“Nella vita reale spesso mi sento Clark Kent, mentre recito invece Superman!”. E’ così che Fabio Vasco, giovanissimo talento, si suol definire. Un Superuomo, e non in senso nietzschiano, ma che piuttosto incarna il mito emersoniano: un uomo dotato di “super” poteri dalla nascita, messi al servizio della collettività. Un Superuomo e una “Superanima” quindi,  una forza che vigila e interviene sulla realtà e sul genio degli uomini, sulla poesia e nel suo caso sulla recitazione; una porta d’accesso alla verità: la base della comunicazione tra gli uomini. La libertà di questi non è più, sfuggire o ribellarsi alla necessità e al senso del mondo, ma comprenderlo e accettarlo attraverso l’ energia che si genera attraverso lo scambio continuo di emozioni tra attore e spettatore. Fabio Vasco, 26 anni, da Casamassima, oggi vive a Roma, il suo sogno? Conquistare il palcoscenico!
 
Noi di The Walkman lo abbiamo incontrato, sentiamo cosa ha da dirci.. e buona emozione a tutti!

Fabio Vasco, giovane talento in carriera. Una passione che esiste da sempre, la tua, per la recitazione?

Non è nata molto tempo fa, dopo le scuole superiori mi ero iscritto alla facoltà Giurisprudenza perché mi sembrava quella un po’ più adatta a me, ma in realtà non mi sentivo pienamente soddisfatto riguardo ciò che stavo facendo, era un periodo in cui spesso mi sentivo insicuro e inadeguato. Spesso mi ritrovavo a lezione e mi guardavo intorno: l’ aula era piena e tutti  erano intenti a prendere appunti, mi fermai un attimo,  e tra me e me, mi chiesi: <<ma cosa ci  faccio io qua?>>.  Non ero felice, volevo trovare qualcosa che mi desse una spinta in più. In quel momento ho iniziato un approccio con la moda, ma era molto distante da quello che cercavo io. Così per gioco mi sono iscritto ad una scuola di Teatro a Bari con insegnati locali. In un anno ho capito che era quello che volevo fare per tutta la vita, in un anno ero cresciuto tantissimo, avevo fatto già due spettacoli. Sentivo di crescere come uomo, come persona, e mi ha dato tantissimo.

Il Teatro è il Tuo sogno. Come è iniziato questo percorso?       

Contro il volere dei miei genitori ho lasciato gli studi all’ università, e sono scappato (nel vero senso della parola!) a Roma senza conoscere nessuno e senza nessun tipo di appoggio. Questo non supporto da parte della mia famiglia  è stata la mia forza, la mia benzina. Alla mia affermazione  <<Voglio fare l’ attore>> mi si rispondeva <<che lavoro devi fare?>>, ma nonostante tutto, ho deciso di correre questo rischio da solo.  Mi sono sempre mantenuto da me, prendendomi le mie responsabilità e senza gravare sui miei genitori: ero io  a pesare sulle mie spalle senza mai perdere la giusta grinta e la tenacia che mi spingeva e spinge a crederci! Appena arrivato a Roma, all’ età di 20 anni, ho iniziato a lavorare, ho frequentato la scuola di teatro TeatroAzione di Isabella De Bianco e Cristiano Censi,  la scuola che ha formato Elio Germano in età adolescenziale. Ho fatto diversi laboratori con Mirella Bordoni del Centro Sperimentale di Cinematografia e ho avuto l’opportunità nel 2010 di entrare alla Silvio D’Amico, ma sentivo che avevo più bisogno di lavorare, di apprendere nella pratica, non più nella teoria. Il mestiere dell’attore devi rubarlo, osservando in giro le persone, la vita quotidiana, più vivi la vita e più riesci ad avere un bagaglio ricco dentro di te.  Spesso quello che mi ha portato alla scelta di questo lavoro è stato il fatto di sentirmi adeguato, presente, sicuro. Sento una crescita continua come persona: riesco a comunicare con il pubblico, uno scambio reciproco. Una sensazione che ho amato sin da subito!

