Questa storia del blog credo sia riduttiva. Sono una persona riflessiva, non nel senso grave, riflessiva nel senso che tengo molto al significato delle parole e delle esperienze che vivo.

Mi piace essere immersa nelle cose per sentirle meglio, sentirmi liquida.

Il liquido ha tutte le forme che vuoi, come le parole.

Per questo la parola blog o Estate Americana mi pone dubbi a riguardo, non sto scrivendo di qualcosa di eccezionale, ma di un quotidiano vissuto attraverso i miei pensieri. Dovrei procedere per argomenti, stereotipi, limiti stagionali? Che poi nemmeno vado in vacanza, questa Estate.

Sono qui. Qui tutto è diverso. Punto.

Non vorrei essere legata alle sole tematiche, abbiamo capito che vivo da un’altra parte. Rielaboro quello che mi accade, quasi a fermarlo. Mi piace appuntare i miei promemoria. E realizzo che confinare gli argomenti sia riduttivo.

I promemoria sono (uno dei miei tanti) feticci. Mi piace scrivere sul mio taccuino frasi, pensieri.  Anche solo una parola che mi rimanda a quel momento, e così faccio con i tatuaggi. Sono i miei promemoria, sono una grande sintesi che apre tanti vasi di Pandora, in fila effetto Domino.

Deve averlo intuito ieri una signora esile sulla quarantina, che ha deciso di seguirmi a passo svelto nell’androne del New York Life Building, mentre uscivo dall’ufficio. Sentivo questa piccola presenza che faticava a seguire il mio passo (da modella? Nah, da elefante frettoloso, ma con un bel passo svelto, insomma), mi giro, lei mi guarda, io la guardo. 

Sta per farmi una domanda e penso: ecco, un’altra che mi chiede o dove ho preso gli occhiali o il vestito. Mi fermano di continuo per i miei occhiali da persona esaurita mentalmente, o per i vestiti di mia madre di 30 anni fa che indosso. Quando scoprono che sono vintage per davvero impazziscono qui, svengono tutti. Ti pare che indossi un vestito che tua madre indossava alla tua stessa età di oggi? Ma che viaggio è?

“Posso chiederti il significato dei tuoi tatuaggi?”

Così, a bruciapelo. Quando esco dall’ufficio mi levo la giacca e spuntano gli unici due tatuaggi visibili che ho, sopra il gomito, simmetrici. Tutti i miei tatuaggi sono simmetrici, sono coppie che si completano, sono i miei promemoria.

Le dico che sono simboli religiosi, sono voti sacri, ma per me non hanno rimando religioso. Sono dedicati a me, sono i miei voti, la promessa che ho fatto a me stessa tanto tempo fa. Non entro nel dettaglio, e nemmeno serve. Lei si commuove, ha gli occhi lucidi e mi ringrazia per aver condiviso questa storia potente con lei, non sa quale sia, ma la sente.

New York è così. Se ti piace qualcosa, lo dici. Se vuoi sapere qualcosa, lo chiedi. Flavia, una ragazza che ho conosciuto questa sera mi ha detto “Questa città ti da quello che le chiedi”. Sì, è così.

Un buon esempio sono sempre gli occhiali. Quando vado in giro con quelli trasparenti mi chiedono dove li ho presi, me li fanno togliere per vedere la marca. Ah ma è italiana, ma la trovo online, che dici? Quelli azzurri invece sono troppo. Persone random si limitano a dirmi dalle 3 alle 5 volte al giorno: begli occhiali! Questi mica me lo chiedono dove li ho presi, tieniteli tu gli occhiali da matta. Forti eh, per carità.

Qui se piaci te lo dicono. Non ci sono filtri né aspettative. Bisogna essere espliciti. E allora ti senti libero anche tu, libero di osare anche. (Che poi cosa significa osare? Lentamente perdo il senso della gravità di alcune parole). Qui puoi fare quello che vuoi, nel senso positivo, nel senso di libertà di essere.

Metti le flip flop e il pigiama per andare in lavanderia, non indossi più l’intimo, metti il marsupio sportivo e le sneakers coi vestiti. Va pure di moda adesso, ma qui lo fai perché, caspita se è comodo.

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Si può osare in tanti modi diversi, io oso a vivere giornate diverse dall’immaginario comune. Oso la semplicità, che mi sembra un vero lusso, qualcosa di inarrivabile per molti. Oso rimanere a casa con Rebecca e i gatti, a preparare il the come se fosse un rituale magico. Lei mette in infusione la miscela che ci ispira sul momento, aggiunge la radice di zenzero e un pizzico di Holy Basil. Nella pozione, qualche goccia di acqua di rose. Ci vuoi del cardamomo, anche?

