Il design è donna: la storia lo insegna mostrando come da sempre il progetto femminile sia dotato di una sensibilità e di un fascino quasi mistico, dichiarato attraverso le forme, i giunti, i materiali e le fonti di ispirazione cariche di passione.

La storia del design definita dalla donna segna da sempre un confine labile tra la professione di architetto e quella di designer, figure che con il tempo sono andate invece sempre più distinguendosi. Comprendere idealmente questo mutamento significa guardare al passato e alle sue figure più significative, per poi arrivare a oggi ed accorgersi che la femminilità in ambito di progettazione è un elemento contaminante ed estremamente prezioso.

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La storia della donna nel mondo design moderno nasce con Charlotte Perriand, la figura che riuscì brillantemente a collaborare con il mitico atelier parigino di Le Corbusier e Jeanneret, con i quali firmò alcuni tra i più prestigiosi oggetti di équipement degli anni Venti.
Nel 1927, con una cartella di disegni sotto il braccio entra nello studio dei due, al 35 di rue de Sèvres. Le Corbusier si avvicina alla giovane ospite e dopo un veloce sguardo ai disegni esordisce in tono sarcastico: «Qui non si ricamano cuscini…». Così lei stessa racconta il suo incontro con Le Corbù con il quale intraprenderà una proficua carriera e risolverà il problema de l’équipement d’intérieur de l’habitation, con risultati di estremo fascino intellettuale e di grande esito sul piano commerciale: ancora oggi i suoi prodotti vengono disegnati da Cassina. Una mentalità libera, un disegno pulito, l’estrema attenzione per il giunto, le soluzioni limpide e quelle contaminate dall’esperienza giapponese hanno dato vita ad arredi come la LC7, Les Arcs, 522 Tokyo che ancora oggi sono indiscutibilmente attuali e magnifici.

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Altra figura emblematica della storia della progettazione è l’emblematica e rivoluzionaria Lina Bo Bardi. Già nel 1939 si trasferisce a Milano per collaborare con Pagani e Ponti, nel ’44 è vicedirettore di Domus e, con il sostegno di Bruno Zevi, crea la rivista A-Cultura delle vita per diffondere l‘idea di abitare razionale a un pubblico più vasto. Partecipa alla resistenza e nel 1946, insieme con il marito Pietro Maria Bardi, invitato a dirigere il Museo d’Arte di San Paolo, si trasferisce in Brasile, luogo di cui ama l’inventiva, il piacere nello stare insieme, ballare, cantare e che sceglie così come sua nuova terra.
Architettura, design, museografia, scenografia, attivismo, editoria, educazione: difficile inquadrare la Bo Bardi in un unico settore. Questo personaggio eclettico ha saputo affrontare ogni problema del progettare e dell’abitare tenendo ben presente che per un architetto, la cosa più importante non è costruire bene, ma sapere come vive la maggior parte della gente. L’architetto è un maestro di vita, nel senso modesto di impadronirsi del modo di cucinare i fagioli, di come fare il fornello, di essere obbligato a vedere come funziona il gabinetto, come fare il bagno. Ha il sogno poetico, che è bello, di un’architettura che dia un senso di libertà. Solo attraverso la comprensione di questa visione progettuale si può apprezzare totalmente la produzione della Bo Bardi, un racconto di vita, di emozioni e di sperimentazione che ha reso celebre oggetti come la mitica Bowl Chair progettata per la sua abitazione e mai stata messa in produzione prima dell’iniziativa di Arper, la poltrona Zig Zag o la raffinatissima sedia creata per la Casa Cirell.

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Seguendo il filo dei personaggi incasellabili in ambiti precostituiti, la personalità di Cini Boeri ha attraversato decenni di tendenza distinguendosi sempre in modo originale e personale. Questo personaggio è pura emancipazione femminile fatta architetto, una donna d’altri tempi, passati e futuri. Inizia la sua carriera formandosi con Gio Ponti e collabora a lungo con Zanusso, per poi aprire negli anni ’60 il suo studio dedicato al progetto architettonico orientato sul tema dell’abitare e dell’arredo. Sperimenta i primi materiali pionieristici come la gomma, il poliuretano e la plastica per prodotti d’arredo storici, distinti sempre da un intenso rigore progettuale. L’idea di progetto di Cini Boeri è quella che un disegno debba essere pensato prima per gli interni e solo in seguito prodotto per la grande serie. Dalla sua mentalità prolifica e versatile nascono prodotti polifunzionali, capaci di dichiarare la propria indipendenza dall’ambiente in cui sono immersi: per Cini Boeri il fruitore gode della massima libertà di comportamento, in nome del fondamentale rapporto psicologico che si instaura tra uomo e ambiente. Da questo presupposto firma pezzi celebri come il tavolo Lunario per Knoll, la poltrona Ghost per Fiam e il divano componibile Strips per Arflex, che le vale il Compasso d’Oro.

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Il carattere e l’estro sono quindi la chiave che ha distinto le donne di carattere nella storia del design, linfa vitale anche per il pesonaggio di Gae Aulenti, la signora dell’architettura.
Pioniera della nuova visione progettuale, Gae Aulenti ha segnato la storia dell’architettura moderna, con uno stile e un’arte che hanno saputo conquistare il mondo. La formazione culturale più solida nasce dall’esperienza con Ernesto Nathan Rogers -da cui apprese che arredamento e urbanistica sono le estreme polarità dell’attività di un architetto moderno ma il trampolino di lancio che ha portato la signora dell’architettura alla notorietà internazionale, è stata la collaborazione con Olivetti e la progettazione dei suoi showroom. Da qui la Aulenti si occupò di architettura, design, progettazione degli spazi, architettura di interni, allestimenti di mostre, di showroom e scenografie teatrali: tutti progetti che hanno seguito un’idea ben precisa, guidata dall’attenzione per la comunicazione attraverso la forma. Questo concetto ha viaggiato su ogni scala di progetto, fino a dar vita, nella scala a misura del quotidiano, ad oggetti di design come la poltrona a dondolo in legno curvato Sgarsul, i mobili in tubolare metallico Locus Solus, il Tavolo con Ruote per FontanaArte, la lampada Parola progettata con Piero Castiglioni, e i vasi per Venini.

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Emblematica la frase di Gae Aulenti in relazione al rapporto tra la figura della donna nella progettazione : L’architettura è un mestiere da uomini, ma ho sempre fatto finta di nulla.

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