Forte è il tuo desiderio di fare dell’ attore il tuo mestiere. Parlaci delle tue prime esperienze a Teatro!

Diciamo che all’inizio ho collaborato  per diversi spettacoli con la compagnia del Teatro Tor  Bella Monaca, ma il regista con cui mi sono trovato a mio agio e che mi ha svezzato a livello artistico è stato Marco Mattolini, un regista che vanta una carriera strepitosa in questo ambito. Con lui ho lavorato a “Le Baccanti” di Euripide, con un testo di Archibugi e poi ho fatto un altro spettacolo scritto da Maria Ruta “Luce nera”. Ho continuato a recitare ad altri spettacoli teatrali un po’ più piccoli e poi è arrivato Luciano Melchionna che mi ha preso due anni fa circa, ribaltato e rigirato,  facendo di me un attore veramente intenso e  performante: ha visto delle cose che nemmeno io credevo di avere, ha tirato fuori  il meglio, qualità nascoste a me per primo.

Durante questi anni di formazione ci sono stati momenti di sconforto in cui hai pensato di mollare la carriera artistica ed investire su qualcosa di “più stabile”?

Innanzitutto questo sogno è ancora lungo e c’è tanto da studiare, da apprendere, da sviluppare e spero di farlo al meglio delle mie possibilità. Sicuramente ho iniziato in maniera molto buona ma da qui ad avere dei piccoli traguardi è molto lunga la strada. Bè momenti di sconforto, attualmente, nella società in cui viviamo  ce l’hanno tutti, in ogni lavoro.  Spesso è molto difficile guardare effettivamente la realtà e non sprofondare. Ne ho avuti un po’, ma spesso mi sono auto spronato, ho deciso di fare questo e faccio questo! Bisogna avere una forte autodeterminazione e i nervi d’acciaio, una grande forza di volontà,  e bisogna essere pronti al sacrificio. Sicuramente anche la fortuna è un fattore che conta: incontrare le persone giuste che ti portano su una determinata strada invece che un’ altra! Ma io credo molto nel percorso di una persona, nel momento in cui ti prefissi un obiettivo, e fai di tutto per raggiungerlo, alla fine riuscirai ad arrivarci. Sai, quando studiavo il mio sogno era non tanto di diventare attore, ma di arrivare alle persone, di comunicare alle persone, sognavo di vincere un premio come un Oscar , o un David. Ho sempre avuto un obiettivo molto ambizioso e penso che quando ti prefiggi un obiettivo così fai più facilmente strada, perché quando ti volgi e guardi le spalle ti rendi conto di aver fatto tanto e quindi hai la forza per continuare a camminare ancora! Io ho scelto di fare ciò che voglio e nei momenti di difficoltà  agisco invece di sprofondare in futili lamenti: è l’azione che fa la differenza. Mi viene in mente la “Crisi” di Einstein che dice: “come possiamo pretendere di cambiare le cose se continuiamo a fare sempre le stesse cose?Ecco quando vedo che qualcosa non va cerco di cambiare! E credo che sia questa la strada giusta per intraprendere una carriera, un sogno.

Attore a tutto tondo. Ti abbiamo visto cimentarti sul palcoscenico di un teatro, dietro a una cinepresa, lavorare come sceneggiatore e come protagonista di una pubblicità, esperienze, tra l’ altro,  anche internazionali. Parlaci di queste! Qual è l’ambito che alla fine di tutto ti soddisfa di più?