E rimanere insieme a parlare, a viaggiare nell’anima, a creare una piccola oasi il mezzo al caos della città più frenetica del mondo. Tutti di corsa, il rumore incessante della metro, delle sirene, della musica. Noi beviamo il the con l’acqua di rose.

Becca, è pure sabato sera.

Questo è essere davvero liberi. Non uscire perché è il giorno in cui lo si dovrebbe fare di più.

Da quando sono qui, spesso il weekend vado fuori città aniziché essere dove tutti vorrebbero essere. Settimana caotica e rumorosa, il calore dell’asfalto che sale dai piedi verso l’alto. Il ritmo della metro, i movimenti che il vagone lascia fare al tuo corpo. Tu-tum, tu-tum. Tu-tum, tu-tum. Rumore di freni. Pausa. This is -pausa- M train. Settimana caotica e rumorosa,  sì, appuntamenti che scandiscono il calendario.

E il fine settimana vado nella natura invece. Niente rooftop. Niente vestiti e scarpe incredibili, niente trucco. Niente piani prefissati sul calendario. Aria fresca, di quelle che le senti addosso, parchi, riserve, alberi alti alti e foglie che incorniciano la luce del sole, se te ne stai sdraiato a pancia in sù a guardarle ci fai caso.

La natura qui non ha fine, è diversa e ne sono attratta in modo diverso. Ho la fortuna di conoscerla fin da piccola, ma ora sembra una natura nuova, una gratitudine diversa. Molti in questa città le sono riconoscenti, ci si rifugiano per decomprimere il quotidiano accumulato cinque giorni su sette, se tutto va bene.

Il weekend così è diventato il momento in cui dico più sì in assoluto. Dire sì permette di accogliere gli eventi, predispone, fa in modo che le esperienze accadano. È così che mi ritrovo a Woodstock, ad esempio, a dormire nel giardino di ospiti premuosi appena incontrati, insieme a una ventina di sconosciuti per qualche giorno. Il giusto per condividere molto o nulla, nel modo più intenso, con chi non hai mai visto prima.

Dire di sì, imparare a conoscere e ad ascoltare gli altri ti restituisce in cambio tante storie, tante vite differenti.

Vorrei sempre poter vivere molte vite, ma non è possibile. Allora incrociare quelle degli altri, viverle anche solo per un weekend, è un po’ come aprire nuove finestre sulla tua anima, avere nuovi punti di contatto con qualcun altro, sentirsi immersi nelle esperienze.

Mi è sempre piaciuto immaginarmi immersa nelle cose. L’ho capito leggendo Dante, quando parla del Lago del cor nel Canto I dell’Inferno. Immaginare le emozioni come un lago, come la parte più interna, profonda e sconosciuta del cuore. Pensare al lago, all’acqua, come qualcosa di originario che accoglie acque native e perpetue.

Quella luce che passa attraverso le foglie si specchia nel lago di questo parco fuori città, brilla da tutte le parti e io mi sento così, come quella rifrazione incessante. E sono sulla riva, in mutande perché, che differenza fa in costume o in mutande?  Me ne sto qui, ad ascoltare il mio primo audiolibro in mezzo al niente. Mi hanno consigliato gli audiolibri, da ascoltare in metro, mentre faccio altro, per guadagnare tempo in questa città che si prende ogni tuo minuto. Perché sarai stanca, perché è un modo per leggere di più.

Ho un’attitudine tutta mia nel seguire i consigli. Oggi ho fatto l’abbonamento mensile per l’app degli audiolibri.

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ENGLISH

American Blog – Human Beings

I think this blog story is reductive. I am a reflective person, not in a grave way, but I care a lot about the meaning of the words and experiences I live. I like being immersed in things to feel better, to feel liquid. The liquid has all the shapes you want, like words.

This is why the word “blog” raises doubts, I’m not composing a blog about something exceptional, I’m talking about a routine throw my mind.

I’m here. Here everything is different. Stop.

I would not like to be tied to living for themes what I live, because it is what I do: I live things and I think about how to write and compose them in the history of my days. I rework what happens to me, like to fix it.

The reminders are (one of my many) fetishes. I like to write sentences, thoughts in my notebook. Even just a word that reminds me of that moment, and, so I do with tattoos. They are my reminders, a great synthesis that opens so many of Pandora’s vases, in a Domino effect row.

A thin woman in her forties must have guessed it yesterday, cause she decided to follow me at the lobby of the New York Life Building, as I left the office. I felt this small presence that was struggling to follow my step (as a model? Nah, like a hasty elephant, but with a nice walking, anyway), I turn around, she looks at me, I look at her.

