Un pensiero rivolto a coloro che considerano l’arte un qualcosa di futile, di cui non sanno cosa farsene, o per coloro altri che credono invece di aver capito tutto di questo mondo, che sanno captare tutti i mille messaggi che essa voglia trasmettere: ad ogni modo, in entrambi i casi, il segreto è avere una mente aperta.

Io definirei l’arte il cibo dell’anima e della mente, e nessuno di noi ammette di non capire niente di cibo quando va al ristorante! Ma è anche vero che si mangia anche per piacere e non solo per sopravvivere! Esistono i grandi chef dell’arte , i tradizionalisti,  e ci sono altri i più sperimentali, i “moderni”, che usano la loro abilità per produrre una nuova ricetta, una nuova arte. Esattamente come una bella fiorentina, l’ arte può essere troppo cruda, ben cotta o troppo cotta, dipende dal proprio gusto.

L’arte contemporanea è la novità, è la freschezza; e esattamente come un nuovo piatto di una diversa cultura per apprezzarlo bisogna che siamo pronti a nuovi sapori. Essa ha una strana forza, quella di provocare forti emozioni, ma nel contempo anche molta rabbia.

Come la storia, anche l’arte ha sempre raccontato l’intera realtà, nel bene e nel male.  È servita alla religione, alla politica, all’ amore, al potere, ha sempre mostrato l’ io interiore della società, raccontato del periodo che si vive. Quindi ritengo impossibile odiarla, non accettare l’ arte contemporanea vuol dire non apprezzare l’ oggi  e rinunciare al futuro, rinunciare al progresso della società. L’arte contemporanea siamo noi, così come ci vediamo allo specchio oggi.

Ora immaginiamoci comodi appollaiati sul sofà di casa davanti la tv, c’è la partita, quella che aspettiamo dopo tutto il campionato, la finale. L’ attaccante è proprio lì davanti la porta e <<nooo!>>, ha sbagliato. Chi di noi in quel momento non ha esclamato : << Ma da quella posizione riuscivo a segnare anche io!>> ?

Ma proviamo a rifletterci un attimo, quanti di noi sarebbero davvero in grado di mettere la palla dentro la porta, non da seduti sul divano, ma in uno stadio vero, con altri ventuno che ti inseguono e ti ansimano intorno, con la folla che dagli spalti urla e perché no minaccia madri, sorelle, o anche voi stessi. Io penso pochi, se non nessuno.

Ecco, l’ artista vive in una condizione simile, è sottoposto al giudizio di tutti, sa prima di creare una qualsiasi opera che potrebbe non funzionare, nessuno gli suggerisce cosa fare.  Allora quanti di noi riuscirebbero a farsi venire in mente (e non dico creare) un’ idea che sia originale e particolarmente intelligente?

Un tempo la tecnica, l’ abilità e la bellezza estetica oggettiva contavano molto più delle idee. Certo è che un David di Michelangelo non l’ avremmo saputo fare né io né voi. Adesso invece può capitare di imbatterci in un museo, anche molto famoso, e ritrovarci davanti un’opera chiamata Fontana: si tratta di un orinatorio capovolto firmato R. Mutt, pseudonimo di Marcel Duchamp. Improvvisamente ci ritroviamo in preda al panico, tra stupore, riso o rabbia. Ci sentiamo, forse presi in giro, e in mente la stessa domanda: << é da considerare Arte questa? No, perchè se così fosse siamo tutti capaci!>> . Duchamp diceva che l’ arte è quello che noi immaginiamo sia arte, spinto da questo principio, quell’ atto così sovversivo, quanto liberatorio e provocatorio, diventò opera d’arte.