A dire il vero, mi sento molto più preparato a livello teatrale però  ho una grandissima preparazione a livello mentale e fisico, dando sempre anima e cuore, come spesso mi ha ripetuto il regista Luciano Melchionna, che mi rende capace anche nell’ambito cinematografico. È meraviglioso fare cinema, spero di farlo il più possibile anche perché spesso quello che si racconta al cinema arriva molto di più, è il mezzo più diretto, alla portata di tutti. Il teatro è il mio primo amore, ma non mi pongo dei limiti, sono aperto a fare tutti i tipi di esperienze sia teatrali che cinematografiche anche perché non bisogna mai porsi dei limiti, bensì  dare il massimo e il risultato è sempre buono. Ho sempre cercato di dare il massimo in ogni mio lavoro, cercando di rendere il giusto omaggio al testo che mi viene assegnato. La  pubblicità che mi ha visto protagonista, racconta della storia di Cenerentola al contrario, ed  è andata in onda in 12 paesi dell’ Africa! Una pubblicità internazionale che ho avuto la fortuna di girare con Xavier Mairesse, che è un regista famoso nel panorama europeo delle pubblicità; nonché pluripremiato. Sono stato scelto da Mairesse a seguito del ruolo interpretato nel film “Le Professeur” , di Mahmoud Ben Mahmoud, un regista arabo. Il protagonista del film era Ahmed Hafiene, un attore che lavora e ha lavorato anche molto in Italia in “La giusta distanza” di Mazzacurati, ne “La straniera” di Marco Turco,  e ha fatto anche diverse fiction. Un ottimo attore che ha ricevuto anche una candidatura  al David di Donatello. L’ho conosciuto perché era venuto a vedermi a teatro e in questo film cercavano due attori italiani che interpretassero due giornalisti dell’Unità degli anni settanta che andavano ad indagare a Tunisi per la strage del giovedì nero, e feci il provino e mi hanno scelto per interpretare quel film. La fortuna ha voluto che in quel film lavorava un aiuto regista che poi ha lavorato in quella pubblicità, che suggerì un mio video al regista. Feci il colloquio e siccome ho dei tratti un po’ mediterranei, potevo sembrare un po’ arabo, spagnolo, italiano, ho avuto la possibilità di girare quella pubblicità che se fosse stata girata in Italia sarebbe stata un capolavoro rispetto alla media delle pubblicità che girano! Poi c’è  stato questo piccolo ruolo nella fiction “La Tempesta” per il ciclo “Purché finisca bene” in onda su Rai Uno, che mi ha visto al fianco di attori affermati e alle prese con il dialetto siciliano, un’altra bella esperienza! Ripeto il teatro è il primo amore, ma ben vengano esperienze anche cinematografiche!

“I poveri diavoli” di Ahmed Hafiene. Cortometraggio  che ti ha visto sceneggiatore nonché  protagonista per l’interpretazione di un ragazzo disabile (Francesco) e che ti ha permesso di vincere il premio come miglior attore al Festival Internazionale del Cinema Patologico. Una grande soddisfazione, immagino! Cosa ha significato per te interpretare questo personaggio?

In un mio momento di sconforto, ho reagito studiando un personaggio, un ragazzo disabile che soffre di un disturbo mentale e ho pensato di sviluppare un personaggio di questo spessore in un cortometraggio. Spesso, durante la mia  adolescenza ho assistito a scene di bullismo e violenza verbale nei confronti di questi ragazzi diversamente abili, e anche per questo che mi sono avvicinato molto a loro. Insieme ad Elita Montini ho provato a scrivere  questo soggetto. Dato che avevo lavorato con Ahmed Hafiene e mi sembrava una persona molto disponibile, benchè grandissimo attore, gli ho affidato la regia del cortometraggio e lui è stato entusiasta di farlo. Presentiamo il progetto all’ Apulia Film Commision e vinciamo il bando! L’abbiamo girato tra Monopoli e Gioia del Colle. È  stato un corto che mi ha dato grandi soddisfazioni!  Mi sento molto sensibile verso il tema della disabilità, verso quei ragazzi che spesso vengono emarginati nella società,  che in realtà dovrebbero essere parte integrante di questa: sono ragazzi fantastici che danno tantissimo alla vita. Conoscendo poi anche questo tipo di persone, mi sono affezionato al loro tipo di problema. Entrare in questo personaggio mi ha dato molto, guardavo le cose con diversi occhi, sentivo un amore verso la vita più vero, più sereno, più benevolo, in maniera molto spensierata,  tanto da sviluppare il tema sul rapporto padre-figlio. Il corto ha partecipato a diversi Festival in Puglia, ha vinto anche due premi al Festival  Corto e Cultura di Manfredonia, ma lo ammetto, portare il mio progetto al  Festival del Cinema Patologico, con una giuria composta  sia da persone disabili, con problemi psichici e fisici, e sia da una giuria tecnica di altissimo livello, in concorso con 80 cortometraggi, è stato sensazionale. Temevo che il messaggio che volevo far arrivare potesse risultare offensivo, e invece si sono riconosciuti molto in me, attore giovane ed emergente, apprezzandomi e apprezzando il lavoro. Sono stato chiamato per ritirare il Premio nella serata finale, di cui  la madrina era Claudia Gerini,  pensavo di ottenere un riconoscimento per la fotografia o per la  sceneggiatura, ma mai come attore. E invece mi assegnano il Premio come Migliore Attore! Un riconoscimento meraviglioso da parte di quella specifica giuria, ad hoc per quel tipo di Festival. Mi sono emozionato tantissimo, ho salutato i ragazzi, e  mi sono sentito molto vicino a loro, una sensazione incomparabile!

