbon, where they created a great piece of art where painting, volume and depth live together and the different styles of the artists mix perfectly.

Another interesting collaboration was with 2501, a street artist from Milan who painted a mural with Pixel Pancho in Los Angeles. In that mural there is an high-tech reinterpretation of Mickey Mouse that is rolled up with curvy white and black lines, that are recurring in 2501’s works

Pixel Pancho’s universe needs to be discovered. This artist gave us lots of proof and he surely will give us even more in the future, that is why he can be considered one of the greatest name of, not only Italian but international, street art.

 

Traduzione a cura di Eleonora De Palma