Nicolò Beretta, diciott’anni, nato a Milano ma cresciuto a Sydney si può considerare l’emblema della creatività e originalità dei giovani designer italiani. Una storia di successo la sua e quella delle sue creazioni e del suo marchio di calzature, Giannico. Chiamarle scarpe risulta quasi riduttivo tale è l’altissima qualità del prodotto offerto, una perfetta formula di equilibrio tra  eccentricità, ricercatezza nell’accostamento di materiali, di silhouette lineari valorizzate da dettagli unici. Il tutto confezionato dalla più alta tradizione artigianale italiana. Il che fa di questi modelli delle vere opere d’arte. Opere d’arte che hanno influenzato la realizzazione dell’ultima collezione del brand, la terza, quella per l’autunno/inverno 2015, esposta a Milano nel Talent Corner di Palazzo Morando durante la passata fashion week, e i cui modelli fungono da celebrazione dei più grandi esponenti dell’arte contemporanea. Così che le tele e le sculture di Picasso, Brancusi, Hirst, Koons e Dalì quasi in una sorta di catarsi commemorativa si materializzano nelle sue scarpe.

– Autunno/Inverno 2013/2014-

Iniziamo parlando della sua passione per le scarpe, e in generale per la moda, come si è avvicinato a questo mondo e quando ha capito che avrebbe voluto fare della sua passione il suo lavoro?

Diciamo che ho sempre avuto una fortissima passione per la moda e l’arte da quando ero piccolo, non ho mai avuto dubbi su quello che avrei voluto fare da grande ho sempre detto ai miei genitori che avrei voluto fare il designer e loro mi hanno supportato a coltivare la mia passione.

 In qualche modo la sua creatività è stata influenzata dalla sua permanenza in Australia?

Il fatto di essermi trasferito in Australia da bambino é stato un input fondamentale sulla mia evoluzione creativa, quando ero in Italia il mio concetto di bellezza era quello standard perché in questo paese ci sono delle forti tradizioni che creano dei preconcetti.

Crescendo a Sydney invece sono stato influenzato dalla cultura britannica con forti influenze provenienti dallo stile di vita anglosassone traendo ispirazione dall’arte moderna e dalla musica pop e punk che mi ha permesso di aprire i miei orizzonti e scoprire un ideale di bellezza più moderno ed uno stile molto più forte ed internazionale.

Nella sua ultima collezione, per l’Autunno/Inverno 2014/2015, le sue creazioni sono chiaramente dedicate e ispirate ai più grandi nomi dell’arte contemporanea, come nasce la decisione di rendere omaggio alle opere di questi capisaldi della storia dell’arte?

Ho sempre avuto una forte passione per l’arte é infatti il concetto del mio brand creare degli oggetti di moda che possono essere sia delle scarpe che delle sculture.

Tutte le mie collezioni fino ad oggi sono state ispirate all’arte perché voglio creare degli accessori che siano unici e molto espressivi ma allo stesso tempo molto femminili ed eleganti.

 C’è un modello al quale è particolarmente legato?

I modelli a cui sono particolarmente legato sono quelli che ad oggi hanno segnato la mia storia come stilista e come brand.

Tra questi la slipper “Oh my Deer!” che é stata anche selezionata da Andre Leon Talley  come uno dei 10 pezzi di moda più memorabili dell’anno ed é stata esposta alla Moscow Design week in collaborazione con Numéro Russia.

É stata anche fotografata indosso alla trend-setter e fashion icon Eva Fontanelli da The Sartorialist.

Ma anche il modello “Scarlett”, una decollete di raso nero con un dettaglio a forma di bocca in vernice rossa che é stata recentemente indossata da Belen Rodriguez.

In tutte le collezioni ciò che più sorprende è la vasta quantità di idee e materiali usati, chiaramente frutto di una  lunga e appurata ricerca, quanto pensa sia importante lo “sperimentare” nella moda?

Fare lo stilista vuol dire guardare al futuro, vuol dire interpretare le correnti di pensiero più attuali per poi trasformarle in capi ed accessori, sperimentare e ricercare cose nuove é alla base di tutto ciò.

 In questo suo percorso nel mondo della moda, qual’è stata la soddisfazione più grande ricevuta e quali altri obiettivi ha per il futuro?

Sicuramente essere stato selezionato da Franca Sozzani e Sara Maino per “The Vogue Talents Corner”, poi sicuramente l’aver attirato l’attenzione di persone come Donatella Versace, Anna Molinari e sopratutto Anna Wintour che mi ha anche citato in un intervista come uno dei talenti più interessanti della settimana della moda di Milano.

 

C’è qualche stilista del passato o del presente che la ispira particolarmente o da prendere in considerazione per la sua crescita artistica?

Io traggo ispirazione da tutti i grandi stilisti del passato e del presente a partire da Elsa Schiapparelli e a finire con Phoebe Philo perché ognuno di loro ha uno stile interessante e da cui si possono ricavare grandi idee.

In base alla sua esperienza, e non solo, ritiene che in Italia si dia abbastanza possibilità di emergere ai giovani designer emergenti?

Molti, anzi, praticamente tutti tendono sempre a criticare l’Italia perché dicono non supporti i giovani; se devo essere sincero in un periodo di crisi in cui molti ragazzi si trasferiscono in Australia per trovare lavoro io sono tornato a vivere a Milano perché credo che il supporto che questa grande capitale della moda sta dando ai designers emergenti sia immenso.