Altro successo importante “Dignità autonome di Prostituzione”, un progetto artistico meraviglioso, nato 5 anni anni fa dal genio di Luciano Melchionna e Elisabetta Cianchini. Ormai, Fabio, tu sei tra i veterani dello spettacolo: il MilleE Quattro anni. Come e quando nasce questo idillio con il regista? E parlami di questo personaggio, che tanto commuove i ” clienti” di questa casa chiusa dell’Arte..

È una macchina a completa disposizione del pubblico. Una formula straordinaria di teatro: il pubblico è attivo con gli attori, si diverte e si emoziona vicendevolmente. Un vortice di emozioni che ti coinvolge durante le 4 ore di spettacolo. Si torna a dare una dignità all’ arte. Noi attori ci ritroviamo a recitare questi monologhi nelle nostre a stanzette  e a contrattare la nostra performance artistica con dei veri “ dollarini”, dando un valore artistico a queste performance. Luciano Melchionna attualmente è un regista molto richiesto e ambito, nonché apprezzato nel panorama sia teatrale che cinematografico. Ho avuto la fortuna di capitare nel momento giusto al posto giusto! Ero ad una cena a seguito dello spettacolo di una sua attrice e ho avuto il piacere di conoscerlo! Dopo un po’ di giorni gli mando del materiale e lui mi ha voluto incontrare per un provino all’Ambra Jovinelli, a Roma. Ho fatto questo provino ed è stato amore a prima vista a livello artistico: subito mi ha assegnato questo monologo da interpretare, un monologo sempre recitato da donne, infatti sono primo ragazzo che lo fa. Il mio personaggio, il Mille e Quattro tocca una  tematica molto forte, racconta una storia vera tratta da una fatto di cronaca. È un monologo scritto dal regista. Racconta in maniera molto forte e intensa l’ indifferenza da parte delle persone quando si trovano  davanti  ad episodi di violenza fisica e verbale. Spesso restiamo fermi come spettatori inerti, al posto di  agire. Qualsiasi forma di violenza ci si presenta davanti, noi ci aggrappiamo all’ indifferenza del quieto vivere, il resto del monologo lo scoprirete a teatro! Spesso questo racconto viene sentito molto dal pubblico. Poi nel momento in cui sei lì, in quella stanzetta piccola a contatto strettissimo con il tuo pubblico, si genera un vortice di forti emozioni, difficili da non percepire. La cosa più bella è sentire il pubblico ringraziarti a fine performance: ti rendi conto che sei arrivato, hai comunicato. L’ obiettivo è raggiunto. Nel momento in cui mi trovo ad interpretare questa parte entro in uno stato di trans, mi lascio coinvolgere dal flusso emotivo del monologo, di emozioni e di parole, e si crea un momento di pura catarsi: è come se fossi staccato dal mondo reale. E anche le persone che entrano in questa stanza si dimenticano del resto attorno e si lasciano coinvolgere dall’intensità della storia. Ho avuto il piacere di fare questo spettacolo  a Roma all’ Ambra Jovinelli e al Lanificio,  due volte a Napoli al Teatro Bellini, e due volte al Teatro Paisiello di Lecce.

