Brando Corradini – Graphic Designer, Illustratore. Più semplicemente un artista capace, attraverso i suoi lavori, di esprimere se’ stesso.

Brando Corradini entra negli spazi di Roma Smistamento guardandosi intorno, cercando ispirazione in ogni cosa. Curioso e disponibile, estremamente entusiasta e voglioso di condividere la sua passione, ci ha fatto entrare nel suo mondo “magico”.

Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti
Brando Corradini a Roma Smistamento - Ph. Riccardo Ferranti

Brando Corradini, sul tuo profilo leggo graphic designer e illustratore. Ma tu chi o cosa sei?

Brando Corradini, ho 28 anni e sono un graphic designer. Mi ritengo completamente creativo ma soprattutto sono un artista. In quello che faccio e in quello che sono voglio sempre essere libero, lontano da qualsiasi regola.
Certi paletti non mi piacciono, anche quando ho lavorato per aziende o altre realtà, mi sono sentito imprigionato all’interno di certe regole. Purtroppo per guadagnare devi fare così ma il mio vero io esce quando mi dedico a progetti più personali.
Ho viaggiato tanto e questo mi ha dato la possibilità di fare nuove esperienze. Vorrei diventare una persona conosciuta a livello mondiale: il mio sogno è avere una pagina su Wikipedia!

Qual è la tua formazione?

Mi sono laureato in Graphic Design e Visual Communication alla RUFA di Roma. Già da ragazzino, a 6 anni, avevo la passione per il disegno: in camera ho tutti i disegni che facevo di Paperino e Snoopy. Da piccolo ho seguito un corso di Pittura, poi ho preso il Liceo Artistico indirizzo Architettura. Volevo fare qualcosa di più figurativo così mi sono segnato alla RUFA nel corso in Graphic Design. Il primo anno non ero entrato nel mood della grafica, poi ho conosciuto Cappelli che mi ha ispirato tantissimo. Percepivo la grafica come una cosa accademica, dopo attraverso tanti esperimenti ho capito che è ciò che vuoi comunicare. Quello che sei lo fai vedere attraverso i tuoi lavori.
Successivamente ho seguito un Master alla Koefia, per poi andare a Milano a lavorare nel mondo della Moda. Alla lunga ho capito che non era uno scenario che mi apparteneva, sono tornato a Roma e ho iniziato a lavorare davvero nel Graphic Design. 

Cosa significa per te generare un nuovo codice espressivo?

In questo settore ormai tutto è stato fatto, ci siamo inventati tutto. Perciò non è semplice generare qualcosa di nuovo. Nel mio iter progettuale faccio tanta ricerca, prendo spunti per poi esprimere la mia visione, che nella mia testa è sempre molto chiara. Produrre in questo ambito è un’evoluzione costante: alla lunga puoi avere un momento di declino oppure il fatidico istante in cui spicchi il volo. Io vorrei volare. Un nuovo codice espressivo riesci a generarlo se rendi davvero tuo ciò che stai facendo. Troppo spesso si vedono cose scopiazzate in giro quando invece chi fa prodotti completamente diversi poi riesce a distinguersi e creare una tendenza.

Innovare, rigenerare o rinnovare?

Per me sono azioni collegate. Io mi posiziono nel mezzo, anche se preferirei innovare sempre.
Il mio desiderio è realizzare qualcosa che non si veda in giro. Appena vedi una cosa bella ti viene voglia di rifarla, mentre invece io voglio fare cose nuove. 
Le agenzie, gli studi, cercano di inculcarti una serie di dinamiche che portano a ripetere sempre gli stessi prodotti. Io ne sono fuori perché quel mondo è alienante. E non mi sento mai soddisfatto.
Io sono libero quando disegno, mi sento soddisfatto quando faccio cose mie, cose nuove. 

PALAZZONI – POSTER EDITION
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SCREEN
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VAPORWAVE CYBORG
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PSYCHOLOGY OF FASHION
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EVERYTHING IS DESIGN
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Come potresti descrivere la tua visione?

Io mi sento un po’ magico. Mi isolo, quello che mi circonda non mi tange più. Disegno e basta.
La sera, prima di andare a dormire disegno un bozzetto di quello che mi passa per la testa, il giorno dopo lo applico al computer. Certo ci sono idee che non vengono subito a cui devo trovare una soluzione. I clienti non capiscono che l’idea non arriva schioccando le dita, è frutto di un progetto articolato.
I miei lavori sono visioni, faccio una ricerca e poi mi dedico al progetto, sono cose che mi vengono in mente e che assecondo. Con il cliente invece mi trovo un po’ in difficoltà per i tempi e per i vincoli. 
Il mio portfolio lavorativo è completamente diverso da ciò che faccio. Molti mi dicono “hai una doppia personalità, sembri un’altra persona!”. Non hanno tutti i torti, non sono interessato al guadagno quanto a realizzare ciò che mi passa per la testa.
Per me l’arte non è per essere venduta ma è un bisogno. Tutto quello che c’è dietro all’arte non mi riguarda.

Che razza di generazione siamo noi?

Siamo una bella generazione: ci rimbocchiamo le maniche, creando nuove idee oltre che nuovi lavori. Non è facile, ma abbiamo a disposizione infinite tecnologie, quindi infinite potenzialità. Non la cambierei con nessuna…forse solo con quella degli anni 90.
Non è vero che non ci va di fare niente, siamo appassionati e non ci abbattiamo di fronte alle difficoltà.
Io voglio fare questo e questo farò, fino a 60 anni non mollerò. Nei prossimi anni se non riuscirò ad affermarmi come artista manderò nuovamente i curriculum alle aziende, ma non è quello che voglio fare e sicuramente non abbandonerò il mio lato artistico.
Adesso sto spingendo molto di più perchè voglio affermare le mie idee e la mia visione.
Ultimamente le persone vanno a vedere i miei lavori su Behance per trovare ispirazione, anche se in questo mondo non sei mai arrivato, questa cosa mi riempie di orgoglio. Ma non voglio adagiarmi, nella grafica della comunicazione devi essere sempre aggiornato sulle tendenze e sui programmi: una ricerca costante per migliorarsi sempre.

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