Al giorno d’oggi funziona il detto “un’immagine vale più di mille parole”?

Dal 1917 in tutto il mondo trovano eco tre semplici parole: “I want you!” ovvero “voglio te!”. Da sole però posso dire tutto e niente, quindi ecco che a completare il quadretto arriva un uomo anziano ma dallo sguardo deciso, vestito con i colori della bandiera americana e con un indice proteso davanti a lui.  È la nascita dello “Zio Sam”, una figura tra il mito e la realtà, utilizzata, durante le due grandi guerre, come immagine per arruolare nuovi soldati nell’esercito degli Stati Uniti.

Questo è solo uno dei tanti esempi di come la grafica, che sia una foto, un fumetto o un’immagine, può rappresentare un incisivo metodo di comunicazione con il popolo.

Il critico d’arte Erwin Panofsky, analizzando l’immagine, indicò che la sua interpretazione si basa: 1) sull’analisi della mera rappresentazione; 2) sulla fonte dalla quale l’immagine trova l’origine; 3) sul modo in cui i concetti sono stati espressi e interiorizzati in un determinato periodo. Va da sé che uno strumento così forte se integrato con la parola può essere un’arma dalle mille applicazioni.

Tuttavia come può la grafica superare i suoi confini ed esser non solo convincente, ma anche efficace? Ebbene il suo potere va ricercata in ambiti sia storici sia sociali.

Fin dall’antichità le immagini ed i disegni sono stati considerati come un’arte minore. Non richiedendo necessariamente grandi mezzi culturali, o particolari strumenti per la sua realizzazione, si è presentata come il mezzo idoneo di espressione delle classi sociali più basse. Proprio per la sua duttilità e semplicità ha avuto un forte piglio sul popolo, alle volte smitizzando un personaggio con una caricatura, altre raccontando un libro o semplicemente informando con un manifesto.

Oggi la grafica con l’avvento dei social ha un potere ancora più grande. Un’immagine, viaggiando in rete, può raggiungere un numero incredibile di menti. Una semplice figura può influenzarci nei pensieri di tutti i giorni. Chiarezza ed immediatezza le permettono di essere un perfetto strumento politico, ad esempio per attestare la forza di una data posizione od anche per spiegare un evento tramite la sferzante ironia della vignetta.

Gombrich scriveva nel 1985: “Siamo alle soglie di una nuova epoca storica in cui alla parola scritta succederà l’immagine”, e, pensando a piattaforme come Instagram, evidentemente tanto errata questa lettura non è.