Atlante è un progetto fotografico di Luigi Ghirri, lavoro cardine per la ricodificazione dei segni appartenenti al concetto di paesaggio nella fotografia degli anni ‘70

Atlante risale al 1973. Quattro anni prima Luigi Ghirri, geometra con la passione per la storia dell’arte,  rimane fortemente colpito dall’immagine della Terra fotografata durante il primo viaggio sulla Luna. È l’immagine che contiene tutte le immagini del mondo, da qui inizia la sua ricerca visiva, un percorso immerso nei segni, astratti e non, che costituiscono il paesaggio.

Atlante

“Earthrise”, scattata durante la missione Apollo 8, è l’immagine che sconvolse Luigi Ghirri

Atlante rappresenta la summa di questo viaggio nelle sfaccettature del segno, un viaggio immaginario nel luogo che è annullamento del viaggio stesso. Ghirri, che negli anni a venire paleserà il suo interesse per la “fotografia a 3 km da casa”, estremizza questo concetto e procede con il suo viaggio all’interno delle mura di casa, sfogliando degli atlanti e realizzando un lavoro composto da fotografie di mappe geografiche.

Le pagine dell’atlante geografico perdono la loro funzione illustrativa e i segni che le compongono diventano paesaggio, il reale e la sua rappresentazione convenzionale fatta di tratti e texture sembrano coincidere e il rapporto tra il soggetto e l’opera si sposta dal piano dell’enunciazione a quello dell’immaginazione e della reinterpretazione.

Nel 1975 Atlante viene acquistato da un collezionista privato, direttamente da Ghirri, e viene ritrovato solo recentemente. A questo punto il Maxxi lo espone per la prima volta in Italia, nell’ambito delle sue nuove collezioni The place to be. Il carattere essenziale dell’allestimento si sposa bene con le opere, una sola sala e due pareti contigue sulle quali sono esposte le 41 fotografie che compongono il progetto.
Le tavole hanno, come spesso capita nelle esposizioni di Ghirri, dimensioni ridotte e costringono il visitatore a guardarle da vicino, rappresentando metaforicamente l’approccio che si ha con i lavori del fotografo emiliano che, non fornendo mai immagini d’impatto, ridondanti, richiede uno scarto in più per apprezzare la profondità del suo sguardo. Numerate e firmate, le pagine di questo Atlante seguono la progressione originale con un incedere che non è monotòno, bensì sembra andare in crescendo verso l’astrattismo, mano mano che si va avanti le fotografie diventano sempre meno ricche di segni e più immaginifiche.

Come quella fotografia della Terra che contiene tutte le immagini del mondo, Atlante è il luogo che contiene tutti i segni del mondo, quanto basta per farci compiere quel viaggio “all’interno dei segni, delle immagini, nella distruzione dell’esperienza diretta”.