Sogni.

Di questi sono fatti i pensieri e sono ciò che formano quel puzzle di desideri che alle volte si trasformano in arte, come nel caso di Marco Iermanò, che ha saputo trasformare gli incubi in successo con il suo “Ferite d’Agosto“.

È la storia di una separazione tra due ragazzi, un cortometraggio che parla della depressione, dell’abbandono, di come il pensiero si possa ammalare, di un grande amore, puro e adolescenziale, da qualcuno definito anche “il furto di un sentimento”.

Viso scarno, sguardo furbo e spirito intraprendente: a prendere lo slancio verso il mondo cinematografico è Marco Iermanò, classe 1988, attore e regista emergente dalle ottime promesse e dai risultati concreti.

Inizia il percorso attoriale nella scuola dell’acting coach Gisella Burinato, poi debutta con Giuseppe Tornatore in “Baarìa”, recita ne “Il grande sogno” al fianco di Michele Placido, che lo rivorrà nel film “Prima di andar via” come assistente alla regia.

“Ad essere sincero l’ho praticamente costretto! Non voleva farmelo fare, ma prima ancora che mi dicesse sì o no, io ero già sul set!”

Poi un cambio di rotta, la sua curiosità lo porta a sperimentare qualcosa di diverso: girare un cortometraggio con un iPhone e presentarlo al Bobbio Film Festival, diretto da Marco Bellocchio.

Ferite d’agosto’ ora è semifinalista al Los Angeles Cine Fest e in concorso al Festival dell’Iphone di L.A.

Da quel momento il progetto decolla e con esso lo stesso Marco, vincendo una borsa di studio con la Regione Lazio, che gli consente di frequentare uno dei principali corsi di recitazione di Los Angeles.

Andiamo a conoscere meglio questo giovane emergente, chiedendo per prima cosa:

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Com’è stato andare oltre, non accontentarsi più della “vita in scena”, ma volerne essere per certi versi autore e coordinatore?

Io amo il mio lavoro d’attore, non lo cambierei con nessun’altro al mondo. Fare il regista è stato una necessità. “Ferite d’agosto” era qualcosa che la razionalità non poteva soffocare. Pensare di creare un set senza un budget è da folli ma avevo un’urgenza: sentivo il bisogno di dover esprimere qualcosa. Quindi ho bussato alla porta dei professionisti incontrati nei miei anni di lavoro e devo dire che da nessuno di loro ho mai ricevuto un no. Neanche da una grossa casa di post-produzione come la “Flat Parioli” che si è occupata degli effetti speciali del mio piccolo corto.

 

Cosa ti ha spaventato maggiormente di questo progetto e cosa ti ha insegnato?

Mi emozionava la generosità degli attori che avevo scelto, allo stesso tempo mi spaventava perché era qualcosa di molto forte. Sentivo una grande responsabilità, quello che mi stavano regalando era qualcosa di molto prezioso. Il loro sguardo all’interno del corto è la cosa a cui sono più legato.

 

Come è stato l’incontro con il regista Marco Bellocchio?     

Bellocchio ogni anno, attraverso il suo festival a Bobbio, nella sezione “Fare Cinema” dà la possibilità a un gruppo di giovani di realizzare con lui un corto, dalla scrittura fino alla messa in scena. Quest’anno il bando era rivolto solo ai registi così ho realizzato il corto e lo abbiamo vinto. La città di Bobbio fa da cornice al festival ed è estremamente suggestiva. Di giorno giravamo il film sul fiume delle favole (Il Trebbia) e la sera prendeva vita il festival con le proiezioni e le rassegne tra il pubblico ed i registi. Ho fatto degli incontri davvero speciali.

Da Tornatore (“Baaria”) a Placido (“Il Grande Sogno”) ai Fratelli Taviani (“Maraviglioso Boccaccio”). Grandi nomi, grandi responsabilità; cosa ha ricevuto il tuo attore da queste esperienze professionali?      

Tornatore è stato il mio primo regista, è lui che mi ha reso un attore; guardo a quell’esperienza con grande tenerezza perché ero un bambino allora, avevo solo 18 anni. Poi è arrivato l’incontro con Placido, avvertivo molta fiducia da parte sua nei miei confronti, in scena mi lasciava libero di esprimere la mia visione del personaggio e questo ha reso il mio attore responsabile. Dei Fratelli Taviani, al di là di quello che tutti sappiamo, ho il ricordo di due figure davvero nobili d’animo.

Dalla provincia calabrese a Roma; ora Los Angeles, cosa ti aspetti dal futuro?                                                   

 Spero di conservare intatto e pulito il mio desiderio di fare cinema.

 

Cosa diresti ad un giovane attore emergente?        

Qualche giorno fa Gisella Burinato, un’artista che stimo molto, mi ha letto la definizione di umiltà. Gli direi…vai a studiare dalla Burinato!

 

E dopo LA?      

Sono alla ricerca di fondi per il mio lungometraggio.

 

Lasciarsi alle spalle un percorso è sempre doloroso, cosa credi di abbandonare e cosa necessariamente porterai con te del passato romano?

Ah! Voi sperate… non è così facile liberarsi di me! – ride ndr – io mi definisco un testardo nostalgico. Roma è il mio presente: sono tutti i miei anni passati con Lei che porterò assieme a me.

Nel cortometraggio appare una sorta di ‘Mamma Roma”, un’entità di crescita e stupro che confonde vissuto ed alone romantico; che rapporto hai vissuto con la Città Eterna?    

Vi rispondo con la poesia “Ferite d’agosto” che si trova nel corto:

Roma puttana vestita di stracci                                                                                                                                                        calda è la sera                                                                                                                                                                                        tra prostitute e spacci                                                                                                                                                     cosi te ne vai nella notte d’agosto                                                                                                                             bella perversa                                                                                                                                                            trovami un posto

lei è una colomba atterrata per sbaglio deve volare via                                                                                                                                                               solo per ora                                                                                                                                                                  fammi tu compagnia                                                                                                                                                      oh amarmi non puoi, c’è lui di mezzo                                                                                                                               ti sta addosso                                                                                                                                                                                  ti prende ti svuota                                                                                                                                                bastardo ferragosto!