Questo sforzo parte sicuramente da tutte le grandissime istituzioni italiane del settore come Vogue Italia, Altaroma, Dolce e Gabbana con il loro Talent Store “Piave 37” ma anche Giorgio Armani che ogni fashion week sceglie un giovane brand da far sfilare al Teatro Armani.

The WalkMan” si pone come obiettivo quello di lasciare spazio e visibilità ai giovani emergenti in qualsiasi campo artistico. Cosa ti senti di suggerire a chi ha deciso o sta decidendo di investire la propria vita nella creatività? 

Investire sulla propria creatività é un impresa non facile che può portare a molti ostacoli e difficoltà, bisogna essere pronti a lasciarsi giudicare da altre persone che possono capire ma anche fraintendere.

Ci sono però più lati positivi che negativi nell’essere creativi perché anche se con grandi sacrifici porta grandissime soddisfazioni e io ne sono felicemente testimone!

ENGLISH VERSION

Nicolò Beretta, eighteen, born in Milan but grew up in Sydney can be considered the symbol of originality and creativity of young Italian designers. His story is a successful one as also that of his creations and his brand of footwear, Giannico. Shoe is almost an understatement to call them seeing the high quality of the product: the perfect formula among eccentricity, refinement in the approach of materials, linear silhouette enhanced by unique details, packaged by the highest tradition of Italian craftsmanship. All of this makes these models real works of art. Works of art that have influenced the creation of the brand ‘s latest collection , the third one, fall/winter 2015, exhibited in Milan in the Talent Corner of Palazzo Morando during the last fashion week, and which serve as celebration of the greatest exponents of contemporary art. So that the paintings and sculptures by Picasso, Brancusi, Hirst, Koons and Dali materialize in his shoes.

Let’s start talking about your passion for shoes and fashion in general, how did your approached this world, and when did you realized that you wanted to make a job out of your passion?

Let’s say that I have always had a strong passion for fashion and art since I was little, I never had any doubts about what I wanted to be. I always told my parents that I wanted to be a designer, and they have supported me to cultivate my passion.

Has your creativity been influenced by your staying in Australia?

The fact that I moved to Australia as a child was a fundamental input on my creative evolution. When I was in Italy my concept of beauty was the standard one because in this country there are strong traditions that create preconceptions.

Growing up in Sydney instead I have been influenced by British culture with strong influences coming from the Anglo-Saxon way of life, inspired by modern art and pop and punk music that has allowed me to open my horizons and discover a more modern ideal of beauty and a much stronger and more international style.

In your latest collection Fall/Winter 2014/2015, your creations are clearly dedicated and inspired by the biggest names in contemporary art, how was the decision to pay homage to the works of these milestone in the history of art born?

I have always had a strong passion for art: it is the concept of my brand  to create objects that can be both fashionable shoes and sculptures.

All my collections so far have been inspired by art because I want to create accessories that are unique and very expressive but at the same time very feminine and elegant.

 Is there a model you are particularly fond of?

The models I am particularly fond of are the ones that have so far marked my history as a designer and as a brand.

These include the slipper “Oh my Deer!” which has also been selected by Andre Leon Talley as one of the 10 most memorable fashion pieces of the year and has been exhibited at the Moscow Design Week in collaboration with Numéro Russia.

It has also been photographed on the trend-setter and fashion icon Eva Fontanelli by The Sartorialist.

But also “Scarlett”, a black satin decollete with a red paint detail in the shape of a mouth that was recently worn by Belen Rodriguez.

In all collections what is more surprising is the vast amount of ideas and materials used, clearly the result of a long research. How important do you think is the “experimentation” in fashion?

Being a fashion designer means looking to the future, understand the latest trends of thought and then turn them into garments and accessories. Experimentation and research are the basis of everything.

In your journey in the world of fashion, what has been the biggest satisfaction you have received and what are the other goals for the future?

Surely being  selected by Franca Sozzani and Sara Maino for “The Vogue Talents Corner”. Bit also having attracted the attention of people like Donatella Versace, Anna Molinari and especially Anna Wintour who has mentioned me in an interview as one of the the most interesting talents of the Milan fashion week.

Is there any fashion designer of the past or present that particularly inspirees you or to be considered for its artistic growth?

I am inspired by all the great designers of the past and present from Elsa Schiaparelli to with Phoebe Philo, because each of them has an interesting style from which you can get great ideas.

Based on your experience, and not only, do you think that Italy gives enough opportunity to young emerging designers?

 Many, almost everyone always tend to criticize Italy because they say it does not support young people; to be honest in a period of crisis in which many young people move to Australia in order to find work, I decided to come back to live in Milan because I think that the support that this great capital of fashion is giving to emerging designers is immense.

This effort certainly comes from all other major Italian institutions in the sector such as Vogue Italy, Altaroma and Dolce&Gabbana with their Talent Store “Piave 37”, but also Giorgio Armani that every fashion week chose a young brand to show in the Armani Theatre.

“The Walkman” magazine aims to give space and visibility to emerging young artists in any artistic field. What do you feel like suggesting to those who have decided or are deciding to invest their lives in creativity?

Investing in creativity is a not an easy task that can lead to many difficulties and obstacle. You have to be ready to be judged by other people who can understand but also misunderstand.

However there are more pro than cons in being creative, because even though it requires big sacrifices it brings great satisfaction and I am happily a witness!

Traduzione a cura di Mirko Morelli