Non è più essenziale saper fare qualcosa, ma importante è pensare, in ogni caso, prima di chiunque altro, la cosa giusta e innovativa al momento giusto. Come Marcel, molti altri sono i protagonisti di questo movimento artistico rivoluzionario, citando Robert Ryman, Lucio Fontana o Piero Manzoni. Da tutti questi riusciamo a capire che anche nel mondo dell’ arte il solo fare non basta. Ponendo sotto l’ occhio del pubblico le proprie feci,  Manzoni voleva dirci che essere artisti significa trasformare tutta la propria vita in arte, comprese le feci. Un quadro tutto bianco di Ryman ci teletrasporta in una realtà del tutto intima, nella quale ci siamo noi soltanto a far i conti con il nostro io. Il vuoto e la noia sono parte della nostra vita, e tutti invece di dargli la giusta attenzione facciamo finta che non esistano. Ed ecco che ci presentano audacemente un quadro totalmente bianco, e noi possiamo solo ammettere di non aver avuto il coraggio di farlo per prima!

Potete essere d’accordo con me oppure no, l’ importante è pensare con la propria testa e a lasciarvi coinvolgere dall’arte che più di tutto riesce ad emozionarvi.

 

ENGLISH VERSION

The secret is to be wide-minded. This call is both for those who consider art something trivial, completely useless, and  for those others who believe that they understand everything about the world and that are able to grasp all the messages art wants to convey.

I may define art the food of soul and mind, and nobody will ever admit not to know about food when going to the restaurant! However, you also eat for your personal delight and not only to survive! There are great art chefs, the traditionalist ones, and other more experimental ones, the “modern” ones, who use their ability to make a brand new recipe, a brand new piece of art. In accordance with one’s tastes, art can be too raw, well-browned or overdone, exactly the same as with a big steak.

Contemporary art is new and fresh. We therefore need to be ready for new tastes to appreciate it, just like a new dish from a different culture. This kind of art has the peculiar strength of arousing both strong emotions and hanger at the same time.

Like history, art has always told the whole reality, for better or for worse. It helped in religion, politics, love, power. It has always showed society inner self and told about the running times. So I think it is impossible to hate it, because not accepting contemporary art means not appreciating the present and renouncing to the future, to society progress. We are contemporary art, in the same way as we see ourselves in the mirror today.

Now let’s imagine ourselves at home, comfortably stretched out on the sofa. On TV, there is the match we had been waiting for all the championship, the final. The striker is just in front of the goal and, damn, he wastes that chance to score. In that situation everyone would shout: << Come on, everybody can hit up from that position! >>.

Anyway, how many of us are really able to score a goal, not from the sofa, but in a real stadium? Try to think about it for a while. There are other twenty-one men chasing you and gasping around you. The crowd is shouting from the bleachers and –why not- is threatening your mother, your sister or even your own self. I think only a few would make it, maybe no one.

This situation is similar to the artists’ condition. Always judged by anybody, they know that an artwork might not work before making it and nobody tells them what to do. In situations like this, to the majority of us would never even occur an idea which is original and particularly smart (and I am just talking about the idea, not the realization).

Once technique, ability and aesthetic objective beauty counted a lot more than the ideas. Of course, neither I nor you would have ever be able to make Michelangelo’s David. However, now we could bump into a museum, even a famous one, and come across an artwork known as Fontana: it is an overturned urinal signed by R. Mutt, which is the pseudonym of Marcel Duchamp. You suddenly panic, you feel something between astonishment, laugh and hanger. We maybe feel kidded and we all think: << can we consider this Art? Of course not, or everybody could be an artist! >>. Duchamp used to say that art is what we guess that is art. Pushed by this idea, such a subversive act, which was both liberating and provocative too, became art.

It is no more necessary to be able to do something. The important thing is to think the right and innovative thing at the right time, in any case and before anyone else. Just like Marcel, many others are the protagonists of this artistic revolutionary movement, quoting Robert Ryman, Lucio Fontana or Piero Manzoni. From those people, we understand that even in the art world being able just to make something is not enough. Showing the audience his own faeces, Manzoni wanted to tell us that being artists means to turn all life into art, even faeces. In a completely white picture, Ryman teleports us in a totally personal reality, in which we are alone, facing our inner selves. Emptiness and boredom are parts of our lives, while we all pretend that they do not exist instead of giving them the right attention. That is why this completely white picture is bravely showed, and we can only admit that we have had no courage to make something like this before!

You may agree with me or maybe not, but what is important is to think with your own head and get yourselves driven into the kind of art which thrills you the most.

Traduzione a cura di Fabiola Lupo