I ruoli che ti vedono protagonista, fino ad ora, lasciano percepire il dramma e sono carichi di una potenza emotiva impressionante. Siamo curiosi, questo Fabio Vasco ha indossato o indossa anche le vesti di attore comico? 

Bé è vero ho interpretato ruoli più drammatici e mi piacerebbe fare qualcosa di più comico, sfrutterei sicuramente anche un po’ della mia “pugliesità”! Scherzi a parte ben vengano prossime esperienze, non tanto nel campo comico, ma in quello della commedia. Una bella commedia italiana, che sono sempre andate per la maggiore e  sono la nostra forza! Poi io sono un tipo molto solare nella vita  e sì mi piacerebbe! E a proposito di questo posso anticiparvi che il 27 di questo mese al Gasometro-riva Ostiense a Roma, sarà presentato il cortometraggio scritto da Elita Montini ” La Guerra di mister Right”, che mi vede interpretare il protagonista in chiave decisamente comica ed esilarante! Che dire ancora ci sarà da ridere, alle 21:00, vi aspetto tutti!

Molto bene, abbiamo parlato un po’ di te, e ti stiamo pian piano scoprendo. Così, di getto, regalaci una considerazione sul Teatro e perché no, cosa ne pensi di questo “mestiere” dell’ attore dal quel “poco” che ne hai assaporato?

Il mestiere dell’ attore è un mestiere che va fatto con molta cura e disciplina.  L’ attore è un  vero atleta e lo sport della recitazione è uno sport estremo, lo diceva anche Phoenix! Come gli sportivi anche per l’ attore c’è una sorta di ritiro prima della gara! Bisogna accumulare tanta tanta concentrazione! Il teatro mi ha dato molta sicurezza sia sul palco che nella vita, prima di intraprendere questa strada ero molto timido introverso e impacciato, forse anche un po’ imbranato.  Il teatro mi ha sbloccato, ora sono molto più estroverso e simpatico e soprattutto molto più sicuro di me, cosa che non mi apparteneva!

Giovane e già puoi vantare non poche esperienze, ma la carriera è ancora lunga e tante te ne aspetteranno. Sulla tua agenda sono già segnate altre tappe per il futuro? Stai già lavorando ad altri progetti?

Ho girato un film  “Noi siamo Francesco” di Guendalina Zampagna , interpretando il ruolo di un ragazzo adolescente che ha problemi con le sessualità, forse  quello un ruolo meno drammatico. Un film di cui non vi svelo altro dato che lo vedrete in autunno prossimo! Un progetto che mi ha reso molto felice e penso sia un bel film. Ho due progetti teatrali in programma, e altri progetti che credo che da qui a settembre dovrebbero sbloccarsi.

“The Walkman” si pone come obiettivo quello di lasciare spazio e visibilità ai giovani talenti come te. Cosa ti senti di suggerire a chi ha deciso o sta decidendo di investire la propria vita nella creatività?

Tutti i giovani dovrebbero credere nei sogni e guai a chi vi impedisce di raggiungerlo questo sogno! Io poi credo in questa nostra terra, in questa Italia, confido ancora in questa terra meravigliosa, e siamo un popolo meraviglioso e unico ricco di risorse, e tutto dipende da noi giovani dalla nostra grinta! Bisogna tirar fuori gli artigli e salvaguardare il nostro sogno e di cercare di svilupparlo in ogni modo. Ciò che fate vi consiglio di farlo sempre al meglio senza lasciare a parte il divertimento e il piacere di farlo!  E non smettete mai di credere nelle vostre capacità che porteranno sicuramente il successo e vi porteranno a fare una bella carriera come giornale. Combattete per i vostri obiettivi e i vostri sogni!

