Lo Spinoso è un suono di chitarra acustica accogliente, metallico, familiare, accompagnato da parole in italiano che non riescono a non lasciare il segno in chi ascolta. Il suo disco è “La mia nuova vita leggera”, un capitolo fondamentale della biografia di qualcuno che sentiamo vicinissimo, come quei passanti che restano impressi in una memoria per una vita intera.

Come è nato “La Mia Nuova Vita Leggera”?

 Con la voglia di fare qualcosa che mi suonasse nuovo. Più che chiudere una parentesi di tempo c’era la volontà di aprirne una nuova, musicalmente parlando, ma anche personalmente.

“Sono stati due anni di chiusura in se stessi, due anni a cercare un modo per fare cose diverse, due anni per scrivere in musica di due anni passati a cercare qualcosa di nuovo”. Credi che quello che hai presentato come tuo disco d’esordio abbia reso giustizia a questi tuoi due anni?

Si. Se per “reso giustizia” intendiamo “ti guardi dietro e sei contento di cosa il tempo ha fatto maturare“… si. Sicuramente sono orgoglioso di questo mio piccolo figlio, l’ho fortemente voluto.

“La mia Nuova Vita Leggera” è un po’ un lasciar andare il resto, fermarsi e tornare indietro fino all’essenziale. E hai anche tenuto a specificare che “nessuna distorsione è stata usata per questo disco”…

Dopo anni di dischi roboanti il cui unico criterio era la potenza, mi sono imposto di fare un disco “clean”, che restituisse ai pezzi la loro naturale dinamica, il loro respiro.  Riscoprire la bellezza dei suoni nella loro “naturalità”, senza artifici, nel pieno rispetto degli strumenti e delle loro voci.

A piccole dosi” è il brano che hai suonato per gli amici di Rock e i Suoi Fratelli in una sessione dal vivo al Boiler Studio. Che effetto fa cantare parole così delicatamente personali davanti a un pubblico?

A volte fa un bell’effetto, altre volte meno, come quando ti racconti ad una persona. E’ una questione di sensibilità che si incontrano, credo. Quando però in un concerto riesci a stabilire un rapporto di vicinanza emotiva con chi è li ad ascoltarti, magari per la prima volta, è una sensazione inspiegabile a parole.

“spine” è la parola con cui accompagni i tuoi post, è il tuo nome d’arte, è il modo in cui ti proponi. E calza alla perfezione alle canzoni che proponi.

Più che un nome d’arte è una sorta di firma, quando scrivo un post, che sia il ricordo di un’esperienza vissuta, piuttosto che una cosa che voglio condividere, in qualche modo lascio una piccola parte di me… una spina.

The Walkman” si pone come obiettivo quello di lasciare spazio e visibilità ai giovani talenti come te. Cosa ti senti di suggerire a chi ha deciso o sta decidendo di investire la propria vita nella creatività?

Non credo di essere nella posizione di poter suggerire nulla a nessuno. Ciascuno porta con se le proprie riflessioni ed i relativi approdi, quello che vale per me potrebbe non valere affatto per qualcun altro, e viceversa. Per me “creatività” significa essere creativi, non seguire gli altri, crearsi proprio.