Crayon Made Army. Flags.
Perfetto esempio di come in Italia, al momento, ci sia qualcuno capace di stupire. Il tratto che contraddistingue l’album, frutto di un’attentissima direzione stilistica, è quello di una identità consolidata e definita nella ricerca. Alla sospensione dell’ambient si fonde la direzione elettronica, alla musicalità melodica della linea vocale, del tutto italiana, una generale dimensione del muro di suono che richiama ad altri luoghi ad altri tempi.

È così che si apre l’album, nell’ossimoro dell’arrivo legato all’inizio e non alla conclusione. Sfocia in Pristine, e la discesa nella visione dei Crayon Maid Army ha inizio, totalizzante e suggestiva realtà di chi intende il mondo come una stanza senza pareti, una canzone che non termina. Un invito alla corsa, al guardare lo scorrere delle cose senza lasciare che finiscano, ma che inizino ancora. Una fenice elettronica che sbatte le ali a ritmo del cuore degli spettatori, assenti, condotti su fasci di luce che non immaginavano.
L’intero mondo sembra spegnersi grazie a Flags, album da ascoltare rigorosamente quando il sole svanisce dietro la linea dei palazzi. New York, Londra, Oslo, Reykjavik, Milano, Roma. Non c’è più limite, non c’è più spazio. Da una discoteca di periferia al centro del nulla, guidati dal ritmo del respiro. E così dalla definizione acustica della realtà presente, le parole si trasfigurano nell’elettronica, giocando a tornare indietro, a rincorrersi ancora. Mentre Flags va avanti, fino all’ultima traccia.

ENGLISH VERSION

Crayon Made Army. Flags.

They are the perfect example of how in Italy there is still someone able to amaze, and what makes the difference in their album, which is the result of an accurate stylistic direction, is that it has an established and defined identity in the search. There is a mix between the suspension of the ambient that merges into the electronic direction and the  melodic musicality of the vocal line, totally Italian, and all this creates a general dimension of the sound barrier that recalls other places and times.

This is how the album opens, in the arrival oxymoron tied at the beginning and not at the conclusion. It creates Pristine, and the descent into the vision of Crayon Made Army starts, immersive and suggestive reality of who senses the world like a room without walls, a song that does not end. A race invitation, a way to see the flow of things without letting end up, but they start again. An electronic phoenix flapping its wings to the rhythm of the heart of the spectators, absent, brought on beams of light that they never imagined.

The whole world seems to fade thanks to Flags, an album that you have to listen to when the sun disappears behind the line of the buildings. New York, London, Oslo, Reykjavik, Milan, Rome. There’s no limit, there is no more space. From a periphery nightclub to the centre of nowhere, led by the rhythm of the breath. It is in this way that from the acoustic definition of this reality, the words are transfigured in electronic, playing, coming back and chase again, while Flags goes on, until the last track.

Traduzione a cura di Clarissa Candellero