ENGLISH VERSION

“ In everyday life I often feel like I am Clark Kent, and I feel like Spiderman while I’m playing”. That’s how Fabio Vasco, a talented young man, generally identifies himself. An overman, not the one conceived by Nietzsche, closer to Emerson’s myth instead: a man power-gifted all along, that uses its power to protect the community. An overman and an “oversoul”, a power that monitors reality and human kind’s mind, on poetry and acting;  a door to  the truth: the basis of communication among people. He doesn’t want to escape or rebel to the sense of the world, he’s free to understand and accept it through the constant exchange of feelings between the actor and the spectator. Fabio Vasco 26 six years old, is living in Rome now. His dream? Conquer the stage!

The walkman magazine had the honour to meet him, let’s see what he wants to say us. Enjoy it!

 

Fabio Vasco, young talented man. Since when have you been fascinated by theatre?

It’s been a while, after I finished  high school, I applied to law faculty because I thought I was fit for it. My choose didn’t satisfy me and I always felt insecure and inadequate. In class I often looked around : the class was full and everybody was paying attention, I stopped for a second and asked myself “ what am I doing here?”. I wasn’t happy, I was looking for something different to push me further. From that moment I approached to fashion but it was very different from what I wanted. I enrolled in a theatre academy in Bari as a joke. It took me a year to understand that was what I wanted to do, I had grown a lot during a year, I had already done two exhibitions. I felt I was growing from all points of view.

 

Theatre is your dream. How has your path started?

 

I left university against my parent’s willing and I run away to Rome where I didn’t know anyone and I didn’t have a place to go. My parent’s rejection has been my power. When I said “I want to be an actor” the answer was “ what job are you going to do?” despite that, I decided to take this risk alone. I have always supported myself, taking my responsibilities and without asking my parents any help: my determination and tenacity were very strong and they kept pushing me to believe in that dream! When I arrived in Rome I was 20, I suddenly started working and attending Isabella De Bianco and Cristiano Censi’s school “TeatroAzione”, the school attended by Elio Germano during his adolescence. I went to different labs with Mirella Bordoni of Centro Sperimentale di Cinematografia and I had the chance to apply to school Silvio D’Amico. I wanted to work and I thought I need to learn practically. You have to observe people around you to be a good actor, you have to pay attention to daily life, the more you live the more you enrich your personal culture. I choose this job because I felt very adequate, present and self-confident. I feel like I’m still growing up. I can communicate with the audience, and it’s a constant exchange. I loved this emotion since the first time I felt it!

 

Your strong desire is to make your passion a job. Talk us about your first experience in a theatre!

I first collaborated in different shows with the acting company of “Teatro Tor Bella Monaca”, but my biggest progress was due to the director Marco Mattolini, one of the most important in his field. I played in “Le Baccanti” by Euripide, with a text of Archibugi and then I played in a play “Luce nera” written by Maria Ruta. I kept acting in some small plays and then I met Luciano Melchionna two years ago. He decided to take care of me as an actor and turned me in a very intense one: he was able to find in me some skills I didn’t know I have.

During your formation as an actor have you ever though to look for something “more stable”?

I would say this dream is still very far from its complete realization, I have to study, to learn and develop a lot, and I hope I will do this the best I can. I certainly had a fortunate beginning but the road is still very long. We live in a society in which every job has its discouragement moment. It’s often hard to accept reality without feeling down. I went through some hard moments but I found the power in myself to overcome them, to do what I decided to do! You need to be determinate, strong and ready to sacrifice. You also have to be lucky, to meet people who can bring you to the right way. I firmly believe in the personal path of each person, when you state your aim and you do e everything you can to reach it. My real dream was not just to be an actor but to communicate with people. I dreamed to win an Oscar or a David. I have always been very ambitious and I think deciding your aim can help you to be more motivated. I choose to do what I want and I always try not to complain: it’s the action that makes the difference. I think to the “Crisis” of Einestein when he says “how can we expect to change things if we keep doing the same things?” when I see something doesn’t work I try to change it! I believe this is the right way to make a dream come true.

