Alessandro Malossi è un illustratore, pittore e tatuatore. Alessandro Malossi è tante cose o più semplicemente un artista che, sperimentando, ha trovato la sua strada.

24 anni da compiere a breve, Alessandro Malossi è già imprenditore di sé stesso, in grado di collaborare con marchi internazionali e realizzare progetti individuali, ogni volta in ambiti diversi. Portandosi dietro la sua passione per il disegno e un’idea di estetica ben definita.
Scopriamo meglio questo ragazzo dai mille talenti.

Partiamo dall’inizio: Alessandro Malossi disegnatore.

Da quel che ricordo ho sempre disegnato, fin da piccolo. Poi, nel 2012, per una gran botta di fortuna, sono stato notato da Simona Ventura. Il padre di una delle mie migliori amiche è un produttore, un giorno mentre guardava i miei disegni è passata Simona Ventura, ne è rimasta colpita e mi ha chiamato a fare il ritrattista nella sua trasmissione, Cielo che Gol. Prima disegnavo come hobby, ma da quel momento ho capito che potevo guadagnare facendo ciò che sapevo fare. Così ho continuato a disegnare e mettere online i miei lavori. Alcuni miei disegni sono diventati virali. Facendo iperrealismo – disegni che sembrano foto – le persone li apprezzano e li condividono.

Dai disegni su carta a quelli sulla pelle. Qual è la storia di Alessandro Malossi tatuatore?  

Ho iniziato come tatuatore quattro anni fa a Milano. Inizialmente tatuavo a casa, amici e gente che conoscevo. Ero appena uscito dalla trasmissione dove facevo il ritrattista e questo mi aveva permesso di entrare in un giro giusto. Tatuando persone conosciute il mio nome iniziava a circolare e i miei lavori hanno avuto parecchio risalto.
Così ho lasciato l’università, studiavo pittura e arti visive alla NABA, e ho vissuto due anni e mezzo a Milano. Successivamente sono tornato a Bologna, ho girato vari studi e adesso lavoro al Glory Bound Ink. Da settembre questo studio apre gemello a Milano, dove mi trasferirò tra qualche mese.

Quindi disegni e tatuaggi. Manca un altro pezzo però…

Esatto, perché da questa estate le cose sono cambiate. Ero a casa e, per noia, ho dipinto una vecchia giacca di jeans. Ho messo le foto sui vari social ed ho riscosso un discreto successo, addirittura hanno iniziato a chiedermela in tanti. Così, preso dall’entusiasmo, ho deciso di farne un’altra e l’ho fatta indossare ad un mio amico, Guido Milani, che collaborava con Levi’s. Loro hanno notato il mio lavoro e mi hanno proposto di lavorare per il brand come artista. Così abbiamo aperto un sito dove è possibile commissionare una giacca, Levi’s ovviamente, dipinta da me.
Un altro momento di svolta è stato quando lo stylist di Katy Perry, Johnny Wujek, ha visto la giacca con il fenicottero e me ne ha ordinata una, pubblicandola su Instagram. Da quell’episodio Levi’s ha capito che poteva puntare su di me facendomi realizzare una capsule collection per l’anniversario di 10 Corso Como. Da questo evento, che mi ha permesso di far conoscere ancor di più il mio lavoro, sono nati ulteriori contatti e proposte. Adesso sto realizzando un progetto per un brand di scarpe piuttosto conosciuto e, inoltre, devo realizzare le grafiche delle t-shirt per il Kappa Futur Festival a Torino.

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Pensi che in futuro riuscirai a fare tutte queste cose, coniugando attività differenti?

Se mi chiedi cosa voglio fare nella vita ti rispondo “non lo so”. Per come sono fatto mi piace mettermi in gioco, sperimentare e fare cose nuove. L’arte è una cosa universale che si può praticare ogni volta in modo diverso. Per il momento vivo alla giornata, faccio tante cose e spero che, pian piano, riuscirò ad affermarmi come artista. Vorrei essere un artista che riesca a esprimersi ogni volta in modo diverso.
Poi ovviamente ci saranno le collaborazioni con i brand e i tatuaggi, che sono la mia passione, mi piace farli ed è un’attività che mi serve anche per abbassare la tensione. Anche in questo ambito vorrei specializzarmi come artista, tatuando i miei disegni più che eseguire i lavori degli altri.

Come artista fai un uso importante dei social. Che ruolo hanno avuto per il tuo successo?

Determinante. Avere un buon numero di followers mi permette di presentare meglio i miei lavori e di collaborare con determinati brand. Ma non chiamatemi influencer perché non lo sono. Semplicemente cerco di coniugare i brand che mi piacciono con il mio stile.
Facebook lo uso come valvola di sfogo, libero di scriverci anche qualche cazzata. Su Instagram cerco di essere più professionale, metto solo i lavori che mi piacciono. Nelle stories, invece, metto un po’ di tutto, per raccontare la mia vita quotidiana.
Negli anni ho cercato di gestire i social con criterio, per incastrare bene i lavori. Comunque cerco di usarli senza troppi schemi, mettendo anche foto di me che esco, perché ogni tanto voglio far vedere che sono un essere umano. Se io seguissi una persona che disegna e fa cose, vorrei vedere anche cosa fa nella vita di tutti i giorni. Nell’arte è fondamentale conoscere chi c’è dietro l’opera.

“The WalkMan” si pone come obiettivo quello di lasciare spazio e visibilità ai giovani talenti come te. Cosa ti senti di suggerire a chi ha deciso o sta decidendo di investire la propria vita nella creatività?

Il consiglio che posso dare è quello di non avere limiti. Un creativo, se ha voglia di fare qualcosa, anche se sembra ridicola, deve seguire i propri istinti. Deve cercare di essere innovativo, prendendo spunti e capendo quali sono i trend artistici. Bisogna stare attenti all’attualità, comunicando, attraverso quello che sai fare, qualcosa che abbia senso nel momento in cui lo fai.
Non bisogna mai accontentarsi, non sentirsi arrivato. Bisogna essere perfezionisti, capire che si può sempre migliorare.
E poi, anche se può sembrare brutto dirlo, serve farsi le conoscenze giuste. Non bisogna fare gli alternativi perché così non si arriva da nessuna parte. Farsi conoscere e far conoscere il proprio estro serve per poi affermarsi da soli.