Jacopo Benassi nasce a La Spezia nel 1970 e prima di iniziare a fotografare faceva il meccanico, è molto legato agli ambienti dei centri sociali, al punk e alle fanzine e questo si riflette nei suoi lavori.

Jacopo Benassi ha imparato a fotografare da Sergio Fregoso, altro fotografo spezzino che gli ha insegnato a leggere le immagini prima ancora di fotografare. Il suo sguardo si può definire semplice senza che questo termine lo sminuisca, piuttosto vuole indicare l’immediatezza con la quale Jacopo Benassi agisce, per sua stessa ammissione non ama meditare e pianificare, questo lo deprime, preferisce agire piuttosto che riflettere, poiché la seconda opzione lo deprime, vuole indagare la semplicità delle persone e gli piace raccontarla in modo semplice e diretto.

Il suo stile è molto riconoscibile e la qualità maggiore di Jacopo Benassi è quella di rendere delle peculiarità i limiti che spesso si impone durante il suo lavoro, i suoi ritratti sono illuminati sempre tramite flash posizionato frontalmente rispetto al soggetto, che di sicuro non è un metodo di illuminazione canonico nella ritrattistica, ma che Benassi non abbandona più dopo averlo utilizzato la prima volta, come a voler rendere il più possibile visibile la persona ritratta e i suoi caratteri principali, e a realizzare ritratti più impattanti a livello visivo, oltre che a conferirgli una durezza caratteristica. In questa direzione anche la scelta di posizionare i propri soggetti sempre a poca distanza da un muro, una parete, o comunque un elemento verticale che fa da quinta, chiude la scena, non permette nessuna fuga allo sguardo e sul quale le ombre dure generate dal flash vanno a sbattere.

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Questo gli crea ovviamente dei limiti, dentro ai quali Jacopo Benassi sta bene e può giocare e sperimentare il suo linguaggio attraverso il quale vuole scavare nel soggetto, utilizzando la fotografia come mezzo per conoscere maggiormente le persone che lo circondano.