 

You an all-round actor. We saw you on the stage and behind the camera, working a scriptwriter and as the protagonist of a spot. You had international experiences. Talk us about that! Which field is more satisfactory to you?

I’m trained to be an actor, but I’m also prepared from a mental and physics point of view that help me to be able in the cinematographic field. Cinema is a fabolous field and I really hope to work in it, because what you tell in a movie easily reach the audience. Theatre is my first love, but I don’t like to state my boundaries. I have always done my best in my job, trying to honor the text. The spot I shoot it’s Cinderella story in reverse, it has been transmitted in 12 African countries. I was very lucky to shoot this international spot with Xavier Mairesse, a very famous spots director. I have been chosen by Mairesse when I acted in the movie “Le Professeur” by Mahmoud Ben Mahmoud, an Arabian director. The protagonist of the movie was Ahmed Hafiene, an actor that worked and is still working a lot in Italy in “La giusta distanza” by Mazzacurati, in “La straniera” by Marco Turco and in several fictions ?. A very good actor that was nominated for the David di Donatello. I met him when he came to watch my exhibition, he was looking for two Italian actors to play the role of two journalists of “L’ Unità” that investigate in Tunisi  for the “black Thursday”. I made the audition and they choose me.  I was lucky to met the director assistant, who also worked in that spot, that showed one of my video to the director.  I had the job interview and because of my  Mediterranean      traits I look like an Arabian, Spanish or Italian, I had the opportunity to shoot a spot that if it had been shoot in Italy it would have been a masterpiece. Then I played this little role in “La Tempesta” for the cycle “whatever works” transmitted on Rai Uno. I acted with very important actors and I had to deal with Sicilian dialect. Another good experience! Theatre is my first love, but I wouldn’t refuse some cinematographic experiences!

“I poveri diavoli” di Ahmed Hafiene. A short movie in which you are both the director and the protagonist, a disabled boy (Francesco), and that allowed you to win the price as best actor in the “Festival Internazionale del Cinema Patologico”. A big satisfaction, I guess! What did playing this role mean for you?

In difficult moment for me, I reacted studying a character,  a disabled man that suffers of a mental disorder , and I thought of telling his story in a short movie. During my adolescence I often saw bullying and violent acts toward disabled guys, that’s why I decided to talk about them. I tried to write this script with Elita Montini. Since I had already worked with Ahmed Hafiene and I             thought he was both a great actor and an  helpful man, I  decided to commit him the direction of the movie. We presented the project to the Apulia Film Commission and we won! We shoot it in Monopoli and Gioia del Colle. It made me feel very satisfy. I’m very close to the theme of disability and to young people that are excluded from the society: they are great guys.  Knowing those people I started to be very interested in their problem. Playing this role made me watch reality in a different way. I was thankfull for the life, I felt happy and generous. I developped the theme father-son. The short movie was showed in many festivals in Puglia and it also won two prices in Festival Corto and Culture of Manfredonia, but I have to admit that the most faboulous experience was to present my project to the Festival del Cinema Patologico where the jury was composed both by disabled people and a technical one. In this Festival there were 80 short movies presented. I was worried that the message I wanted to convey could be considered offensive, but a lot of people shared my opinion and feelings instead. They appreciated me and my job. When I went to take the price in the final ceremony, whose sponsor was Claudia Gerini, I would never imagined to win the price as best actor but just for the  picture and the script. A fabulous reward from that jury. I was very excited , I felt very close to the guys who were there, an incomparable feeling.

Another important project is “Dignità autonome di prostituzione” directed by Luciano Melchionna and Elisabetta Cianchini five years ago. Fabio, you are a veteran of the show: “il Mille e Quattro anni” How and when this idyill with the director was created? Talk me about this character, that touches the “clients” of this house of Art.

