Franz nasce a Pescara nel 1990 tra matite, colori a cera e pennarelli. A 16 anni suona in qualche band, tocca i primi spray e decide che passerà il resto della sua vita disegnando.

A 19, Franz, si iscrive alla UED di Pescara, sponda Comunicazione. Qualche anno dopo e qualche lavoro dopo in città, si appassiona all’Illustrazione e si sposta, per un breve periodo a Milano dove avrà la sua prima pubblicazione (La Repubblica) grazie a Mimaster Illustrazione, scuola dove frequenta qualche corso. Dopo qualche anno e qualche altra soddisfazione a Pescara, Franz si trasferisce a Bologna dove tutt’ora disegna e collabora con un sacco di realtà cittadine e non.

Franz ha disegnato per Michelin USA, Vice USA, La Repubblica, Psychic Ills, Clap! Clap!, IndieRocket Festival, Thee Oh Sees, Mission of Burma, Platonick Dive, Maserati, Covo Club, Gomma, Weird Black e tanti altri ancora.

 

 

Franz, da Pescara sei approdato a Milano e poi ti sei trasferito a Bologna. Cosa ti ha spinto a lasciare Milano, città che offre grandi possibilità nel mondo del design?

Milano è stata una botta e via (ndr. Gennaio – Maggio 2014). Ho frequentato due blocchi da corsista esterno al MiMaster, una scuola che ha come docenti professionisti grandiosi che hanno dato tanto alla mia vergine mente da illustratore. Milano è bella, era la mia prima esperienza da solo e mi ha regalato un sacco di gioie.

A maggio sono tornato a Pescara per impegni lavorativi, con l’idea però di tornare il settembre successivo, ma non è mai successo. Penso sempre che un treno una volta perso non torna più, o almeno non immediatamente. Milano è lì e magari un giorno ci tornerò.

Lo scorso anno ho lavorato da volontario per un grande festival qui a Bologna. Non ci tornavo da parecchio, qualcosa come 4/5 anni e mi sono ritrovato in una bellissima città, in crescita e piena di persone sorridenti. È ancora più a misura d’uomo e c’è molto meno caos rispetto a Milano. Avevo in mente di scappare un’altra volta, ho preso la palla al balzo ed eccomi qui.

Segui uno stile per i tuoi artwork?

Attualmente non ho uno stile predefinito. L’unica costante che mi accompagna da quando ho cominciato a lavorare è il primo passaggio, quello del brainstorming. È quello secondo me il punto che definisce lo stile di un grafico o di un illustratore. È una sorta di stile, in tutto e per tutto.

Franz, facciamo un passo indietro. Pescara è stata la città in cui hai passato la maggior parte del tuo tempo lavorativo e non. C’è un progetto in particolare che ha segnato  la tua carriera lavorativa?

Era il 2012, avevo avuto un periodo particolare, bello movimentato e ho messo piede con mio cugino in un locale di pescara, il Maze Eclectic Circle. Bene, da quel momento in poi ho disegnato quasi tutte i poster dei due anni del club, ho fatto tessere, spillato birre, visto film, ascoltato la migliore musica della mia vita e ho conosciuto molti amici importantissimi, alcuni con cui collaboro anche. I ragazzi mi hanno dato tantissimo e la mia crescita, per moltissime cose, la devo a loro.

Sei un grande appasionato di musica, e hai trovato il modo di lavorare creando una connessione tra la grafica e la musica stessa. Per quale stile musicale disegni le tue illustrazioni?

Mi è capitato di disegnare per un po’ di tutto, dal post rock al cantautorato, dall’elettronica alla roba un po’ più weird. Ho provato a disegnare con tanta roba in sottofondo ma i risultati non mi soddisfacevano. Poi ho trovato la mia dimensione giusta nel Post Rock, nella roba più carica e struggente. Puoi trovare ogni tipo di influenza all’interno, dallo shoegaze all’elettronica, dall’ambient all’indie e ciò è un bene per le mie matite. Avere nelle orecchie qualcosa che muta continuamente è fondamentale e non c’è genere migliore, almeno in questo momento per me. Altra cosa fondamentale per me è lavorare con musica mai sentita prima: stare sempre al passo con le uscite discografiche è un lavoro a se, un’impresa vera e propria, ma dà soddisfazioni grandi.

Il mondo dell’illustrazione dà grandi soddisfazioni soprattutto quando si riesce a toccare e vedere su carta le opere sviluppate. Quali tecniche di stampa prediligi?

Fino a qualche tempo stampavo quasi tutto in digitale su una Favini naturale incredibile.
Ultimamente ho riscoperto la risograph, la lineografia,la serigrafia. Ma la macchina che mi sta dando più soddisfazioni ultimamente è quella più “banale”: il bianco e “nero” della fotocopiatrice è la base per capire se qualcosa funzioni davvero.

E quando la macchina sporca leggermente i tuoi lavori e li rende differenti da una copia a un’altra è straordinario.

Franz, attualmente stai lavorando a qualche progetto inedito?

Sto lavorando appunto con la fotocopiatrice, carta usomano bianca e fluo, per stampare “Pollen”. È un progetto a cui sto lavorando da un paio di settimane e uscirà con il numero zero ad aprile. È una fanzine, un sedicesimo, ma è anche un raccoglitore. Tutto ciò che magari ci siamo persi a causa del poco hype o che per noi vale la pena valorizzare sarà inserito in ogni numero mensile.

Si parlerà di ricordi, di attualità, di musica, illustrazione, cucina e sarà tutto o quasi al di fuori dei social. Avrà una tiratura di 50 copie mensili gratuite, lasciate in giro per Bologna, in posti dove l’occhio magari non arriva facilmente. Deve essere una sorpresa, non devi prenderlo per poi buttarlo così come tutto ciò che trovi in giro.

The WalkMan è alla continua ricerca di giovani talenti che sappiano mettersi in gioco con idee valide e ambiziose. Cosa consiglieresti a chi ha voglia di intraprendere una carriera come la tua?

Date sempre da mangiare ai vostri occhi. Se volete creare per il resto della vostra vita, ne avrete un gran bisogno. Dischi, mostre, riviste, concerti, viaggi, saranno fondamentali per ambire a progetti, soprattutto quelli che avete nei vostri cassetti.

 

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