She’s going to ask me a question and I thought: here’s another one asking me where I got my glasses or, my dress. People constantly stop me for my glasses-as-a-mentally-exhausted-person, or for my mother’s 30-year-old clothes I’m wearing. When they find out they’re really vintage, because of they freak out here for vintage, they faint. Do you think you are wearing a dress that your mother wore at your same age as today? But, what journey is it?

“Can I ask you the meaning of your tattoos?”

So, punctual. When I leave the office I take off my jacket and the only two visible tattoos appear, above my elbow, symmetrical. All my tattoos are symmetrical, they are pairs that complement each other, they are my reminders.

I can tell they are religious symbols, they are sacred vows, but for me they have no religious reference. They are dedicated to myself, they are my vows, the promises I made to myself a long time ago. I didn’t explain the details. She is surprised, her eyes are bright and she thanks me for sharing this powerful story with her, even not knowing what’s it, but figuring out.

New York is like that. If you like something, you say it. If you want to know something, you ask. Flavia, a girl I met this evening told me “This city gives you what you ask”. Yes, it is.

I always remember this point, again, cause my glasses. When I go around with the transparent ones, people ask me where I got them, they want to see the brand. Ah but it’s Italian, but can I find it online, what do you think? The blue ones are too much. Others just tell me 3 to 5 times a day: nice glasses! Random people.

Here if they like you, they tell you. There are no filters or expectations. We must be explicit. And then you feel free too, free to dare too. (What then does it mean to dare? I slowly lose the sense of the gravity of some words). Here you can do whatever you want, in a positive meaning, in the way of freedom to be. Put the flip flops and pajamas to go to the laundry, don’t wear underwear anymore, put on the sneakers with clothes. It is also fashionable, but here you do it because if it is comfortable.

READ THE FIRST CHAPTER

You can dare in many different ways, I dare to live different days from the common imagination. I dare simplicity, which seems to be a real luxury, something unattainable for many. I dare to stay at home with Rebecca and the cats, preparing tea as if it were a magic ritual. She brews what inspires us, adds ginger’s root and a pinch of Holy Basil. In the potion, a few drops of rose water. Do you want cardamom too?

Then, stay together to talk, to travel in the soul, to create a small oasis in the midst of the chaos of the most frenetic city in the world. Everybody is running, the incessant noise of the metro, alarms, music. We drink tea with rose water.

Becca, it’s also Saturday night.

This is to be really free. Don’t go out because it is the day when you should have do it.

Since I have been here, I often go out of town over the weekend, out from the city where everyone wants to be. Chaotic and noisy week, the heat of the asphalt rising from the feet to the top. The rhythm of the metro, the movements that the wagon lets your body dance. Tu-tum, tu-tum…Tu-tum, tu-tum. Brake noise. Pause. This is -pausa- M train. Chaotic and noisy week, yes, appointments that mark the calendar.

And the weekend I go into nature, instead. No rooftop. No incredible clothes and shoes, no make-up. No plans set on the calendar. Fresh air, that kind  you can feel clearly, parks, reserves, tall trees and leaves framing the sunlight, if you lie on your back looking at them, you notice the frame. Nature has no end here, it’s different and I am attracted to her, differently. I have the good fortune to meet her since I was a child, but now it seems a new Nature, different gratitude. Many people in this city are grateful to her, they take refuge to decompress.

The weekend is the moment when I say the most yes ever. Saying welcome to events, makes experiences happen. This is how I find myself in Woodstock, for example, sleeping in the garden of guests never seen before, with some strangers for a few days. Sharing a lot or nothing, in the most intense way, with people you’ve never seen before.

Saying yes, learning to know and listening to people, gives you many stories in return, many different lives. I always wish I could live many lives, but it’s not possible. So, crossing those of others, living them even for a weekend, it’s a bit like opening new windows on your soul, having new points of contact with someone else, feeling immersed in the experiences.

I’ve always liked to imagine myself immersed in things. I understood it by reading Dante when he talks about the Heart’s Lake in the First Chapter of Hell. Imagining emotions like a lake, like the innermost, deep and unknown part of the heart. Think of the lake, of water, as something original that welcomes native and perpetual waters.

The light that passes through the leaves is mirrored in the lake, it shines on all sides and, I feel like this, like that incessant refraction. I’m here, on the shore, in my underwear because, what’s the difference in costume or underpants? I’m here, listening to my first audiobook in the middle of nowhere. Someone recommended me audiobooks, to listen to on the subway, while I do other things, to save time in this city that takes every minute of you. Because you’ll be tired, because it’s a way to read more.

I have my own attitude in following the advice. Today, I made the monthly subscription for the audiobook app.

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