 

It is a machine in the hand of the audience. A extraordinary way to conceive theatre: the audience approaches to actors, and they have fun together. A vortex of feelings that involves you in the four hours of the show. We give back to art the dignity it deserves.  We have to  do these monologues in our rooms giving an artistic value to these performances. Luciano Melchionna is now a valued and esteemed director both in the overview of theatre and in the one of cinema. I was lucky to be in the right place in the right moment! I was having dinner after the show of one of his actress and I met him. After a few days Ii sent him some of my works, and he wanted me for an audience to the Ambra Jovinelli, in Rome. I had this audience and it was love at the first sight, in an artistic sense: he gave me this monologue to play, a monologue that had always been interpreted by women, I ‘m the first man playing it. My character, “il Mille e Quattro” deal with a very strong theme, it is based on a true story. It’s a monologue written by the director. It strongly tells people’s indifference when they see violent acts. We often are just the audience of these act but we don’t react.  We accept every kind of violence just to have a queit life, you should see the monologue at the theatre! This story  often touches the audience. When you are in that little room,  in front of your audience, the vortex of feelings is really strong. The most beautiful thing is when the audience thanks you at the end of the show: you realize you have communicated your message. You have reached your aim. When I’m playing the role I’m totally involved in the feelings it implies, that’s a moment of catharsis: you feel like you are not in the real world anymore. The audience forget to be in that room because it is too touched from the story. I had the honour to play in Rome in the theatre Ambra Jovinelli e in the Lanificio, two times in Naples in the Theatre Bellini and two times in the Theatre Paisiello in Lecce.

 

The roles you played as a protagonist show us drama and are full of a really striking emotion. We are curios, has Fabio Vas ever been or is a comedian actor?

Yes, actually I’ve played a lot of dramatic roles and I really would like to do something comic: I will surely show off my “pugliesità”! Seriously, I really would like to do something, not necessarily comic, but in the comedy. A really nice Italian comedy, that are always appreciated and are our strong point! I am a cheerful guy and yes, I would really like to do it. And I can reveal in advance that the 27th of this month at Gasometro-riva Ostiense, Rome, my shot film, written by Eltia Montini, “La Guerra di Mister Right”, will be presented. I will be playing the protagonist, and it is really comical and hilarious. There will be laughter, at 21.00, I will wait, everyone!

Very well. We talked about you and we are uncovering you little by little. Without thinking properly, what do you think of the Theatre ? Would you tell us something about what it means to be an actor?

Being an actor is something that needs to be done with extreme attention and discipline. The actor is an athlete and acting is an extreme sport, Phoenix said that! Just like any athlete, an actor needs a training camp before the challenge! You need to gather a lot of focus! Theatre gave me self-confidence, both on the stage and in real life. Before trying to start this path I was really shy and clumsy, even a little clod. Theatre  unblocked me: now I am much more sociable and funny and most of all self-confident, something that I really wasn’t.

You’re young and yet with lots of experiences. but your career is still long and there will be tons out there waiting for you.  Have you planned any landmark for the future? Are you working on other projects now?

I just shot a movie “Noi siamo Francesco” by Guendalina Zampagna. I play a boy who has a problem with sexuality, maybe a less dramatic role. I’m not going to tell you anything else because you will finding our next autumn. That production really made me happy and I do believe it is a nice movie. I have scheduled to plays, and something else that should be defined by September.

“The WalkMan” aims to give some space and exposure to young artist, such as you. What would you like to suggest to those who did or are about to invest their lives in creativity?

Every young man or woman should believe in their dream. Beware those who prevent you from doing it! I do believe in our Italy, our beautiful country. We are a really wonderful community, unique, full of resources, and everything depends on the determination of the young generation. You need to fight for your dreams and try to make it real in any way possible. I suggest you do what you like without leaving out the fun and pleasure. Don’t stop believing in yourself, in your abilities for they will lead you to success and will make you start a wonderful career as a newspaper. Fight for your targets and your dreams.