Lei era stanca dell’Italia, le stava troppo stretta. Lei era nauseata dalle chiacchiere da bar delle case discografiche, era stufa dei soliti locali romani con la solita gente annoiata e con il solito puzzo snob. Voleva di più.

A 25 anni ha abbandonato Roma, in direzione Olanda. La casa del jazz. La sua nuova casa.

Lei, Francesca Tandoi, oggi sta preparando il suo terzo album in studio dopo aver girato mezzo mondo a suonare la sua musica.

Come nasce la tua passione per la musica?

Fin da piccola ho ricordi basati sulla musica. Spesso per farmi addormentare i miei genitori sintonizzavano la radio su canali che trasmettevano quasi esclusivamente jazz, swing e soul. Soltanto ascoltando questa tipologia di canzoni riuscivo a prendere sonno. E’ così che ho cominciato ad amare la musica. 

Che esperienza è stata la registrazione in studio dei tuoi due album?

Per me è stato tutto un po’ nuovo. Ma bello, elettrizzante. L’atmosfera era incredibile. Penso che sia il massimo per chi vuole vivere con la propria musica. Senti tutto in maniera concreta e ufficiale. Peraltro la vendita dei due dischi è andata bene, sia in Europa che in Oriente. Per me è motivo di orgoglio. 

Chi è il tuo idolo assoluto?

Sono una grande fan di Oscar Peterson. Ma anche di Ray Brown, per non parlare di Jeff Hamilton. Per crescere bene sotto il profilo umano e professionale ritengo che si debba avere un idolo positivo a cui ispirarsi. Bisogna puntare sempre al massimo, studiare ogni giorno per migliorare nel proprio strumento. Nei miei dischi canto e suono il pianoforte. Ma non mi sento affatto una cantante, assolutamente. Mi sono sempre sentita una musicista.

 Come mai hai preso la decisione di trasferirti in Olanda per studiare e proseguire lì la tua carriera?

In Olanda c’è più possibilità, specialmente per quanto riguarda il jazz. In Italia non è così. C’è meno cultura musicale e c’è poca gente che apprezza questo tipo di musica. Senza considerare che in Italia è difficile per tutti i musicisti. All’estero, per certi versi, è più semplice. Sembra quasi che in Italia sia assurdo fare come mestiere il musicista. 

Come è stato il tour appena terminato?

Molto formativo ed emozionante. Partecipare a festival come il “North Sea Jazz Festival” è stato qualcosa di importante per me ed il mio trio. Abbiamo suonato veramente ovunque: dalla Svizzera alla Germania, passando per il Belgio, l’Italia, la Francia, anche in Grecia. Ma devo ammettere che suonare su certi palchi in India, Indonesia, Singapore, Malesia è stato qualcosa di unico ed indimenticabile. Non pensavo che la gente potesse apprezzare così: erano tutti molto eccitati e quasi impazziti. Non capita tutti i giorni di essere fermati per gli autografi e sentire un pubblico cantare con te le tue canzoni. In futuro mi piacerebbe esibirmi al Blue Note di New York, nel tempio del jazz.

Quale album senti più tuo?

“For Elvira”, senza dubbio. Il primo è sempre il primo. Peraltro sono molto affezionata a questo album per motivi personali. E’ stato prodotto in un periodo particolare della mia vita e c’è un brano a cui sono molto legata. “Something Blue” probabilmente è un disco più maturo, più difficile e meno immediato. Alla fine voglio bene ad entrambi, ma per motivi diversi.

The WalkMan ha come obiettivo quello di scovare e mettere in luce giovani talenti ed artisti che credono nelle proprie idee. Cosa consigli a chi, come te, ha deciso di investire la propria vita nella creatività?

Non bisogna mai smettere di sognare e credere in sé stessi. Oltre a questo penso possa essere un ottimo consiglio quello di suonare in continuazione. C’è sempre modo di imparare e crescere. Migliorare deve essere un obiettivo quotidiano, o quasi. 

Se capita dalle vostre parti, fateci un pensierino.

ENGLISH VERSION

Francesca Tandoi, after travelling around the world to play her music, is now working on her third studio album.

How was your passion for music born?

Music has been part of my memories since I was a child. My parents would tune the radio to stations that almost exclusively broadcast jazz, swing and soul music to make me fall asleep. Only by listening to this kind of music I was able to sleep. This is how I began to love music.

What was your experience of recording two of your albums in a studio like?

Everything was a bit new to me. But it was also beautiful and exciting. The atmosphere was incredible. I think there’s nothing better for someone who wants to make a living from music. You can feel everything tangibly, officially. Moreover, the sale of the two albums was good, both in Europe and in the East. I am very proud.

Who is your absolute favorite idol?

I’m a big fan of Oscar Peterson’s, and of Ray Brown’s… not to mention Jeff Hamilton. I believe that one should have a positive idol to inspire him or her to grow up well. You always have to aim for the best and study every day to improve on your instrument. I play the piano in my albums, but I do not think of myself as a singer at all. I’ve always felt to be a musician.

Why did you decided to move to the Netherlands to study and go on with your career?

There are more opportunities in Holland, especially when it comes to jazz. In Italy it isn’t so; there is less interest in music culture and there are less people who really appreciate this kind of music, not to mention that it is really hard for musicians to live in Italy. When you’re abroad, it’s easier in a way. It almost seems absurd to earn your living as a musician in Italy.

How was the tour that has just ended?

It was very educational and moving. To take part in a festival like “North Sea Jazz Festival” was really important to my trio and me. We really did play everywhere: from Switzerland to Germany, going through Belgium, Italy, France and even Greece. But I must admit that playing on some stages in India, Indonesia, Singapore and Malaysia was unique and unforgettable. I didn’t think people could be able to appreciate our music so: everyone was really excited, almost mad. People do not stop you on the street to ask for your autograph and they don’t sing your songs with you in front of the stage every day. In the future I would like to perform at Blue Note in New York, the temple of jazz music.

Which is the album you feel to be the most emotionally attached to?

“For Elvira”, undoubtedly. After all, it was my first album. Besides, I’m very attached to his album for personal reasons; it was recorded during a particular period of my life and I am really fond of one of the tracks it contains. “Something Blue” is probably a more mature and difficult album, less immediate. Actually, I love both of them, but for different reasons.

The Walkman aims at finding and putting young talents and artists, who believe in their own ideas, in the spotlight. What would you advise to those who, like you did, decided to devote their lives to creativity?

Never stop believing in yourself. Apart from that, probably the greatest piece of advice I can give to them is to play all the time. There is always a way to learn and grow. The aim of improving must be your every-day – or almost every – goal.

Should she be around, just go and take a look.

Traduzione a cura di Gabriella Berardinucci